Bella, zio

11205992_762563470524853_991803616826747373_nDi capire come sia possibile che un servizio del TGCOM24 diventi il principale strumento di analisi della giornata di protesta No Expo, proprio non mi riesce. Pare che l’informazione affidata al social, alla condivisione, orizzontale, dal basso, prepotentemente libera, si mostri per quel che è: un mito del tutto inconsistente. Quando Mediaset chiama, la rete risponde presente.

Il network fondato da Berlusconi realizza un’intervista che è del tutto insignificante dal punto di vista giornalistico: Mattia è un ventenne che risponde alle domande di un cronista, ma non si capisce nemmeno il perché sia stato scelto o meglio, forse lo si capisce fin troppo bene. Il ruolo del ragazzo negli scontri non è chiaro, avrebbe voluto spaccare qualcosa, ma non ha spaccato nulla, parla a volto scoperto, ma porta il cappuccio (prova inconfutabile di militanza pluriennale nel blocco nero), ha poche idee, ma confuse, su proteste di piazza e cortei. Di fronte a un servizio di questo genere, l’unica reazione accettabile da parte del pubblico dovrebbe essere un bel: Beh? Ecchissenefrega!

Comunque il video comincia a girare, diventa virale, si dice. Il ragazzo viene messo alla gogna su facebook, deriso, offeso, insultato. Chi auspica randellate, chi si sbizzarisce e sogna sevizie di ogni genere. Leggo un se fosse mio figlio finirebbe dritto in psichiatria dopo essere passato dal reparto gessi. Qualcuno invoca l’intervento della mamma coraggio afroamericana, a pigliarlo per le orecchie. Qualcuno auspica una nuova Diaz, una nuova Bolzaneto. Qualcuno che, evidentemente, o non ha idea di che cosa siano state Diaz e Bolzaneto, o pensa che torturare a freddo manifestanti inermi e pacifici sia un intervento efficace contro le devastazioni.

Nascono gruppi dai nomi fantasiosi, ispirati al gergo del guerrigliero black bloc che presta il suo volto al TGCOM24: Minchia, zio, se non bruci una banca non sei nessuno; Figa zio se non bruci la banca sei un coglione; più originale il Se non bruci un coglione sei una banca ecc. Sono gruppi popolari, in molti si iscrivono, in molti condividono. In tantissimi decostruiscono l’intervista, la sezionano, per meglio evidenziare quanto, secondo loro, sia stupido e ignorante il giovane. Molti mostrano di avere acquisito fini competenze nell’analisi testuale, durante gli anni del liceo, altri commentano con supponenza piuttosto immotivata, e con un’ortografia piuttosto irregolare. Poco importa, il viso di Mattia, le sue parole un po’ sconnesse, sono confortanti, ci rassicurano in merito alla nostra superiorità intellettuale. Ma quanto siamo intelligenti, meno male.

Il quarantenne che si spertica ad augurargli cose indicibili, davanti a Mattia, si sente al suo posto, dalla parte della ragione. Ha studiato, lui. Mica come quell’imbecille figlio di operai che a ventun anni fa ancora le superiori. Mica come quell’idiota bruciamacchine che è così coglione che non sa nemmeno parlare. E che Mediaset gli offre sul 30 pollici smart ultrapiatto, mentre all’aperitivo si succhia un flûte di Franciacorta stravaccato sul divano.

C’è il mostro, signori rivoluzionari da tastiera, sbattuto in prima pagina. È un ragazzo sprovveduto come ce ne sono tanti: voi siete più istruiti, più intelligenti, o almeno più vecchi e scafati. Eccolo qui, prendetevela con lui, come se le responsabilità di quanto accaduto a Milano fossero le sue; accanitevi, mi raccomando, contro di lui e lasciate in pace il potere, che i responsabili ringraziano.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

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