Il grande mare del Marocco

ZineddineIn H-OUT (La guide de la migration) l’artista algerino Zineddine Bessaï fornisce, in forma di mappa del tesoro, un quadro umoristico della pericolosa avventura dei migranti. Si tratta di un planisfero dove sono indicati i mezzi di trasporto utili a coprire le diverse tratte, come rimorchi di camion o imbarcazioni di fortuna, le caratteristiche delle regioni attraversate, come la prosperità economica o una particolare concentrazione di bellezze occidentali e i contrattempi in cui ci si può imbattere, tipo i pattugliamenti dei guardacoste. Le mete preferite sono contrassegnate da un cerchio rosso con una X bianca dentro. Alcune città europee sono chiamate con il nome della locale compagine calcistica, ad esempio Real Madrid o AC Inter. Il marchio pallonaro ha un’elevata capacità di penetrazione all’estero e arriva a raggiungere, almeno a livello di immaginario, i più remoti villaggi dell’Africa Subsahariana. Non è quindi così strano che, per molti ragazzi che partono in cerca di fortuna, un luogo si identifichi con il nome di una squadra di calcio. E non è così strano che molti di loro indossino le divise, più o meno grossolanamente tarocche, delle formazioni più celebri. Come John, che ha lasciato un posto vicino a Cape Coast con una maglia blaugrana addosso e ha raggiunto un paese nel sud del Marocco, sulla costa, da dove imbarcarsi per le Canarie. In poco tempo ha trovato un posto su una bagnarola, anche se lo ha pagato un occhio della testa. La traversata notturna però non è stata fortunata. Il vecchio motore marino ha cominciato a perdere colpi, poi si è fermato. I piloti sono fuggiti a bordo di un gommone lasciando andare alla deriva lo scafo in avaria. Le impetuose correnti oceaniche hanno portato l’imbarcazione lontano dalle Canarie, lontano dal mondo. Il numero di migranti lasciati così, in balìa dell’Atlantico, è sconosciuto. Quando un peschereccio si è finalmente imbattuto nel relitto, a bordo rimanevano solamente sei cadaveri. Corpi scorticati mortificati dalla sofferenza, cui il sole ha bruciato la pelle, ha prosciugato le carni. La maglietta del Barcellona che avvolgeva quello che restava di John aveva perso il colore. Prima di morire, John ha graffiato poche parole, le sue ultime parole, nella vernice dello scafo.

Qui finisce la mia vita, nel grande mare del Marocco.

Sono passate otto estati, John, dalla mattina in cui la radio ha raccontato la tua storia. Ricordo che, in vista dell’ora di pranzo, stavo disponendo i tavolini pieghevoli di un bar sul pavé di una piazza del centro storico, qui, a Parma FC. Ricordo le tue parole, il grande mare del Marocco, il conato di dolore che ho provato per la tua morte, per la sofferenza di uno sconosciuto, forse per le pene di tutti gli sconosciuti oppressi dal mondo. Pochi secondi a deglutire a vuoto, strizzando le palpebre, prima di riprendere il lavoro. Chissà che fine hanno fatto i tuoi resti martoriati. E chissà come ti chiami veramente, e chissà da dove sei partito. Magari davvero forse io solo so ancora che hai vissuto, anche se della tua storia conosco solo il tragico finale. Ma voglio pensare che non sia così. Voglio pensare che ancora viva una madre, seduta all’ombra in un cortile polveroso di qualche posto lontano che, nonostante non riceva tue notizie da troppo tempo e abbia smesso di sperare, continui a credere che il suo dolore non sia stato inutile. Che sia valsa lo stesso la pena aver amato così forte tutto di te, dei piedi allacciati nei sandali consumati alla massa crespa dei capelli.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

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