Letture inconfessabili

Ci sono letture che non possono mancare nel curriculum di un buon letterato, classici che curvano la storia quanto rivoluzioni o conflitti, libri che hanno cambiato il mondo, o almeno la lente attraverso la quale lo osserviamo e interpretiamo. Dante, Shakespeare, Goethe, per dire, ma anche i grandi romanzieri russi, e francesi, americani, i tragici greci, i comici, i latini, e poi, a casaccio: Cervantes, Dickens, Omero, Villon, Baudelaire, tutti i nomi inclusi in quell’opera irritante che è Il canone occidentale di Bloom, e poi, dato che siamo italiani e veniamo dal Risorgimento e dalla Resistenza, tutto Foscolo, Leopardi, Manzoni, ma anche Calvino, il neorealismo, e vogliamo saltare Montale, Saba, Carlo Emilio Gadda? E anche così restiamo comunque letterati bianchi, maschi occidentali: dobbiamo spingere un po’ più in là la linea del nostro orizzonte, l’Oriente. Scrive Calvino che

I classici sono quei libri di cui si sente dire di solito: “Sto rileggendo…” e mai “sto leggendo…”

E però, lo confesso, protetto dall’anonimato della rete, io, Emiliano B, ecco… un sacco di questi libri non li ho letti. Me ne vergogno, profondamente. Me ne vergogno eppure millanto, anche un po’ per costrizione “sociale”, frequentazioni letterarie inesistenti. L’età aiuta, metto in soggezione i giovani con i fondi di bottiglia attraverso cui filtro la carta stampata e tuono, alla maniera di un mio vecchio maestro universitario di letteratura: “Non siete donne, non siete uomini, se non avete letto tutto Balzac!” Ma un po’ di senso di colpa c’è, e se anche lo stesso Calvino aggiungeva

Chi ha letto tutto Erodoto e tutto Tucidide alzi la mano. E Saint- Simon? E il cardinale di Retz? Ma anche i cicli romanzeschi dell’Ottocento sono più nominati che letti

mi sento in dovere di mettere qualche pezza alla mia ignobile ignoranza. Ho cominciato qualche anno fa, sulle malandate vetture della linea 14, mentre affogavo nella nebbia della bassa parmense per raggiungere una scuola in decadenza. Mezz’ora l’andata, mezz’ora il ritorno, più le attese alla fermata: una trentina di pagine al giorno. Il rischio di incrociare qualcuno ed essere beccato a leggere un’opera imprescindibile, però era troppo alto. Immagino l’imbarazzo, un collega che sgrana gli occhi e sibila perfido: “Ma come? Leggi la Recherche? Non l’hai ancora letta, alla tua età? Un insegnante?” E hai voglia a dire: “Mah, la sto rileggendo, sai per rilassarmi un po’ mentre aspetto l’autobus…” Avrei fatto la parte del pazzo, chi altri può rileggere Proust, se non uno psicopatico? E così celavo pesanti volumi ingialliti dietro alle pagine della Gazzetta dello Sport, soluzione scomoda, ma efficace. Ho fatto diversi recuperi in questa maniera, ma certo non dico quali. Cambiata sede lavorativa e mezzo di trasporto per raggiungerla, ho dovuto escogitare una nuova pratica. Ora vado in vacanza all’estero e lì, in posti dove nessuno mai mi riconoscerà, do sfogo alle mie voglie letterarie più turpi e inconfessabili. Quest’anno per esempio, mi sono letto ********, e l’anno prima ********. Così, a cuor leggero, da domani ricomincerò a circolare con i miei amati contemporanei indiani sotto braccio, presentandomi a tutti, affabile, con mezzo inchino e una strizzata di dieci: “Piacere, Emiliano B, faccio l’insegnante, leggo roba strana perché ho già letto tutto quello che bisogna leggere, vivo Quasi a Occidente.”

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

12 responses to “Letture inconfessabili”

  1. guardaitreni says :

    Bellissimo post. Ma chi sarebbe quello della foto? No, perché li ho letti tutti tutti tutti, ma in edizioni senza foto!

  2. laGattaGennara says :

    non sei solo.

  3. eklektike says :

    Purtroppo una vita non basta per leggere tutto quello che si vorrebbe/dovrebbe. Però Proust dietro la Gazzetta non lo nascondere più 🙂

  4. myfullresearch says :

    C’è di bello che i MUST cambiano nel tempo. Nel primo dopoguerra (WWII) non potevi non aver letto E Lee Masters.
    Con il ’68 non conoscevi H. Marcuse e il suo uomo monodimensionale ? Chi confessa oggi di non aver letto M. Kundera e la sua leggerezza ? Ecc., ecc…..
    Per parte mia, ho smesso di leggere narrativa contemporanea, almeno non mi annoio.
    Cordialità. 🙂
    mfr

  5. maurizio vito says :

    Io sono stato rimproverato da una ex-collega di dottorato, tanto tempo fa, perché confessai di non riuscire a finire mai l’Ulisse di Joyce. Confesso di aver fallato (causa imperfezione inestirpabile), ripetutamente. Ma non mi pento (Spinoza me lo proibisce, e io volentieri mi adeguo).

  6. Nicola Panteghini Superuau says :

    Altra citazione dal sopracitato professore universitario: “Non siete donne, non siete uomini, se non avete ascoltato di fila e per tutta la sua durata l’Anello del Nibelungo di R. Wagner”… qualcuno, a mia memoria, l’ha fatto in compagnia…

  7. ilfilosofobottiglione says :

    ma davvero usavi la gazzetta dello sport per celare i classici? geniale! questa cosa di nascondere ciò che è inconfessabile fa parte della natura umana. una volta acquistai in edicola la gazzetta di parma, ma per non farmi vedere me la feci nascondere dentro una rivista pornografica.

  8. Ian Saiin says :

    Gran bel post!! Anche a me mancano tanti classici… e poi quelli che leggo li copertino tutti con carta da giornale. Molto più tranquillo così, anonimi, niente domande e via.

  9. poetella says :

    confessione incoffessabile:
    Ho letto (tutto!) l’Ulisse a 60 anni. (sull’auto e senza giornale a coprire)
    E adesso frustatemi pure!

    ma tu, prof…Lobo Antunes…l’hai letto?

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