Milkshake alla fragola

130405-kurt-cobain

Risvegliandosi dal coma dopo una scorpacciata di Roipnol e alcool, il 5 marzo 1994, Kurt Cobain chiede un milkshake alla fragola. Un milkshake alla fragola, proprio così, all’ospedale Umberto I di Roma! A qualche centinaio di chilometri di distanza io ho quattordici anni e, mentre quella, alla lavagna, spiega l’ut più congiuntivo, fantastico sui milkshakes. Chissà quanto è figo succhiare una prelibatezza del genere, gustare il soffio dell’aria fine di Roma, nella luce di marzo filtrata dagli occhiali da sole di plastica colorata, dopo un tentativo di suicidio. Non lo so ancora che davvero una stella si possa spegnere, dovrò aspettare un mese per scoprirlo. Già, un milkshake è proprio la bevanda giusta: una cosa americana, mica un frappé, mica un frullato. Un milkshake ci sta benissimo con i jeans strappati, con i maglioni a righe con il buco sul gomito, indossati direttamente sulla pelle. Con le camicie a quadrettoni, extralarge, con le T-shirt al contrario, portate sopra la felpa, con la cassetta dei Sonic Youth che gira nel walkman, con i capelli sporchi e spettinati. Un milkshake è davvero geniale, il massimo.

In questi giorni il Dipartimento di Polizia di Seattle festeggia il ventesimo anniversario della morte di Kurt Cobain pubblicando un paio di scatti inediti della stanza dove il cantante dei Nirvana si è sparato. La pubblicazione delle fotografie è accompagnata dalle parole del detective Mike Ciesynski, specialista in cold cases, che ribadiscono come il caso, indiscutibilmente un suicidio, sia chiuso. Nelle fotografie si riconoscono alcuni miseri oggetti: un cappello con il paraorecchie, un accendino di plastica, occhiali da sole, uno straccio lurido, una cicca spenta. Una scatola di sigari Tom Moore che contiene due siringhe e un cucchiaino sporco. L’autopsia sul cadavere, ricordano dal dipartimento, rivelò buchi di iniezioni su entrambe le braccia.

Non si spiega come mai la polizia di Seattle abbia deciso di regalarci questi due scatti così intrisi di disperazione. Forse per bilanciare le immagini dei Nirvana che, inevitabilmente, il ventennale della morte riporterà sugli schermi dei nostri pc. Per rovinare la festa. Per dirci che, nonostante il tempo abbia sepolto lo squallore, non si trattava di angeli biondi e dalla voce struggente, di creature belle, maledette e perdenti. Che non è vero che Dio è gay e che Frances Farmer non tornerà come il fuoco a incenerire i bugiardi. Per ricordarci che quella non era altro che una storia di tossici sporchi e cattivi, gente vuota senza valori.

Ma noi, che una volta abbiamo trasformato un milkshake in ambrosia, non ci facciamo certo impressionare da due foto. Ancora una volta non li ascolteremo. Siamo un po’ invecchiati, certo, ma ancora non rinunciamo all’idea che possa capitare anche a noi, un giorno, di vedere Gesù in una tortilla.

Annunci

Tag:, , , , , ,

About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

3 responses to “Milkshake alla fragola”

  1. Fabulous Country says :

    sono senza parole… fantastico kurt.

  2. crisalide77 says :

    da brividi!
    sono la colonna sonora della mia vita.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: