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La Sega delle Seghe

roberto+mascilongoQuello che ho in mente,” rimbomba stentorea la voce del Teo, o Salvo, come l’appellano di preferenza gli amici diggiù, “è una Sega delle Seghe.”

Un improbabile progettone onanistico? Una miscela spericolata di pratiche masturbatorie estreme? Niente di tutto questo. Non vi figurate, allora, architetture di bistecche e termosifoni, o sottilette e gatti golosi di aldonoviana memoria; nemmeno pingui politici agganciati al lampadario per la cravatta, rigorosa e verde, con le braghe calate.

Salvo, consapevole del rischio fraintendimento che tale ambigua parola avrebbe favorito, ha voluto spazzolare subito il radioso cielo dell’avvenire, scacciare ogni nube, ogni minaccia. Ha chiarito subito, proprio lì, sul pratone di Pontida, Maradagàl, agli astanti rapiti, come per esempio: il boscaiolo metropolitano coi baffi a manubrio che fa la gara di peti; quello con le corna in testa da vichingo (beve birra usando un water per boccale, gli si incastrano le corna e allora gira con il cesso in testa per tutto il pomeriggio); la sciura che la g’ha un tatuaggio, un capricorno tribale con intorno scritto: “Cascià föra i négher!”; tra i cartelli agitati in aria: W LA SEGA, LA SEGA AI SEGAIOLI, PADRONI DELLA NOSTRA SEGA, VOTA LA SEGA; e l’immancabile tripudio di battimani e lancio di nani da giardino superdotati; dicevamo che Salvo ha voluto chiarire subito che cosa intenda, per Sega delle Seghe: “Una Sega d’Europa, che riunisca tutte le seghe del vecchio continente, tutti i movimenti liberi e sovrani”.

Si tratta di un macchinario unico, insomma, che raccolga in un insieme coerente ogni tipo di sega, di movimento: circolare, a nastro, a trabucco, a batacchio, a berlingo, alternativa, da traforo, ad affondamento, a gattuccio e, perché no? Il buon vecchio su e giù manuale.

Il grande progetto del Teo (sempre Salvo per gli amici del Sud) è stato infine realizzato, messo a punto. Ieri la sperimentazione, il collaudo, in un luogo TOP SEGRÉT, nel Maradagàl, un deserto che fa la barba al Resegùn, il famoso monte a dorso di drago, o a forma di sega. Frutto del lavoro di tennici delle seghe di tutta Europa, e del mondo – un nome su tutti? Mariano El Pene, dal Parapagàl – che hanno mostrato di poter sorpassare i regionalismi, i nazionalismi, i particolarismi, nel nome di una grande Sega comune.

Purtroppo il marchingegno, groviglio assurdo di pulegge, cinghie, nastri, alberi, lame, castrofalli, battenti, martingoldi e balarioni, non è stato all’altezza delle aspettative. Privo di un sistema di sicurezza di bloccaggio automatico in caso di inavvedutezza del conduttore, in questo caso il Teo intento all’avvio inaugurale, la maxisega ha finito per tirar dentro il malcapitato, per la verità sportosi inavvertitamente un po’ troppo verso le lame sferraglianti, a offrire carne da taglio seghista al supersegone. Il collaudo, alla fine della fiera, è stato sospeso.

Niente di troppo grave, il leader è menomato (ma c’è assoluta riservatezza su quale parte del corpo sia finita nel grancassone raccoglisegatura), ma vivo. E lotta insieme a noi.

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Vongole corsare

cuochi-cucina

Ficcare la macchina nell’unico buco rimasto non è mica impresa da poco, se il sole che picchia sulla carrozzeria nera ti spreme via le estreme energie vitali in forma di grosse gocce di sudore. Cali manate sullo sterzo sbuffando: che affanno il vivere moderno. Alla radio, tanto per cambiare, c’è un cuoco che espone la sua visione del mondo. Sollecitato da un giornalista pennella risposte di ampio respiro, al limite del visionario. Da un ristorante stellato arroccato sulle Prealpi lombarde pare possa partire una riscossa culturale destinata a schiantare lo Stato islamico, levando terreno fertile di sotto i piedi dei reclutatori di terroristi combattenti. Si tratta di riscoprire i cereali integrali e i legumi ad alta digeribilità, abbinandoli alla tenera sapida carne di beccaccia e di farne un cutter con il quale squarciare la coltre spessa di ignoranza che chiude le periferie d’Europa nell’odio, come tante Moelenbeek. Perché il cibo, cazzo, è cultura. Una prospettiva originale, suggestiva, feconda.

La conferenza si tiene in una sala ancora più calda dell’abitacolo surriscaldato dal sole dell’automobile nera. Più calda e più umida: i fiati di decine di letterati dolenti appestano l’aria. Il vecchio critico è curvo sul microfono, lassù, dietro il cavaliere segnanome in plexiglass, è un vero guru: con gli occhi chiusi emette un paludato continuo gorgoglio di granitiche certezze, giudizi taglienti, ritratti affilati come lame di uno chef. Traccia linee, suggerisce canoni. Raccoglie gli applausi entusiasti della platea, risponde a qualche domanda. Ci sono i soliti professori dei licei che saltano su, che chiedono che cosa sia il Novecento, oggi che il Novecento è trascorso. Semplice, fa lui: Svevo, Pirandello, Montale e il Gadda. Buono a sapersi, rispondono loro, speriamo che con una nuova riforma allunghino di un anno la scuola superiore, così ci arriviamo. C’è uno che si azzarda a reclamare un posto per Pier Paolo Pasolini. Il guru è categorico: Pasolini, per carità! È imbarazzante come letterato, come cineasta fa venire l’orticaria. In due secondi ci ha convinti tutti: e come no? Abbiamo tutti studiato sui suoi libri e tutti insegniamo a studiare sui suoi libri. Ma nemmeno Ragazzi di vita? No. Nemmeno quello.

