Archive | luglio 2015

Nutrire il pianeta

339 Granchio con mozzicone

L’equipaggio dei battelli che fanno la spola tra i borghi delle Cinque Terre si compone, a grandi linee, di due tipologie umane: il pirata e il bagnino. Il pirata è un tipo ligure piuttosto basso, tarchiato, di età abbondantemente superiore ai quaranta, pelato o rasato, benda nera a coprire l’orbita vuota di un occhio, dente d’oro. Il bagnino è più giovane, slanciato, biondo vaporoso, abbronzato, 5 o’clock shadow molto sexy, quando gli parli ti ascolta a bocca aperta. Accomuna entrambi i tipi una certa ruvidezza nei modi. Un uomo in sedia a rotelle deve imbarcarsi attraversando una passerella troppo stretta? Il bagnino di turno gli urla dal ponte: “Ma non cammina proprio? Zero?” Oppure interviene direttamente un pirata: “Non poteva mica stare a casa? In TV c’è il Tour de France…”
Sui battelli per le Cinque Terre è vietato fumare, anche all’aperto, anche in poppa, dove il fumo vola via e non dà fastidio a nessuno. Al solito c’è chi finge di non vedere i cartelli, e aggrappandosi a ragioni di consuetudine si accende la sigaretta, perché io qui c’ho sempre fumato, dove andremo a finire con ‘sti divieti? Immancabile l’intervento di un membro della ciurma. Non siamo di fronte a un disabile, quindi, che si tratti di pirata o bagnino il tono è sempre delicato e comprensivo. Il marinaio si avvicina al fumatore, scuote leggermente la testa, allarga le braccia, spiana uno sguardo di disarmante dispiacere: “Non è colpa mia, ma hanno messo il divieto… sa com’è, poi ci fanno la multa anche a noi.” A questo punto, prevenendo ogni straziante protesta del trasgressore, l’uomo dell’equipaggio indica con gesto largo il mare blu, oltre l’orlo della murata. Il fumatore capisce l’antifona, ciuccia un’ultima boccata neanche fosse un condannato a morte, e con uno scatto del medio sul pollice lancia il mozzicone fuori bordo. Una parabola turbata dal vento e la sigaretta si spegne nelle acque dell’area marina protetta, dove impiegherà qualche anno a smaltirsi.
Ecco mostrato come una norma sacrosanta per la tutela della salute possa diventare facilmente ragione di danno per la natura e quindi per la stessa salute che si vorrebbe tutelare. Il fatto che sia considerato normale buttare mozziconi in mare indica che un problema culturale di fondo, nel nostro paese, esiste. Del resto, basta spulciare le cronache per imbattersi in paradossi ben più gravi di quello di cui sono rei i nostri battellieri. Expo Milano 2015 offre biglietti serali gratuiti a chi utilizza i parcheggi. In pratica hai un incentivo se preferisci il mezzo privato a quello pubblico, contribuendo a mantenere alto il livello di emissioni di inquinanti nell’atmosfera. Così, per nutrire meglio il pianeta.

Persecuzioni balneari

totò-travestito_650x435La scogliera di fronte al Grò, a Tellaro, è un luogo davvero raccomandato per fare il bagno e abbrustolire al sole, soprattutto nel pomeriggio tardo, quando i raggi trovano la giusta inclinazione e il mare, argento, sfavilla. Il bagno nell’acqua tiepida di luglio qui è così dolce che, anche se so che sarebbe più salutare per me non venirci, non sempre riesco a resistere. So che non dovrei venire qui perché lo spazio disponibile sulle rocce è molto limitato e gli amanti del posto sono numerosi. Così, a causa dell’impacchettamento a sardina cui sono costretti i bagnanti mi tocca sentire i discorsi degli altri.
L’hipster di oggi ha una barba un poco sciupata venata di rosso e indossa un costumino stretto stretto a quadrettini. Con lui c’è una bionda pneumatica che indossa un bikini con scritto sul culo: “Push here to start the game”. Sotto la scritta una stella, in un punto che la mia formazione, molto rigida sotto il profilo della morale tradizionale, mi impedisce di nominare. Lei legge una rivista di gossip, lui il catalogo di una vendita per corrispondenza di essenze da barba.
Sembra che tutto vada per il meglio, ma verso l’ora dell’aperitivo sbatte il catalogo sulle rocce e sbotta, con l’aria di chi proprio non ce la fa più a ingoiare rospi: “Sai cosa gli insegnano ai bambini adesso nelle scuole?” La bionda seguita a sognare su una foto di Emanuele Filiberto. Io drizzo le antenne: sentiamo un po’ cosa insegnano ai bambini nelle scuole. “Che uomo e donna sono la stessa cosa e che la differenza tra sessi è di origine culturale. Si chiama ideologia del gender. Roba da matti, ai bambini, hai capito? Quindi uno sceglie se essere donna o uomo. In pratica insegnano ai bambini a diventare omosessuali. Ora, io dico, i bambini bisogna lasciarli stare. Lasciarli crescere senza condizionamenti, poi se da grandi vogliono diventare omosessuali che lo diventino, ma non vadano a rompere le scatole a chi non lo è. Di questo passo andremo incontro a un totalitarismo di nuova concezione: il totalitarismo omosessuale. È ora di muoversi, contrastare soprattutto questi insegnanti depravati, non mandare più i bambini a scuola…” Continua così per dieci minuti, sempre più acceso. Io penso ad alcuni miei colleghi, quelli che si fanno il segno della croce se sentono un ragazzo bestemmiare. Li immagino alla sera occuparsi di queer studies, dopo cena, con Canale 5 di sottofondo. “Siamo arrivati a un punto di non ritorno!” conclude il tipo rivolgendosi alla ragazza. Lei gli mostra la fotografia di Emanuele Filiberto: “Hai visto, amore?”
Le manie di persecuzione sono un lusso a uso esclusivo delle maggioranze. Le stesse maggioranze, di solito, accusano le minoranze, che subiscono persecuzioni, di manie di persecuzione.

