Archive | novembre 2013

Decadenza

“Cittadini, vi portiamo buone notizie! Negli abitacoli dei vostri SUV, nei vostri centri benessere con saune e docce cromoterapiche, nei dehors intasati dagli aperitivi nei bicchieri di plastica, ovunque vi troviate, orientate i vostri schermi al plasma e alzate il volume! Il primo successo che dobbiamo comunicarvi è questo: il nostro grande leader Ber Lu Sung ha infine accettato l’oneroso incarico che la Repubblica tutta gli chiede di rivestire, quello di Presidente eterno. Nella sua modestia e benevolenza infinite si è quindi inchinato al volere della Rivoluzione della Libertà decadendo dal ruolo di Senatore e si appresta a insediarsi per sempre nei cuori e nelle menti pulsanti della nostra gloriosa popolazione. Il caro leader Ang El In sottolinea lo spirito di sacrificio del grande leader e annuncia, insieme al glorioso Comandante Let Ta, che non ci saranno scossoni al comando, che la guida della nazione è compatta e che la Fiamma Eterna dell’Anti-ideologia veglia sulla Nazione. Anche il supremo portavoce Krik Cri Cri interviene in questo giorno memorabile a rassicurare tutti voi cittadini: i suoi mastini vegliano sui costi della politica.

Veniamo ora alle notizie dal mondo: nella derelitta Germania la fame non lascia scampo ai cittadini, che si spostano nottetempo nel nostro paese a bordo delle loro Trabant sgangherate per elemosinare gli avanzi dei nostri rinomati ristoranti. Per arginare il fenomeno, il ministero della Solidarietà Internazionale ha già disposto l’invio a Berlino di quintali di pizze surgelate e di un paio di pizzaioli esperti perché, come ha insegnato il grande leader, è meglio insegnare a pescare che dare il pesce.

Finalmente disponibile in tutti gli spacci del paese il nuovo romanzo del nostro scrittore nazionale Fab Iov Ol, che racconta quella che senza dubbio è la Migliore Storia Italiana dell’anno, fatta di lacrime ed eroismo, di patriottici insegnamenti e di straordinario fervore anti-ideologico. Un grande autore per un grande popolo di raffinati lettori. È con grande orgoglio infatti che il ministero della Cultura annuncia i dati sulla lettura nella Repubblica: il 99% dei cittadini conosce il nostro magnifico scrittore nazionale e ne apprezza i programmi TV. È legittimo domandarsi: a quando l’edizione nazionale delle opere? Cittadini, lo scoprirete domani, quando trasmetteremo il prossimo bollettino della Libertà.”

Quando si legge di Corea del Nord, e in generale di regimi assurdi, viene naturale chiedersi come possa un popolo ridursi così. Non è, forse, una domanda eticamente corretta, ma è abbastanza inevitabile. È una domanda che non prevede risposte semplici, né univoche. Tuttavia mi pare che la longevità di queste dittature si spieghi anche con l’azione paziente di cancellazione non solo di ogni alternativa, ma dell’idea stessa di alternativa e cambiamento, dell’idea che qualcosa di diverso esista. La Corea è quando non esiste più niente altro. Ieri, quando il presidente del Senato ha annunciato la decadenza di Silvio Berlusconi ho letto i titoli esultanti dei quotidiani d’opposizione e ho ascoltato alla radio i commenti emozionati dei cittadini. Non li ho capiti, non li ho condivisi. Quindi mi sono preparato i cibi lombardi dell’infanzia: pasta col sugo ai piselli e cotolette con l’insalata. Per consolarmi, non per festeggiare. Perché negli ultimi vent’anni ci siamo lasciati strappare via ogni idea di cambiamento e mentre li deridevamo, spietati killers vestiti da pagliacci hanno badato bene che noi, troppo impegnati a rincorrere idiozie, non costruissimo niente. Ora che, molto lentamente, il loro mentore se ne va in pensione, personaggi come Alfano, Renzi e Grillo sono pronti a contendersene l’eredità. Così apparentemente diversi, così simili a lui.

Alle 6 e trentacinque circa.

“No, perché vedi, Emiliano carissimo,” fa il filosofo della corriera: “La tua Seicento, i tuoi vent’anni e la ragazza che tu sai, mica te li dà indietro nessuno. Al limite, se proprio proprio, oggi come oggi, ti ridanno indietro Forza Italia.” Scarta una Golia e la succhia piano, aspettando una reazione. Per conto mio lascio correre lo sguardo fuori dal vetro, nella bruma gelata di val Taro che il bus taglia a metà. Intorno a me un’umanità dolente si trascina in fabbrica, schiera ordinata di spalle curve e visi segnati dalla fatica del lavoro, file di occhi pestati dal sonno. Android va per la maggiore, sui dispositivi che illuminano la penombra del mattino presto, non siamo sul Frecciarossa: chi, come Opportune, tenta di agganciarsi a qualcuno lontanissimo con skype, inutilmente; chi sogna di cambiare classe sociale, almeno in apparenza, vagliando le offerte su autoscout24; chi si cava gli occhi con le quote di qualche betqualcosa per la prossima tornata di campionato. “Già, solo Forza Italia ti può tornare indietro, oggi come oggi.” Una donna dell’est consulta il cellulare, poi se lo ricaccia in tasca e scoppia a piangere, in silenzio, con gli occhi aperti e la testa alta: le lacrime scorrono composte e si spengono sul colletto della camicia di raso. Erald, il meccanico, digerisce una cena pesante e il cruccio di una figlia che vuol fare di testa sua, ripete: “Ha diciott’anni, ma fin che vive in casa mi deve pur ascoltare, no? Tu che fai il maestro, Emiliano, cosa dici?” Cosa vuole che gli dica? Certamente non vuole che gli dica di godersela, questa giovane ribelle, dagli occhi azzurri, ché manco lei gli ridaranno indietro più, a un certo punto. E nemmeno che al massimo, se gli fregherà qualcosa, potrà riavere Forza Italia, un domani. “Non tornerà nulla indietro, Emiliano” sentenzia il filosofo: “Anche se uno scegliesse di accontentarsi di poco, che ne so, del sapore di un bacio smarrito chissà dove o di un solo sabato pomeriggio di sogni e di sbronze e di fughe. Anche se a uno bastasse un nulla, così è: solo Forza Italia.” Ha ragione, certo, da vendere. Mica torna l’ebbrezza di leggere la prima volta i Fiori del male, di schiacciare play e sparare Smells like teen spirit a un volume tale, nelle cuffiette, da diventare biondi. Torna lui con il discorso fiume e il solito sorriso, invece; torna, come sottolinea giustamente il pensatore dell’autobus, Forza Italia. E, aggiungo io, visto che il filosofo è del pd e fa finta di niente, torna anche De Mita (nella variante con accento toscano e faccia da schiaffi).

