Archive | novembre 2016

Non basta un Sì

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Nino ha dodici anni, capelli arruffati e gli occhi colore del cielo a bucare un viso spruzzato di lentiggini. La mamma ogni mattina, quando lo vede scendere in cucina per la colazione, pensa che sia il bambino più bello del mondo. Allora lo tira a sé per sbaciucchiarlo, ma lui si divincola, insofferente: “Dai, mamma, mollami…” Trangugia caffellatte e cereali, infila una tuta e le nike e corre fuori nel mattino intirizzito. È l’unico, in casa, a uscire presto. Papà infatti si alza sempre più tardi. Una volta era il primo a saltar fuori dal letto, per andare in fabbrica: una tazza di caffè nero bollente, prima di infilare per la tracolla il borsone di tela con dentro tuta e scarpe antinfortunistiche e prendere la porta. Poi la fabbrica ha chiuso e ha riaperto in Turchia, ma papà non poteva andare a lavorare fin laggiù. Così papà ha cominciato ad alzarsi sempre più tardi. La mamma la mattina sta in casa, perché lavora al pomeriggio. Esce prima che lui torni da scuola, così gli prepara una bella fondina con la pastasciutta già condita e la lascia lì, sul tavolo, coperta da un piatto capovolto. A volte Nino arriva a casa che ha così fame che non la scalda nemmeno nel microonde, la divora così, quasi senza respirare. Il pomeriggio la mamma lavora in banca, all’università e nel reparto pescheria di un supermercato: non sempre in tutti e tre i posti, a volte in uno, a volte nell’altro. Fa le pulizie, la mandano dove c’è bisogno. Quando torna dalla pescheria non le si può stare vicino dall’odore che manda. Papà dice che le danno una paga così di merda che tanto vale lavorare in nero, che almeno si guadagna meglio. Mamma gli risponde che se ci badasse lui, di mattino, alla nonna, lei potrebbe lavorare a tempo pieno e guadagnare di più. Poi, di solito, mamma e papà litigano: la mamma vince sempre, perché grida più forte, ma poi si chiude in bagno e Nino la sente che piange, dietro la porta. La nonna un giorno ha detto a Nino che sarebbe meglio che lei morisse, che è colpa sua se tutto va a rotoli, perché è un peso per la famiglia. Almeno prima c’era una ragazza del comune che le dava una mano a casa, perché la nonna fa fatica a camminare, così si arrangiava. Ma adesso il comune ha finito i soldi perché doveva costruire nuovi palazzi e un grande ponte e così non ha più mandato la ragazza. Così la nonna è si è trasferita a casa con loro, e ora si sente un peso per la mamma e vorrebbe morire, almeno è quello che dice, anche se Nino non ci crede poi tanto.

Alla sera papà guarda spesso i canali con le televendite e le pubblicità. Forse gli piace guardare quello che non può comprare; forse, quando fissa lo schermo con lo sguardo assente, non ascolta e non guarda davvero. Negli ultimi tempi, c’è un venditore nuovo un po’ insistente, uno che dev’essere proprio bravo, pensa Nino, se lo chiamano dappertutto. Dice che basta un Sì, perché tutto cambi. Nino pensa che sarebbe proprio bello, se tutto cambiasse, la fabbrica riaprisse, la ragazza del comune tornasse a preparare il pranzo alla nonna e la mamma non si chiudesse in bagno a piangere, la sera. Nino vorrebbe davvero vedere cambiare l’Italia, come dice il venditore in TV. Allora cerca di capire meglio. Gli viene in mente di quella volta che era venuta a casa una signora, per vendere un aspirapolvere potentissimo e versatile. La rappresentante, così si era presentata, faceva tutta una lunghissima dimostrazione, puliva mensole tappeti e termosifoni con facilità e leggerezza, ma non diceva mai il prezzo. Poi alla fine della fiera, quando la mamma era ormai convinta a comperarlo, è venuto fuori che costava un occhio della testa. La mamma non l’aveva più voluto, ma aveva comunque detto che la signora era proprio brava a vendere le cose. Ecco, anche il tipo in TV probabilmente è bravo come lei, visto che anche lui non arriva mai a dire il prezzo; magari, pensa Nino, te lo sussurra solo all’ultimo secondo, quando ormai hai già la penna in mano per firmare il contratto.

Anzi, no, a pensarci bene il venditore della TV è più bravo. La rappresentante infatti ti faceva tutta la dimostrazione, per riuscire a venderti l’aspirapolvere. Questo qui ti dice che cambia l’Italia, ma non si preoccupa nemmeno di fare la dimostrazione. Non è che poi uno paga e niente cambia? Nino è confuso, Nino è fragile. Ha dodici anni, le lentiggini e gli occhi blu. Guarda il babbo assente, illuminato dalla luce azzurrina del televisore. E ha bisogno che tutto cambi davvero, Nino, non di qualcuno che gli parli di cambiamenti epocali affinché tutto rimanga com’è.

Non basta un Sì, proprio per niente, superficiali cinici scippatori di sogni. E no, se è per questo, non basta neanche un No.

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