Il mondo piccolo di Manolo Sgabazzi

ENTEROLACTIS-INTEGRATORE-BIOLOGICO-FERMENTI-LATTICI-12FL-1024x723

I

Beccarsi un malanno nei giorni di Natale è, ve lo assicuro, un’esperienza tremenda, sia sotto il profilo psicologico sia per la difficoltà nell’accesso a cure adeguate. Avete dubbi al riguardo? Vi chiedo di considerare allora quanto capitato a Manolo Sgabazzi, quarant’anni, impiegato, un matrimonio felice e benedetto da Sancta Romana Ecclesia, una bella famiglia numerosa. E una tonsillite batterica con placche che si manifesta in tutta la sua violenza il pomeriggio della Vigilia. Non vi sto ora a raccontare dell’improvvisa sordità al telefono della guardia medica: “Mi creda, dottore… mi… sento… morire.” “Molto bene grazie! Tanti auguri anche a lei, a tutta la sua famiglia, sono contento che vada tutto bene!” Non vi tedio con racconti di discese nell’imbuto del pronto soccorso, tortuose, infinite e dantesche, ma con incontri molto meno interessanti: “Signor Sgabazzi! Buon Natale! Com’è che non si fa mai vedere agli incontri dell’associazione di quartiere contro gli extracomunitari che girano liberamente per i nostri borghi? La aspettiamo, mi raccomando!” Non vi annoio con la descrizione di lunghe attese per una visita o di code estenuanti in farmacia. Fatto sta che, all’ora in cui in salotto la famiglia dà il via alle danze goderecce del cenone, Manolo si ritrova, con la febbre a quaranta e la sezione della gola ridotta a uno spillo, a dover ingoiare pasticche di antibiotico grandi quanto ossi di pesca. Mentre lacrime di dolore gli grondano sul petto scavato, spinge con tutta la forza l’Augmentin oltre l’ostacolo, poi crolla sotto le coperte con l’impressione, neppure troppo peregrina, che il pastiglione si sia incagliato appena lì in gola e che, di lì a poco, gli succederà qualcosa di brutto. Trascorrono ore prima che la sua splendida famiglia, tra un brindisi e l’altro, si ricordi di lui. In un momento imprecisato della notte, la moglie, per la verità un po’ brilla, socchiude la porta e gli allunga, con un calcio, una ciotola dove fuma brodo incandescente: “Tieni, mangia. Poi se vieni di là a ringraziare per i regali, che sennò fai sempre brutta figura, è meglio.” Sgabazzi si china e solleva la ciotola, si porta volenteroso un cucchiaio alla bocca e spinge giù il brodo come una medicina. Ma il liquido brucia e la gola prende fuoco. Manolo, privo di sensi, crolla sul letto rovesciando la sua parte di cenone sul pavimento. Ora vi chiedo di non censurare, ipocriti, il comportamento della signora Sgabazzi: chiunque, tra voi, avrebbe fatto altrettanto. Già, perché il Natale dove ci si occupa degli altri, dove si è tutti più buoni, non è mica per gente come noi, gente che lavora, si sbatte. A servire il pasto alla mensa profughi ci va il Ministro, mica l’operaio; a pranzo con i poveri ci vanno il Sindaco e l’attore, mica la commessa. Ci vanno le celebrità perché tra gli affamati, un giorno all’anno, è più facile sentirsi persone di cuore. Vere celebrità, ma di cuore.