La macchina è ancora più calda. Giri la chiave e si accendono i fari, le frecce, i ventilatori, i tergi la cui leva hai per sbaglio urtato con il dorso della mano e, naturalmente, la radio. In diretta c’è uno che parla di vongole del Pacifico i cui sughi, dice, adeguatamente filtrati, si sposano con anguria a dadini e semi di vaniglia per un aperitivo diverso. Pare che questo piatto singolare serva a far capire a tutti noi che la diversità è un valore, e che perciò sia un modo nuovo per combattere varie declinazioni della violenza: il bullismo, gli ultras del calcio, il femminicidio. Perché il cibo, cazzo, è cultura. Guidi nel traffico, il cuoco ora è lì che disserta sulle primarie USA: si chiede se Donald Trump possa davvero mantenere ciò che promette. Pensi alla voce discreta di Pasolini in un filmato Rai: quella omologazione che il regime (fascista n.d.r.) non è riuscito assolutamente ad ottenere, il potere di oggi, che è il potere della civiltà dei consumi, invece riesce ad ottenere perfettamente. E certo, è vero, il critico ha buone ragioni: Ragazzi di vita non è La cognizione del dolore, non è La coscienza di Zeno. Ma di cose importanti, lucide, su questo orrore in cui annaspiamo disperati, Pier Paolo Pasolini ne ha dette.

Rivendica la FAI: rischio escalation in Maradagàl

“Se qualcuno pensa che gli Artici siano sazi si sbaglia di grosso: sono bestie assassine, assetate di sangue e non smetteranno di colpire sino a quando non avranno azzoppato l’intero Maradagàl”. Non usa mezzi termini, come sua abitudine, Nicolino, storico militante del circoletto di Viale delle Cognizioni e dei Dolori. Del resto il volantino di rivendicazione diffuso dalla FAI, tronfio di citazioni da Michelle Bocconin, parla chiaro. Nicolino è nervoso, fuma una sigaretta via l’altra, mentre risponde alle nostre domande.

Quali sono state le spie di questa reviviscenza Artica? Innanzitutto la scelta di colpire con ferocia non più solo ville, villule, villoni ripieni, villette isolate, ville doppie, case villerecce, ville rustiche, rustici delle ville, ma anche appartamenti, appartementuli, appartamentini ripieni di corpi sudati di gente che sgobba, ecc. Si rende conto? Casermoni color pidocchio cannoneggiati a colpi di bombarda calibro IMU1^C, con la gente ancora dentro. Non si vedeva un tale volume di fuoco dai tempi brutti della guerra.

Quindi, Nicolino, quello è stato il primo segnale. E dopo? Dopo è venuta l’azione spettacolare della cellula Olsa, l’azione E.S.O.D.O.: trecentocinquantamila che camminavano insieme verso la terra promessa, passando attraverso le acque. Ma il gruppo di fuoco spara ad Accordo, che teneva in quel momento le acque divise. Il resto è storia nota: Olsa che fa la modesta: “Sono sessantacinquemila, e pure mocosi, se credevano alla favola dell’E.S.O.D.O.: quel libro antico non è storia, ché mica l’ha vergata Bocconin, ma quell’altro Dio che solo i poveri vedranno. Figurarsi che Dio”.

Ma l’azione E.S.O.D.O. non è stata un atto isolato, era inserita in un contesto ben preciso… Proprio così. Infatti Olsa, con la collaborazione del gruppo Morti, ha piazzato lo spettacolare attentato al 18 di via Statuto, conclusosi in un pasticciaccio brutto con i giudici che avranno più voce in capitolo quando avranno dipanato la matassa. Per non dimenticare i fatti di via Innalzamento dell’età, con il conseguente blocco dell’adeguamento all’inflazione…

Cosa prevedi per il futuro? La rivendicazione parla chiaro, ma anticipa poco. Cosa covi il cielo grandinifero del Maradagàl è difficile a dirsi. Certo la Fondazione Artica Impassibile, la famigerata FAI, ha intenzione di alzare il tiro. Di certo posso dire che i baffi del delegato artico all’Istruzione vibrano al solo profumo della possibilità di realizzare il grande progetto eversivo di Michelle Bocconin. Il progetto è gia parzialmente inserito nel piano Giargia, si chiama Revisione della Spesa, nome scelto in omaggio a nonna Severa Cancellini, che passava intere mattinate a rivedere la lista della spesa rimpinzandosi di pere butirro.

Cosa hanno intenzione di combinare, nello specifico, questi Artici Impassibili della malora? Bombardare a tappeto gli istituti di istruzione non bocconiniani di tutto il Maradagàl, affamandoli. Sbattere sulla strada i più deboli, con il nuovo ordigno denominato DIS.INTEGR.AZIONE SCOL.AST.ICA. Poi, quando il fumo salirà lento dalle macerie del sistema colpito a morte, portare al trionfo definitivo il modello bocconiniano, con l’abolizione del valore legale del titolo di studio.

Nicolino, che diavolo è l’abolizione del valore legale del titolo di studio? Hai presente l’antrace? Molto peggio. Ci attende un’epidemia, scatenata da questi pazzi Artici.

Che prospettiva tremenda! Chiudiamo con un segnale di speranza, per quanto possibile. Che dire, attendiamo l’alba. Il gallo, improvvisamente, la susciterà dai monti lontani, perentorio ed ignaro, come ogni volta.

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