Azienda scuola aziendalista

C’è il dirigente, un tipo nervoso e manipolatore, che quando parla di scuola-azienda si gratta. No, non si gratta perché l’idea di incastrare l’istituzione scolastica dentro un modello fatto per vendere qualcosa, come mortadelle, per dire, o pignatte, lo disturbi. Si gratta bensì perché, intanto che parla, di sottecchi luma le facce degli insegnanti che tenta di convincere della necessità della sua visione, di quel che lui chiama innovazione: un’alzata di sopracciglia, la socchiusura degli occhi, la stretta delle labbra e il protendimento del mento verso il basso sui volti segnati dei docenti sono segni inequivocabili di scetticismo pregiudizialmente e irragionevolmente espresso: “Perché non vogliono mica mai cambiare niente ciò, questi qui, ostrega!” Lui, il dirigente, il venexiàn, ha le sue ricette, per fare della scuola un’azienda. Ricette che, se gliele lasciassero mettere in pratica ciò, si risolverebbero un bel po’ di problemi.

Una di queste formule miracolose si rivela con puntualità, ogni anno, con l’avvicinarsi degli scrutini finali. Consigli di classe di maggio nelle aule che sono forni crematori, i tabelloni con le medie dei voti del registro elettronico sono tinti di rosso insufficienza da cima a fondo: un diluvio di tre, di quattro e di cinque. Ogni tanto una riga verde, sparuta, un raro secchione, di solito simpatico come una bella ditata in un occhio. Il dirigente salta sulla seggiola del capo, quella con i braccioli, di fronte tanto scempio si lagna: “Cossa
xé qua? Siete matti? Volete mica bocciare tutta quella gente lì. No gò capìo, mi volete rovinare ciò!” Il dirigente si dà una grattatina ancora, sotto l’ascella, passando dal collo sformato della maglia e spiega che la scuola l’è un’azienda c’è da promuovere tutti, che così la ditta è più produttiva, fa più fatturato in pratica. Se non produciamo, la gente non si iscrive e va tutto a remengo: “Tutta la baracca, qua, salta per aria!”

C’è l’insegnante, un tipo rigido e inflessibile, che quando parla di scuola aziendalista si gonfia. Ma non si gonfia perché l’idea di sfornare diplomati ignoranti a pedate nel didietro, come fossero tondini, per dire, o pulegge, lo inorgoglisca. Si gonfia bensì perché lui c’ha lavorato, in azienda, e sa cosa vuol dire farsi il paiolo, e cos’è la competizione, mica star qui a perder del tempo. È un aziendalista lui, fa dell’efficienza una legge, del suo giudizio il metro infallibile con il quale mandare avanti quelli che ce la fanno e respingere al mittente quelli che non ci arrivano. “È giusta l’equazione? Bene. L’è sbagliata? Bocciato. Ah! Quando c’era l’Avviamento, che quelli che non ce n’avevano voglia non venivano a rompere i coglioni a scuola!” Lui, l’insegnante aziendalista, ha le sue ricette per una società migliore, che parta da una scuola davvero selettiva, come un’azienda, cazzo (questo qui non cede al dialetto, ma non lesina in turpiloquio). Ricette che, se gliele lasciassero mettere in pratica, si risolverebbero un bel po’ di problemi.

Consigli di classe di maggio nelle aule che sono forni crematori, i tabelloni con le medie bla bla bla… Inevitabile, prepotente, esplode il conflitto tra scuola-azienda e scuola aziendalista. “Boccio tutti! Boccio tutti!” Urla paonazzo, sputando pezzi di barrette ai cereali Diet Hero, l’aziendalista. “Ma cosa vuol bocciare, ciò? Questo qui, per esempio, ha tre in Inglese e Storia e due in Matematica e in Diritto… però ha cinquemmezzo in Informatica!” Replica flemmatico scuola-azienda grattandosi l’interno coscia attraverso una tasca sfondata dei pantaloni: “Io gli darei una chance!” La tenzone prosegue a lungo, volano parole grosse, reciproche insanabili accuse di incompetenza. Poi, quando ormai sembra incomponibile la frattura fra due strategie aziendali così distanti, avviene il miracolo, la convergenza. Azienda scuola aziendalista individua un paio di disgraziati per classe, scelti accuratamente tra i più svantaggiati sotto il profilo economico, sociale o culturale, (che non faccian ricorso!) e sulla loro pelle trova unità d’intenti, rimandando lo scontro all’anno successivo.

Annunci

Tag:, , , ,

About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: