Archive | novembre 2014

Vita dei campi. Digitali, satellitari e terrestri

vita-campi-nuove-novelle-giovanni-verga-seconda-7bdd2c5d-166e-43ba-a06f-4cd31dfb34beEcco, ragazzi: grazie alla tecnica della regressione, Giovanni Verga rende vivida l’atmosfera che vede le sue storie prendere forma. Ci immergiamo in una società asfissiante, arretrata, per certi versi arcaica, dominata dalla ferinità e dalla lotta per sopravvivere, dove il Risorgimento non è arrivato se non nei suoi aspetti più deteriori, come forma di dominio insensato e cieco. Si tratta di un ambiente soffocante, quello che fa da sfondo a Vita dei campi, ed è impossibile non sentirsi schiacciare, opprimere. Un po’ la sensazione che prende allo stomaco quando si assiste a uno di quei talk show televisivi, dove personaggi pubblici completamente inadeguati sotto il profilo politico e culturale, si affrontano sulle tematiche all’ordine del giorno e mettono in scena, senza imbarazzo alcuno, pietosi esercizi di tracotanza e incompetenza. Tu li guardi e qualsiasi sia l’argomento di discussione li ascolti profondersi nella litania imbarazzante dei loro luoghi comuni, delle loro bizzarre, oscene, ridicole credenze. Cominci a sperare che arrivi qualcuno che dica qualcosa di intelligente, ma è inutile. C’è spazio solo per le idiozie. Ci sono, è vero, programmi più ambiziosi, che saltuariamente ospitano giornalisti ed esperti veri o politici seri. Ma normalmente non consentono loro di parlare: se per caso qualcuno abbozza un ragionamento, arriva provvidenziale la pubblicità, perché sia chiaro che posto c’è, ma solo per chi spara grosse fesserie.

Beh, professore, ma che paragoni sono? Ma le sembra il caso? Mica c’è più qualcuno che dice che se hai i capelli rossi sei automaticamente un ragazzo malizioso e cattivo. O che fa la conta di quanti soldi portavi a casa a fine settimana quando schiatti! Il suo punto di vista a me pare esagerato. E poi non mi pare di vedere esseri umani comportarsi come animali famelici.

Giusto, però… Però. Però, ieri ho visto uno sciacallo scapigliato additare i migranti che ci attaccano l’ebola, la tubercolosi, la scabbia; aspiranti ducetti barbuti con le orecchie da asino che ci allarmano contro i musulmani che ci taglieranno la gola dopo avere fatto dello stivale un califfato; impomatate volpi riformiste che sanno tutto su come rivitalizzare il mercato del lavoro e ci spiegano che oramai, in Italia, le fabbriche non esistono più (e forse non sono mai esistite). Non hanno mai lavorato, non ne hanno viste mai e persino dalla specola della Leopolda non si scorgono. Così se chiedi loro, per esempio, che cosa diavolo sia la Barilla, quelli ci pensano un po’, poi ti dicono che è un tipo di pasta. Poi ci sono anche specie anfibie:  vivono bene all’asciutto, prosperano nella guazza, e finiscono sempre per fare i ministri. Ce n’è uno che assomiglia a un Ranocchio, ma non ne ha l’innocenza. Dice che finalmente il governo fa tutte quelle riforme che lui caldeggiava quando sosteneva il governo che c’era prima. Su questo, almeno, non racconta balle. Animali famelici, vedete, ce ne sono. Mica bonaccioni come Misciu Bestia. Sono esemplari adattati da vent’anni di implacabile selezione artificiale, e troppo giovani pure per buscarsi l’uveite.

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