Archive | dicembre 2014

Terzo comandamento

red-bull_2533775bÈ l’ora che le macchine iniziano a imbottigliarsi di brutto: incastrate sulla rampa che discende verso il centro commerciale, fumano monossido e particolato in pazienti volute. Famiglie in scatola, con i nonni che magari siedono avanti, che stan più comodi, e le mamme incastonate tra i seggiolini e le portiere a contorcersi nel recuperare i ciucci finiti sui tappetini, che poi puliranno ficcandoseli in bocca. I papà attendono che quello davanti si muova e tamburellano i polpastrelli sul volante, vestiti che sembrano manichini rubati dalla vetrina di un negozio outlet in cartongesso: se guardi bene, una targhetta la trovi, attaccata alla cuffia, alla sciarpa o ai guanti morbidi in pelle. Coppie che si sbaciucchiano dentro le Fiesta, il subwoofer che pulsa, i Lumia fluorescenti in mano che scattano selfie e controllano WhatsApp.
E dentro a spingere carrelli, chiedersi che cosa ci facciano tutti qui oggi, sollevare pacchi, riempire buste, caricarsi bimbi sulla groppa, soppesare concentrati trabiccoli di plastica made in China, sudare, fare la faccia di quello competente, che non si fa fregare, cercare il bagno ché alla bimba scappa la pipì, fare sedere un attimo il nonno che minaccia di tirare le cuoia, caricare lo scatolone che è più grosso del baule nel baule troppo piccolo, chiedere per la spedizione, fare la fila, cercare il commesso. “Dov’è che si infila sempre il commesso?” “Fa finta di non vederti, guarda, che stronzo sfaticato!” “Ma c’ero prima io, perché diavolo va da quella là!” “Signora mi scusi!” “Si calmi! Siamo tutti sulla stessa barca, non è possibile, servono più commessi. C’è più gente: oggi è festa!”.
Su uno spiazzo grigio di fianco alla tangenziale sud gli indiani giocano a cricket, nonostante il monossido, la polvere che si deposita sulle barbe e questa nebbia sporca che confonde la vista. Indosso hanno giacche improbabili, piumini lunghi sopra i kurta consunti, qualcuno porta il turbante. Quando la mazza impatta la palla si sente un tonfo che diresti in grado di propagarsi per chilometri, da qui pare il tappo di una bottiglia di lambrusco che salta. Un gioco di traiettorie lunghe, corse, uomini in ginocchio o curvi in avanti. Partite infinite di pomeriggi, di domeniche intere, forse di settimane o mesi. Chissà come si tengono i punti.
La commessa del reparto decorazione del Leroy Merlin è bionda e gentile, spiega che c’è meno personale, proprio perché è festa e va così, nonostante ci siano un mucchio di clienti paonazzi per lo sforzo di santificarla. Un po’ di pazienza, insomma. Si scusa davvero e poi apre i cassetti con gli effetti personali suoi e degli altri impiegati. Sta lì sotto il banco dove si scelgono le stoffe per le tende. Ci mostra le confezioni di Red Bull da quattro lattine: ciascuno di loro ne tiene una scorta. Ciascuno di loro si fa di Red Bull per correre più forte: “Ecco, vedete, facciamo di tutto per essere il più efficienti possibile, guardate qua. Ne beviamo tutti un sacco, sennò mica ce la faremmo ad andare così.”
Su uno spiazzo grigio di fianco alla tangenziale sud un gruppo di uomini dal copricapo arancione tenta di recuperare una palla che si è andata a cacciare chissà dove. Gli altri tirano fuori dei thermos che fumano tè. Si siedono sui talloni, tirano il fiato. Non c’è davvero motivo di avere fretta.

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E tu, quale Teo preferisci?

Come si infila nel letto la notte? Semplice: vestito solo di una cravatta viola. “Molto sexy, micio, davvero!” Gli ha detto la Giulia quando l’ha visto la prima volta. Ma quando scende dal letto, la mattina presto, il Teo sente freddo e si infila subito il camicione in pile con lo stemma del Milan sopra. Al solito uno sguardo allo scaffale della cameretta prima di partire, così, per darsi la carica con le piccole cose importanti di sempre: il gioco in scatola della Ruota della fortuna, avuto in regalo con i gettoni d’oro per la gloriosa partecipazione di tanti anni fa, la promessa degli Scout, una stazione di polizia della Lego, il librone del Signore degli anelli, un modellino della Ferrari GTO Rally dell’Ottantasei. L’Agnese è di là che ha già fatto il caffè, meglio sbrigarsi, sennò la diventa nervosa subito, quella là.

