Archive | gennaio 2016

Le ragioni del Family Day

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Il cielo è scuro, ma non preoccupa. Il buon Dio non farà certo piovere oggi. Il passo è leggero mentre tengo dietro a mio figlio che cammina sul marciapiede davanti a me. Distratto da un giochino del telefono, fissa lo schermo e avanza alla cieca, un po’ di sbieco, con le gambe che bisticciano e si sgambettano. Come riesca a procedere così spedito mentre smanetta è per me un mistero. È una creatura speciale il mio Giacomo, ogni cosa che fa è fonte di meraviglia. Questo giorno, così importante, è per lui. È per lui che ho preso il coraggio a due mani e sono venuto qui. Io che vivo defilato, che mi faccio i miei affari, che non rispondo mai alle provocazioni, che non mi difendo mai, anche se sono sotto attacco ogni santo giorno che il buon Dio manda sulla Terra. Chiudo la mia famiglia dietro il portoncino blindato, la sera, e mi illudo in questo modo di lasciare fuori tutto ciò che ci minaccia. Ma lo so bene: un portoncino blindato non può fare miracoli, anche se allarmato. Magari tiene fuori gli zingari, ma come la mettiamo con i commandos di gente dell’est che ti entrano in casa armati di fucili d’assalto. Mica li ferma un allarme quelli lì. Io ci penso sempre, a questi commandos, quando mi allungo sul divano coccolato della coperta di pile.  Ci penso ma me ne sto poi zitto, mi faccio i fatti miei, che i politici han ben altro a cui pensare. Mi lamento in pausa pranzo, con i colleghi, ma non scendo in piazza. Sono anche molto preoccupato per il lavoro, non il mio, il mio è sicuro, come lavoro. Faccio il medico cattolico, lavoro all’ospedale. Ma per quello degli altri, per il lavoro di tutti insomma. Continuano ad arrivare, implacabili come la nebbia di questa pianura bagnata, sui loro barconi. Ci portano via il lavoro. Ci tolgono tutto. Lo so che non è colpa loro, scappano da miseria e morte certa, è colpa degli scafisti che li portano qui, come dice il presidente. Guardo questo quartiere violentato e mi viene da piangere, dove prima c’era la merceria ora c’è un indiano che vende birre da 66 e sacchetti di spezie, oppure un kebab. Le chiese chiudono, si aprono moschee. Ci stanno colonizzando, è la loro religione che lo prevede. Diventeremo tutti musulmani, temo. Comunque non dico niente, la mia preoccupazione me la ingoio, cucchiaiate di sciroppo acre. Per fortuna mio figlio è maschio. Maschio, sicuro. Quella volta che l’ho trovato a giocare con la barbie in camera di sua cugina semplicemente non c’era alternativa, sua cugina ha solo giochi da femmina. Infatti è femmina. Ho dovuto toglierlo da scuola, per questa storia del maschio e femmina, avevo paura. Lo so, lui ci stava bene con i compagni di classe, ma il rischio che qualche maestro gli confondesse le idee era troppo alto. Ho trovato un volantino, una domenica in chiesa, che spiegava come fanno. L’ho tolto dalla scuola pubblica e l’ho messo in una scuola-famiglia. Lì sono sicuro che ci sono solo famiglie normali. Pago una retta, ma non ho mica rotto le scatole a nessuno, me la posso permettere. Ecco, tutto questo era per dire che io non mi lamento, sopravvivo alle mie paure, non chiedo nulla per me, mai. Ma questa volta ho deciso di esserci. Io, maggioranza silenziosa orgogliosa, quella che manda avanti il paese e subisce ogni sorta di abuso: furti, violenze, cartelle esattoriali, occupazioni, chi ne ha, più ne metta. Ecco io oggi ci sono. A testa alta, respiro l’aria di Roma, qui al Circo Massimo. Inalo quest’aria che a noi della Pianura risulta straordinariamente fine, l’aria di Roma. Il cuore gonfio di orgoglio mi solleva il petto, sono qui, io, che non protesto mai, perché io difendo il mio Giacomo, insieme a tutti questi altri che stanno qui, con me. Ecco, noi che non diciamo mai niente, che non rompiamo mai le scatole a nessuno, maggioranza silenziosa che subisce da una vita le angherie di ogni sorta di minoranza, le minacce di ogni tipo di subalterno, oggi mettiamo un punto fermo. Un bel no. I nostri figli non li prenderete mai per darli via in adozione alle coppie omosessuali. A formare famiglie dove nessuno è figlio di nessuno, come nella famiglia Duck. Il mio Giacomo non me lo porterete via, è mio figlio, è mio diritto crescerlo, non di altri, magari di due uomini, magari di due donne. Per questo oggi dico un forte NO ai diritti per chi è diverso da me.

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