Bene così, del resto. Perché le cose belle non sarebbero così uniche. “E tu cosa vorresti indietro, invece?” Fa il filosofo. “Non lo so. Forse niente. Forse, per la sua vita da vivere e per i sogni della mia generazione, un ragazzo di vent’anni, abbattuto con un colpo di pistola in faccia, in piazza Alimonda.”

Feroci timidi animali di città

25/06/2010, Lavanderie Dry Tech

Si stringono sul marmo sbreccato del gradino davanti al portone di casa. Lui, casco di capelli cotonati, sigaretta da arrotolare in una mano, fissa qualcosa sul selciato del marciapiedi e cerca le parole. Lei, impaziente dietro la frangia diritta perfetta, da pubblicità di uno shampoo, attende spiegazioni. L’altra, nascosta nella kefiah viola, sbuffa nuvole di fumo azzurrino, un po’ seccata, in piedi a una ventina di metri di distanza. Dietro la vetrina della lavanderia a gettoni, un cocker solitario fissa l’oblò di una macchina: non pare molto interessato alle vicende amorose adolescenziali del vicinato. Del resto, dice, sono le stesse in tutto il mondo. Tanto vale aspettare che la lavatrice finisca, specchiandosi la toelettatura fresca nel vetro, poi raccogliere il bucato fragrante e riportarlo a casa. Il padrone nel frattempo si è rilassato in salotto, sprofondato in poltrona, in compagnia di un romanzo nero e di un tazzone di earl grey fumante, con la nuvola di latte e tutto quanto. “Vedi, ci sono cani che sanno rendersi molto utili, animali preziosi e molto ricercati.” Dico alla Chicca che nel frattempo tira per riuscire a cacciare il naso in qualcosa di puzzolente raggrumato in un’aiuola spaccata dalle radici di un tiglio. La carcassa di un piccione, forse, oppure i resti di un roditore della Padania centrale. “Questi cani, dicevo, sono molto ricercati e valgono un sacco di soldi. Sono adeguatamente ricompensati, questo è ovvio, da proprietari generosi e affabili. Anche tu, cara Chicca, se volessi…” Niente da fare, l’attrazione fatale per la carcassa è surclassata da quella per una pozza oleosa poco distante, originata da chissà quale suppurazione cittadina. Sospiro: “Non diventerai mai un cane come si deve!” E la trascino nel tour solito di edicola, bar, panetteria.

Tornando verso casa butto un occhio in lavanderia e scopro che il cane non era solo. La padrona, biondo-Parma-centro e abbronzatura come si deve, si affanna a svuotare il cestello in una grossa sporta di plastica, con sopra il logo di una catena locale di negozi di scarpe. Prima che spariscano alla vista, riconosco il cuscino di una cuccia di quelle che vendono all’Ikea, un paio di cappottini da cane, un guinzaglio con pettorina e vari asciugamani. Attendo la tipa al varco. “Buongiorno! Che bel cagnolone… come si chiama? Ho visto che lei, la roba del cane, la lava qui, nelle macchine a gettone.” “Già, guardi, glielo consiglio. Con il mio cane poi, che ha il pelo lungo e ne perde molto, la lavatrice di casa si sporca tutta e, a lungo andare, si rovina.” Non le rispondo come vorrei: “Uh! È proprio un’ottima idea! Per non sporcare la mia lavatrice insozzo quella dove anche altra gente viene, inconsapevole, a lavare!” Non le rispondo così anche perché lei mi anticipa leggendo il mio sguardo: “Beh, ma qui, a lavarci la roba, ci vengono solo i marocchini, per loro è lo stesso.” Cosa significhi, che per loro è lo stesso, non è dato sapere: che se sei marocchino non ti accorgi se hai la camicia pulita o meno perché, tanto, sei sporco dentro? Che se sei marocchino non hai diritto a fare un bucato decente?

La tipa della frangia trascina per i capelli quella con la kefiah per alcuni passi. La tipa con la kefiah strilla. Casco cotonato si è dato alla macchia, probabilmente correndo ai ripari nell’appartamentino dei suoi, proprio lì al pian terreno. Io, per quel che mi riguarda, seguirò il suo esempio. La violenza in ogni caso, anche se fatta soltanto di bolle di sapone e peli di cane, non fa per me.

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