“Non mettere tutti quei COCO POPS nella tazza, non vedi che esce fuori tutto il latte!”

“Dai, Giulia. Non rompere i coglioni! Non vedi che son qui che tuitto…”

 

Il Teo @ilteo

Oggi è il giorno buono. SPARIAMO ai barconi di GUFI portano EBOLA. Occhio ai NEGRI portano SFIGA è #LAVOLTABUONA #NOINVASIONE

 

“Carino, eh?”

Lei sbircia lo schermo dell’iPhone mentre sbarazza la tavola.

“Amore, quanto ti amo.”

“Eh, lo so Agnese… un genio della comunicazione l’è il tuo Teone!”

“Chi, quale terrone amore?”

“Teone, non terrone. Son mi!”

“Cosa ti metti oggi per il passaggio del Jobs act in Parlamento? Camicia bianca?”

“Uhm, non dirmi, Giulia, che non hai lavato la felpa con scritto MONTE CITORIO! Ah, e poi mi serve anche quella con scritto BERG AMO, che vado a fare il presepe nella scuola di quel preside che l’ha vietato. Anzi, aspetta un po’ che tuitto…”

 

Il TEO @ilteo

PAZZESCO. A Istituto de Amicis di BERG AMO preside vieta presepe. Adesso vado là IO a farlo. È #BUONASCUOLA del #merito #ariano

 

“Senti, Agnese. Riesci mica a tirarmi fuori il giubbetto di pelle. Mi sembra abbastanza cool, no?”

“Per fare che?”

“Come – per fare che? – Che roba vuoi che faccia? Gesù bambino nel presepe vivente della scuola di BERG AMO.”

“Ma… mica ti vorrai spacciare per un bebè? E poi… sul giubbino alla fonzie manca la scritta…”

“Dici che è meglio se tengo il ciuccio in bocca? La scritta la faccio con l’UniPosca, bella grossa. BERG AMO, no, anzi, BET LEMME, sennò non è realistico.”

 

“Giulia, amore? Mi provi il discorso per stasera?”

“Certo Teo, dove vai?”

“Uh, sono ospite da Vespa. Puntata sui giovani: un giovane che ce l’ha fatta in mezzo ai giovani che non ce la faranno mai. Ah, è pronta la giacca con scritto sopra VE SPA?”

“Uff, quante pretese! Allora il discorso? Parlerai un po’ di scuola, no? Diccelo che io faccio l’insegnante precaria a milletrecento euro al mese, siamo sulla stessa barca.”

“Ascolta, ecco il discorso: ragazzi, mettiamoci in gioco! Basta con i giochini della politica che sono contro le nostre tradizioni, viva la bistecca, abbasso il cuscus. Io vi propongo una cosa: giochiamocela! Proviamo a fare! Io sono giovane come voi, più giovane di voi, anche più intelligente, più sexy, più brillante. Quanti di voi hanno già l’iPhone6? Io ce l’ho di già, anzi n’ho due. Volete diventare come me? Lo diventerete, ho fatto il Jobs Act apposta, per mandare via le badanti dell’est che portano la tubercolosi e spiano quello che avete in casa per mandare i loro amici a rubare. Togliamo l’articolo 18, un residuato del vecchio modo di fare politica per aiutare i rom a togliere il lavoro ai ragazzi di buona volontà. A tutti voi io dico: rimbocchiamoci le maniche! Facciamo la Lega della nazione, il Partito dei popoli. E poi, tutti insieme, compilando il questionario on line, cambiamo la scuola, facciamo la Buona Scuola. C’è un testo, pronto, su internet, che potete approvare tutti quanti. Sono stato stamattina in una scuola di Bergamo, a testimoniare il mio ruolo di Gesù bambino e per stare vicino anche ai pastori. Ecco, in quella scuola il preside ha vietato il presepe perché dice che è discriminatorio. Nella Buona Scuola questo non succederà più. Gli stranieri non sono contemplati, neanche i disabili. Chi merita di più, come me, va avanti. Alla vostra età non trombavo mica, eh? Adesso sapete quante avances ricevo su facebook? E c’ho anche più amici di voi…”

 

 

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