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Tuttorelax

Criticare gli errori di persone che non si conoscono è così facile e rilassante.

Murakami Haruki

Nell’isola della Palmaria, dal lato che guarda Lerici e Tellaro, si estende la Cala del Pozzale. La località è collegata alla Spezia da un servizio di battelli, in partenza dalla passeggiata Morin e vale veramente la pena, avendo la possibilità, trascorrervi una giornata. Tre o quattro incantevoli spiaggette, scogli, acqua limpida, una fresca pineta e dintorni dal sapore vagamente selvaggio. Ruderi di installazioni militari e una cava abbandonata colorano l’ambiente con un tocco di mistero. Una mattinata di attività, nuotata e scarpinata, riso freddo per pranzo, poi un pisolino all’ombra profumata dei pini: Emiliano B ricarica le batterie esauste, il cane, docile, lo accompagna. Le risate dei gabbiani si incrociano nella brezza tesa, conciliando il sonno del vecchio insegnante.

– Ti rendi conto che cesso di uomo? Ma io piuttosto mi taglio un braccio!

Una robusta voce da uomo, arrochita da uno sdegno profondo, costringe Emiliano a sollevare una palpebra, la sinistra.

– Che poi, quando che son venuti in barca con noi, c’avevano fatto arrivare tardi…

– Che ci abbiamo prestato la casa, che c’era da chiamare l’idraulico e quello per pulire la piscina e mica che l’ha chiamato, cazzo!

Emiliano è prono, la testa puntellata all’avambraccio, tenta di inquadrare la scena sbirciando da sopra una spalla. I nemici sono tre, di mezza età. Uomo brizzolato, abbronzato, occhiali da sole a specchio fascianti; bionda tinta con costume intero azzurro; mora stesa su lettino arancio particolarmente imbarcato. Dopo cinque minuti i cessi di uomini e di donne, denunciati e messi alla berlina, sono una dozzina. Dopo dieci si passa a una serie di invettive relative a disavventure varie, se non vere e proprie congiure, ordite nei confronti dei tre in numerosi luoghi di villeggiatura. Nel frattempo il volume della conversazione ha allontanato i gabbiani, non dalla spiaggia, ma dalla Liguria. Niente, non si pisola più. Emiliano tenta di ripiegare sulle pagine di un romanzo, ma le voci sono troppo invadenti, i discorsi troppo chiassosi: come concentrarsi?

In questi casi si hanno tre possibilità:

  1. Far notare ai disturbatori la loro maleducazione, ma spesso in questo modo si finisce per litigare ed Emiliano, se non c’è Beppe Grillo di mezzo, rinuncia volentieri agli scontri;

  2. alzarsi con aria scocciata, arrotolare l’asciugamano sbuffando come una locomotiva a carbone, gettare in borsa giornale, pinne e fucile e cambiare posto enfatizzando ogni gesto. L’idea sarebbe quella di far sentire in colpa i nemici, ma questi di solito non sono dotati della sensibilità necessaria e quindi manco si accorgono di averti scacciato, probabilmente non ti vedono nemmeno;

  3. riscoprire quanto sia rilassante starsene senza far nulla a criticare gli altri, sentendosi di una buona spanna superiori.

Emiliano opta per la terza, la più adatta al suo temperamento presuntuoso. Si mette seduto, la schiena contro la corteccia di un pino, inforca gli occhiali da sole, stappa una lattina di birra bella fredda e si gusta il Pozzale ensamble show.

– Ogni volta che siamo lì, a una festa, arriva sempre il momento che dice: “e ora apriamo lo Champagne!” e te sai che è la solita bottiglia di spumante di merda, ma lui deve dire Champagne!

Il lettino arancio, con uno schiocco secco, si chiude sotto il culo della mora, che caccia un grido acuto. I gabbiani, richiamati, tornano in Liguria.

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La vicina è il mio nemico! Un post qualunquista

Il vicino è il mio nemico

non lo posso sopportare,

in un modo o nell’altro

io lo devo eliminare

Punkreas

C’è che torni, con la polenta taragna e gli scòtadit iniettati tra i bulbi oculari e il cervello, da un pranzo familiare bresciano. C’è che hai voglia di saltare la cena e spararti un filmetto coreano dietro a una birra ghiacciata, domani hai il giorno libero. C’è che di lavoretti, nel caso, ne avresti ben altri da fare.

Bene. Arrivi davanti al cortile di casa e vedi un terzo della siepe dimezzata in altezza, un vero e proprio macello. Capisci subito tutto. La vicina è uscita di testa perché il condominio tentennava nel chiamare il giardiniere e ha fatto il danno. Ora ti attende al varco, ti allunga dalla porta un paio di forbici giocattolo e tu, senza guanti, vestito non dico a festa, ma certo non da lavoro, devi potare un’intera siepe. Ti dimeni tra le frasche, le mani sanguinicchiano e vescicano, annaspi tra le zanzare e la polvere, ti ferisci in vari punti, con il cane che scuote la testa e ti dice: “sei proprio un deficiente, dov’è l’assertività, eh?”. Sudi e imprechi, mentre la vicina dal terrazzo ti chiede: “Non sarai mica arrabbiato?” E allora capisci: non è Monti, non Profumo, non Berlusconi, né Grillo; non gli alunni strafottenti, non il dirigente e no, nemmeno, i genitori, l’ho detto; non il mercato, lo spread né il pareggio di bilancio; no, non loro, niente di tutto quello con cui me la prendo abitualmente, ma la vicina è il mio nemico.

Ok, adesso posso andarmi a leccare le ferite.

Al Teatro degli orrori

Allora.

C’è l’amministratore che butta per aria i fogli e ulula: “E allora toglietemi l’incarico! Toglietemelo!”

C’è il maniaco del rumore la cui vita è rovinata da un paio di studentesse del piano terra che, a suo dire, “ricevono” dietro compenso e turbano la quiete notturna.

C’è la signora che, convinta dell’utilità di stare sempre e comunque dalla parte del potere o da chi pare incarnarlo, passa la serata ad ammansire l’amministratore e a dar contro a chi gli chiede conto di qualcosa.

C’è il bancario in pensione, che pare goda a sborsare in spese di condominio.

C’è la vecchia sorda, che non capendo nulla di ciò che le succede attorno butta nella mischia cifre a caso pescate tra le pieghe di alcune carte ingiallite che consulta corrugando la fronte.

C’è l’anziano proprietario dell’appartamento delle studentesse, che pare tragga giovamento dal mandare fuori dai gangheri l’amministratore.

E poi ci siamo noi, Emiliano B. e consorte, che trascorriamo la sera di San Valentino in buona compagnia, al Teatro degli Orrori.

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