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Puffiamo la scuola?

Conad, con la complicità del Ministero dell’Istruzione, lancia l’iniziativa “Insieme per la scuola“. Si tratta di una raccolta punti un po’ particolare: fai la spesa, ogni dieci euro ti danno un pacchetto di figurine dei Puffi, dentro il pacchetto c’è anche un buono. Eccolo:

I buoni vanno raccolti e portati a scuola. Con i buoni raccolti l’Istituto, preventivamente registrato all’iniziativa, vince i premi in catalogo: PC, stampanti, videoproiettori, ecc. Benefici per tutti: la scuola ottiene le attrezzature informatiche, i bimbi potranno adoperarle, le mamme e i papà avranno la sensazione di essere Bravi Genitori facendo semplicemente la spesa.

Peccato che ci siano alcune controindicazioni.

1) Un’iniziativa del genere introduce una campagna pubblicitaria all’interno dell’istituzione scolastica, una campagna che prevede, tra le altre cose, visite ai negozi con annessa possibilità di incontrare i Puffi. Si tratta di una procedura subdola perché diretta a minori e costruita in modo che gli adulti, personale scolastico in primis, non possano fare da filtro per quanto riguarda i contenuti. Se, come scuola, ho aderito all’iniziativa, mica posso permettermi di sputare nel piatto dove mangio. Chris Cornell durante un festival aggredì violentemente la multinazionale organizzatrice dell’evento: fece discutere, ma non convinse nessuno.

2) L’adesione di un Istituto a “Insieme per la scuola” pone dei limiti alla libertà di scelta dei genitori sul dove e sul come fare la spesa: come posso a cuor leggero spendere i miei soldi in un posto, quando so che spendendoli da Conad aiuto la scuola di mio figlio? Insomma, nessuno è costretto a partecipare, ma se gli altri bambini vanno tutti a scuola felici con i buoni, mio figlio dev’essere l’unico che arriva senza? Già lo spedisco a scuola con la maglietta del Che, mandarcelo senza buoni Conad mi sembra troppo.

3) L’esperienza USA dimostra che, nonostante alcuni benefici, la sponsorizzazione nella scuola ha causato parecchi disguidi: dalle classi portate a vedere lo spot in aula magna prima delle lezioni (evidentemente al posto della preghiera), all’utilizzo obbligato dei prodotti forniti dalle aziende sponsorizzatrici, per esempio nelle mense e nelle palestre, nonostante comportassero in alcuni casi danni alla salute dei ragazzi. Inoltre, difficilmente qualificabile e quantificabile, ma non per questo neutro e sottovalutabile, è l’effetto dell’esposizione prolungata dei bambini ai marchi.

Capisco le obiezioni: davanti ai soldi non si guarda in faccia a niente e a nessuno. La scuola versa in uno stato tale che non può permettersi la puzza sotto il naso. Forse è vero, ma credo che quando si tratta di bambini, della loro edcazione, della loro crescita, questi ragionamenti, da adulti, debbano restare fuori dalla porta, insieme ai marchi, insieme a Conad.

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