Referendum greco: come ingannare l’attesa dei risultati

67bd6873b16bdc61b9156873afde5184_XLLa chiusura delle urne alle 19, le 18 italiane, un paio di ore dopo, finalmente, i primi risultati. Alla sagra della lumaca comunista di Bottagna sarà possibile seguire in diretta skype lo spoglio, commentato dal portavoce di Tsipras, gustando succulenti gasteropodi. Un toccasana per l’acidità di stomaco, niente di più indicato in questa difficile congiuntura storica. Ma è lunga, aspettare che arrivi l’ora di cena e dei risultati. Quindi, come in altre occasioni, dal giorno della finale dei Mondiali al momento della partenza per una vacanza, c’è da escogitare un modo per ingannare l’attesa. A me piace preparare un programmino dettagliato, così, per non pensare troppo.
Così, ecco che la giornata inizia con una corsa sui Colli. Il caldo ancora si tollera, e in giro ci sono poche auto. Il nastro d’asfalto serpeggia tra i giardini signorili delle ville ottocentesche popolati di signori che, smessa la cravatta, annaffiano le siepi o si cimentano al decespugliatore. Ah, la sensazione che dà l’accanirsi sui ciuffi di tarassaco fino a farli esplodere! Tra loro c’è anche chi non si accontenta più e progetta di comprare una motosega. L’escalation, nelle tossicodipendenze, non riguarda mica solo i fumatori di spinelli e futuri eroinomani. Le signore portano a spasso i carlini, fasciate in tutine di nylon colorate. Salutano il podista con un sorriso, ma si vede che sono un po’ interdette davanti a quel testardo arrancare in salita. “Guarda te,” dicono con gli occhi: “che cosa si va a inventare la gente, quanta fatica, pur di non iscriversi al tennis!” Il mondo di sotto, di strade sporche, di case sbilenche cresciute attorno all’arsenale militare, alle navi militari, al porto e le sue meraviglie, da qui appare come un micete bianco sporco, indistinto nei contorni e nei dettagli, che si protende sul Golfo che scintilla, azzurro indifferente e bellissimo. Il mondo di sopra e quello di sotto. Un giornalista della Repubblica ci racconta che ai lati dell’istmo di Apollonos, vicino Atene, ci sono due spiagge. Una libera, affollata da pensionati e ragazzi in scooter, una esclusivissima, dove paghi 25 euro per entrare e ci vai con il macchinone. Con qualche eccezione, tra i frequentatori della prima spiaggia prevale il NO, tra quelli della seconda il SÌ. Questione di appartenenza a diverse classi sociali, suggerisce con arguzia neomarxista il fine analista. Pare che la crisi abbia fatto piazza pulita dell’idea cretina che siamo tutti ricchi, persino nella testa dei commentatori italiani.
Spuntino veloce e una corsa a Portovenere, poi aperitivo di acciughe e vermentino prima della sagra della lumaca. Voilà, l’attesa è ingannata. In Grotta Byron vai a provare due tuffi, con i turisti americani che ti guardano come un elemento del paesaggio. Sulla roccia scura il corpo pallido e glabro di un hipster si contorce dal dolore, è stato pizzicato da una medusa. Si tiene una zampa tra le mani, piange e grida: “Mamma!”, gli occhi sbarrati dall’orrore. La barba d’un colpo è incanutita, ma sta comunque bene con la plastica della montatura degli occhialoni finti. La sua ragazza lo accarezza: “Fa male amore? Vuoi mica provare con un Oki? Io lo prendo per il ciclo…” Ma sì, prendiamo l’Oki per tutto, più Oki per tutti, come chiedeva l’altra sera la folla di piazza Syntagma.
Niente male, vero, il programmino? Tuttavia non sono ancora le quattordici e il momento dei risultati del referendum, che consentiranno forse di capire che direzione prenderà l’Europa, è ancora lontano e l’attesa è sempre più spasmodica. In fondo nessuna attesa può essere ingannata per davvero. In effetti l’unico modo per ingannarla sarebbe il rifugio nell’indifferenza, per chi ci riesce. Un’indifferenza forse non divina, che però un po’ invidio, anche in casi come questo.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: