Fedeli alla linea

Annarella-CCCP-3Stasera al circolo si esibiscono ex-CCCP con Angela Baraldi alla voce e così la sala si riempie in fretta. La concorrenza, del resto, non è granché: da queste parti, un live decente lo si vede ogni sei mesi, a meno di non spostarsi nelle province limitrofe. In più un’ordinanza antirumore a Cinque Stelle caccia a letto gli avventori dei locali dell’Oltretorrente a mezzanotte o poco più. E in TV danno Ballando con le stelle. Come non fare allora il pienone buttando Zamboni sul palco a suonare Punk Islam e compagnia bella? Mancano pochi minuti al concerto e la coda al banco del bar è spumeggiante. C’è uno che spiega alla barista come si fa un vero gin tonic, lei lo ascolta con la stessa faccia intenta che mette su al mattino quando va a lezione di Letteratura del Rinascimento. La cosa provoca malumori e borbottii, fino all’esasperato: “E alooora!”. Lei ficca in fretta il bicchiere di plastica nella zampa destra del tipo, versandogli metà del contenuto sulla camicia. La macchia che si allarga sul costato, lui che gongola allontanandosi con un sorriso beato.

Ogni sorta di creatura datata e stropicciata si aggira stanotte nell’oscurità della pista: parrucconi cotonati sale e pepe, facce stravolte sotto spessi strati di cerone bianco. Infermiere strizzate in vestiti originali anni ho tanta disperazione, conservati per le grandi occasioni; professori spelacchiati con il maglioncino di lana e punkettoni di professione. Bocche sdentate, ghigne solcate in guisa di regnatela, pance che spingono sotto le camicie e spalle curve sotto il peso di borchie e giacche di pelle. Il postino si è truccato gli occhi di nero e forse si è messo anche un rossetto scuro, ma non ci giurerei. Salta fuori che dopo il concerto la serata vira al dark e allora si spiega anche la considerevole calata di vampiri da tutto il circondario. Altissimi, scavati nel volto e nel corpo, pelo canuto a ciuffi lunghissimi in testa e sul dorso delle mani, alito probabilmente fetido: li riconosci subito. La Sposa cadavere ha un filo di sangue vermiglio che le cola da una piega delle labbra affilate.

Quando la band attacca, sotto il palco si scatena il finimondo e per selezione naturale nel pogo sono i deboli che cadono subito. Fuori il primo che si controlla con le dita la dentatura, forse un ponte ha ceduto. Via il secondo, piegato a metà, viola in faccia, si tiene i coglioni con due mani. Un amico gli piega indietro la testa e gli versa in bocca mezza birra gelata che gli va di traverso. Poi un altro lo afferra per i piedi e lo trascina a bordo pista. Il terzo gattona tra i calci tentando di recuperare gli occhiali fracassati, che schizzano impazziti qua e là scivolando sul velo di condensa e birre versate che avvolge il pavimento. Finalmente una ginocchiata nella nuca lo manda al tappeto. È un duro lavoro, stare qua sotto. Chi ci sta da vent’anni, chi da trenta, il tizio che mi tengo davanti e uso come scudo umano, probabilmente da cinquanta. Sotto il palco prendiamo colpi e li diamo, da sempre. Siamo un branco di sopravvissuti e da sempre TIFIAMO RIVOLTA, perché c’è sempre una buona ragione, da Craxi a Renzi, per la rivolta.

E noi da sempre, solo, TIFIAMO RIVOLTA. Solo, TIFIAMO, da sempre. Nient’altro.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

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