Ladri di biciclette

La pianura lievita, zuppa di pioggia. Qua e là la terra non ce la fa più, soprattutto in città, e allora butta fuori l’acqua in eccesso, come l’altro giorno, in via La Spezia, formando pozzangheroni che così non ne ho mai visti, neppure quando ero bambino e tutto il mondo era un’iperbole. “Qualche cosa dovrà pur crescere, con tutto questo innaffiamento!” Mi ha detto stamattina l’edicolante. È uscito fuori per controllare gli espositori con le riviste protetti dal cellophane. Ha lanciato un’occhiata dubbiosa al tetto del suo regno di latta verde assediato dalle acque, quindi è tornato a sedersi dietro le riviste. “Cosa vuole che cresca? Qui tutto si scioglie e basta… sprofonderemo tutti.” Mi sono allontanato lungo il viale immaginandomelo punteggiato di funghi alti anche due metri, con un gambo così largo che un uomo a fatica lo potrebbe abbracciare, gonfi di quest’acqua piovana lercia di fumi. “No che non dà crescita miracolosa, questa pioggia. Va già bene se ci ripulisce un po’ l’aria!” Concludo tornando alla realtà tra i colpi di clacson di via dei Mille. Ma, ovviamente, vengo smentito subito. Davanti ai tre ingressi della casa in mattoni che sarebbero rossi, se i gas di scarico delle auto non li avessero ricoperti di una densa patina scura, sono sorti dal nulla tre muri. Ogni ingresso è stato sigillato da una parete venuta su dal nulla. Le precipitazioni di questi giorni, in effetti, hanno fatto spuntare misteriosi imprevisti architettonici dal terreno fradicio.

Basta andare al bar per una breve ricerca sulla Gazzetta di Parma per fare chiarezza. I tre alloggi sono case popolari dichiarate inagibili dopo il terremoto. Per evitare che vengano occupate da quelli che la giornalista chiama “disperati affamati dalla crisi”, il Comune ha fatto murare gli ingressi. Nei giorni scorsi, infatti, erano stati notati movimenti sospetti intorno all’edificio e si era scoperto che alcune persone si erano stabilite qui. All’interno degli appartamenti sono stati trovati utensili e sette biciclette. I disperati possono andarsene da qualche altra parte, l’edificio di via dei Mille è troppo pericoloso. Che poi, puntualizza l’autrice del pezzo sul giornale locale, veri e propri “disperati” non sono: le biciclette abbandonate negli appartamenti occupati sono, probabilmente, rubate. Se sono ladri di biciclette, non possono essere disperati, pare essere l’assioma della giornalista. I disperati sono buoni, fanno la coda alla mensa di Padre Lino, chiedono la carità senza insistere troppo e non rubano. Se rubi, si vede che non te la passi abbastanza male. Non c’è bisogno di pensare a una soluzione per il tuo problema abitativo, se rubi le bici.

Mi viene in mente un certo politico che, intervistato in merito a una manifestazione di facchini licenziati, commentò laconico: “Beh, mi pare che molti di loro i soldi per le sigarette ce li abbiano”. Straccio il giornalaccio e lo butto nella spazzatura. Ognuno, al caldo in mezzo a questo schifo, ha il suo modo di sentirsi a posto.

Il barista mi guarda basito: “Non piace nemmeno a me, il giornale. Sono i clienti che me lo chiedono.”

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

4 responses to “Ladri di biciclette”

  1. Nichirenelena. says :

    VIA LA SPEZIA!?!? ma esiste davvero!?!

  2. newwhitebear says :

    L’assiomo di certo non è felice ma sei disperati rubano sette biciclette qualcosa non torna.

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