Di fragola e di panna

Sono uno che, per chiudere il pasto, al dessert con il passito preferisce una bistecca con la Beck’s. Tuttavia ci sono occasioni in cui, come colto da un insano desiderio di sembrare una persona normale, chiedo la carta dei dolci. Desiderio di omologazione che nella vita mi spinge a tante altre azioni assurde, tipo fingere interesse per il racconto delle strabilianti gesta erotiche dei compagni di palestra.

“Mi porteresti per favore la carta dei dolci?” La cameriera stropiccia tra le punte delle dita una ciocca di capelli piastrati, gesto che tradisce un leggero imbarazzo, ma poi prende coraggio e stirando il sorriso spara: “Oggi non abbiamo i dolci soliti, perché la domenica lo chef non li fa. Però, questa mattina, ho raccolto le fragoline selvatiche nel mio giardino, le ho messe tutte in un bel cesto di vimini, c’era un bel sole dopo il temporale, e le ho portate qui. Lo chef le ha lavorate con la panna e poi ha spruzzato il tutto con una salsina delle sue e… insomma, il dolce è questo…” Conclude sospirando appena e guardando per terra. Butto un occhio oltre l’oblò che buca la porta della cucina, dove il cuoco sta usando uno spelucchino a becco come filo interdentale. Mi sa che la salsina delle sue, per questa volta, se la può anche sbafare tutta lui. E poi, mi dico, la storiella della cameriera non regge. La ragazza, infatti, appartiene a una tipologia umana che fiuto subito, perché vi appartengo anch’io: quelli che senza l’ausilio di una vaschetta con l’etichetta sopra non distinguono le more dalle fragole e che, come attività nel verde, al massimo concepiscono il portare il cane al parco. Non che non ci succeda di prendere parte a qualche escursione, per carità, non siamo mica prevenuti verso la natura, ma non riusciamo, per diversi motivi, a goderne come gli altri. Come mai? Ecco, ad esempio durante queste idilliche esperienze succede spesso che qualcuno del gruppo avvisti un animale, ma noi ci giriamo sempre troppo tardi per vederlo: “Che meraviglia! Che bel cervo, com’è maestoso, davvero superbo! Hai visto, Emiliano, che spettacolo? Quasi come il muflone di prima, o il bue muschiato di ieri…” “Cervo? Dove lo vedi? Boh! Tanto io l’ho già visto, un cervo. Ti ho mai detto che una volta a Brescia c’era lo zoo in Castello?”

Cara cameriera, siamo gente che non ha mai visto un animale in libertà tranne i piccioni e che non si fiderebbe di nulla che non sia certificato dall’unica autority alimentare che riconosciamo: l’Esselunga. Quindi, questa cosa delle fragoline selvatiche non sta proprio in piedi. Stamattina, cara cameriera, dopo il temporale ho ficcato un cd dei Mudhoney nello stereo e mi sono steso sul divano a riflettere sulle ragioni profonde dell’esistenza e scommetto che tu, se aggiorniamo i gusti musicali, hai fatto più o meno lo stesso. Altro che cestino di vimini d’Egitto. Ho lavorato abbastanza nella ristorazione per capire che il titolare della baracca, o comunque quello che fa il capo, ti ha detto di intortare gli avventori con questa balla, probabilmente perché deve finire un piatto che non ha venduto nei giorni precedenti.

“Niente dessert, grazie, le fragoline saranno buonissime, ma sono allergico agli alimenti privi di conservanti.” “Allora porto il caffè?” Solleva le sopracciglia in un’espressione di impotenza e va a raccontare la parabola del giardino incantato a una coppia più in là. Man mano che la serata procede la recita migliora, anche se è evidente come la ragazza proprio non riesca a calarsi completamente nella parte della contadinella. Qualcuno comunque abbocca e assapora deliziato la panna vecchia con le fragole del discount e la cremina, che si scopre essere giallina, dello chef.

Del resto non c’è nulla di male, le storie, in fondo, ci servono per vivere meglio e senza uno strutturato sistema di invenzioni non riusciremmo a galleggiare su questa alluvione di oscenità che è il mondo. Che fastidio mi dà, allora, la balla delle fragoline, proprio a me che ogni anno insegno che fuor della penna non v’è salvezza? Abboccare mi renderebbe stuzzicante la salsina dello chef. Tuttavia la storia non mi convince, forse proprio perché a confezionarla è stato sicuramente il capo, e un capo difficilmente può mettere insieme un’idea passabile: il potere, a qualsiasi livello, intacca l’immaginazione, spegne i sogni. Inoltre il raccontino trasmette il modello femminile che, con ogni probabilità, nell’immaginario del capo è quello più allettante, la donna ideale: la brava ragazza carina e semplice che già al mattino si preoccupa della baracca e quindi si getta a raccogliere fragole mature, per offrirle al suo punto di riferimento, il padrone, anche se vicariato, nella fattispecie, dallo chef. Che orrore!

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

One response to “Di fragola e di panna”

  1. roceresale says :

    La storia non convince. Le narrazioni però sono la cremina dello chef. E io che prima di ordinare guardo la carta dei dolci per capire cosa mangiare prima. Figurati.

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