L’ortomercato dei famosi

Emanuele_Filiberto_di_Savoia_orto-mercato_06Il sapore della terza Marlboro si mescola al residuo di caffè corretto Nardini, mentre comincio a slacciare il cellophane pesante che protegge il banco nelle ore di riposo. L’alba dista ore da questo capannone al neon dove iniziano a risuonare le prime urla, sberleffi, insulti, bestemmie. Fracasso di cassette tolte di mezzo a calci, gas di scarico, uomini assonnati intirizziti nelle giacche di pile consumato. Uno molla un peto sonoro, rimbombano sghignazzate, c’è chi gli fa eco con un rutto. Ecco Gigi, il grossista del banco di fianco al mio. Mi soffia un bacio con fare ammiccante tra i denti marci: “Allora l’hai fatta andare la bistecca ieri sera?” e mima l’atto con la mano destra posata sul pacco. Gli rispondo muovendo a stantuffo il braccio destro e fischiando come una locomotiva: “Se vuoi te ne trovo una anche a te…” Qui siamo tutti affiatati. La vita del mercato ortofrutticolo a me piace anche se è dura e c’è da spezzarsi la schiena, questo è sicuro, e c’è da abituarsi a saltar giù dal letto prima ancora di aver preso sonno, da gelarsi le chiappe o da morire di freddo a seconda della stagione. Certo che a pensare di arrivare alla pensione così… boh, non lo so, mica voglio andare avanti così tutta la vita. Comunque non mi lamento, è un ambiente stimolante, dove si possono fare conoscenze utili per entrare nel mondo che conta. Del resto, qui al mercato, sgobbano anche i vip. I figli del ministro Polletti, per esempio, fanno movimentazione merci. Hanno messo su bicipiti grossi come angurie e tirano madonne che mi vien la pelle d’oca anche a me, che non sono certo uno fine. Li guardo lì, che sudano con gli altri, e penso: “È bello che gente importante, che non ha certo bisogno, faccia andare le mani con noi comuni mortali.” Questo, garantito, è un ambiente altamente formativo per ricconi. Che vanno al liceo, imparano un sacco di libri, ma poi vengono qui a guadagnarsi la pagnotta. Perché non fa mica male a nessuno un po’ di lavoro. Chiaro? Magari se lo ficcassero in testa tutti quei genitori che piazzano i figli a spinellare davanti alla play per andarsene a fare il turno in fabbrica, in magazzino o al supermercato in santa pace. Tantissimi uomini politici si sono fatti le ossa al mercato ortofrutticolo. Qualcuno lo dice tranquillamente, come per esempio l’ex ministro Bruschetta che si è vantato degli anni migliori della propria vita trascorsi caricando e scaricando autocarri. Qualcuno è più pudico, e magari lo nasconde. Ma, per esempio, dove credete che se le sia fatte quelle belle spalle larghe, e quella solida preparazione tecnica, il buon vecchio Francesconi? E la cultura del lavoro, la passione per gli orologi di pregio, la famiglia Fufi, dove pensate che l’abbia appresa? Tra i bancali, no? A volte, a pensare alla gente con cui potrei avere a che fare, senza saperlo, qua dentro, io mi sento in imbarazzo. Perché è proprio un privilegio, cavoli, un’opportunità, avere a che fare con questa gente qui.

Io ai figli di Polletti non l’ho detto, ma sono un po’ contrario alla proposta del loro papà. No, perché insomma, a me piace quest’aria esclusiva che si respira qui. Se mi mandano tutti quegli studenti figli di nessuno d’estate a lavorare, mi rovinano l’ambiente. Voglio dire: adesso magari assumo uno e, per dire, la probabilità che sia figlio, per esempio, del presidente Ronzi è bassa (per carità), ma comunque significativa. Se facciamo venire qui cani e porci, come dice Polletti, la probabilità che mi venga il figlio di Ronzi diventa infinitesimale. No. Non va bene. Quando in troppi bussano alla porta bisogna anche saperla sbattere.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

One response to “L’ortomercato dei famosi”

  1. aliceelospecchio says :

    Dopo aver letto un po’ di vecchi post, m’iscrivo.
    Scrivi bene 🙂

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