II

La mattina del venticinque il nostro sfortunato Manolo riprende conoscenza in un bagno di sudore indotto dall’antipiretico. In effetti, a parte la gola, sulle cui condizioni è meglio sorvolare, le cose sembrano andare un po’ meglio. Sgabazzi riesce a leggere, per esempio, e a mettere insieme un qualche ragionamento. Si spara un reportage sulle condizioni di lavoro nei magazzini britannici di Amazon: i turni di lavoro massacranti, le paghe misere, i licenziamenti per chi si ammala più di tre volte in tre mesi, il silenzio dei dipendenti comprato con l’offerta fasulla di un posto fisso, la scelta strategica di insediarsi in aree economicamente depresse, dove è più facile ingaggiare dei disperati. Legge tutto a fondo, il nostro impiegatuccio, e poi prende una decisione solenne: “Mai più! Mai più! D’ora in poi comprerò solo nelle botteghe sotto casa.” All’ora comandata Manolo butta giù la pasticcona, poi crolla addormentato sino a quando Vasco, il figlio grande, apre la porta e gli lancia sul letto un trancio gommoso di pandoro: “Ha detto la mamma di darti la colazione.” Il pandoro non potrà mai passare dalla gola ingrossata e così il malato lo mette da parte e ripiega sui flaconcini di fermenti lattici. Sulla scatola campeggia una scritta: di origine UMANA. “Cazzo, che schifo!” Manolo non può trattenersi dal contrarre le labbra in una smorfia di disgusto: “Chissà da dove li prelevano, ‘sti fermenti.” E via, complice la febbre, nella testa di Sgabazzi vanno formandosi immagini assurde di disgraziati, ridotti dalla miseria a diventare donatori di fermenti lattici. Torme di anime perdute, affamate, degradate, che si fanno estrarre i fermenti per darli a lui, tranquillo borghese che si lamenta tanto per un po’ di mal di gola. Ma deve pur curarsi, e così con un risucchio secco Manolo svuota un flacone di fermenti di origine umana, poi si pulisce le labbra con il dorso della mano: “Mica male, però! Sono dolci”. Chiude gli occhi, in sala fervono i preparativi per il pranzo natalizio, ne sente i rumori. Realizza, Manolo, nel suo mondo piccolo di malato recluso in una stanza, che Marx aveva ragione, che il mondo è fatto di sfruttatori e di sfruttati e che lui, tutto sommato, preferisce stare tra i primi (quando gli è permesso, s’intende). Vuole continuare, insomma, a bersi i fermenti. Ma non si ferma a questo, Sgabazzi. Ripensa ad Amazon, ai turni da dieci ore e mezza, ai ventiquattro chilometri quotidiani macinati a piedi dai magazzinieri sottopagati. Pensa alla comodità di ordinare dal telefono, dal pc, in qualsiasi luogo, a qualsiasi ora del giorno, qualsiasi cosa, per giunta scontata. Al piacere del pacco che ti arriva a casa, puntuale. Quel lavoraccio infame non gli appare più tanto male e i magazzini nelle foto che ha visto sulla rivista sembrano puliti e riscaldati. “Ma sì!”, pensa Manolo impugnando lo smartphone: “Un ordine solo, un ultimo ancora…”. Ordina Coetzee, L’infanzia di Gesù, ché con l’aiuto della buona letteratura è più facile sentirsi tra i giusti. Sfruttatori, ma giusti.

Annunci

Tag:, , , , , , , ,

About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

4 responses to “Il mondo piccolo di Manolo Sgabazzi”

  1. bortocal says :

    se potesse interessare a qualcuno, a proposito di sfiga sotto il Natale, direi che con congruo studiato anticipo, diciamo il venerdì sera prima di Natale, a me si è rotto l’impianto dell’acqua calda e il sabato mattina l’impianto elettrico (nel senso che non si potevano più spegnere le luci di casa…).

    ho trovato un elettricista pietoso e musulmano che la vigilia di Natale mi ha almeno staccato alcune lampade e ora vivo in una deliziosa penombra.

    ma siamo ad una settimana dopo e l’incastro delle feste con la tempistica dell’ordine dei pezzi di ricambio mi fa capire che potrò fare una doccia non prima del 2014…

    oggi in compenso è andata in tilt l’autoclave e sono rimasto anche senza l’acqua fredda, anche se almeno qui sono riuscito a rimediare dopo alcune ore di lavoro di un idraulico costato non dico cosa, e senza fattura, ovviamente…

    • tilladurieux says :

      Scusa, rispondo io che non c’entro una fava, ma dopo aver letto… Un viaggetto a Lourdes? Io ci ho provato e non m’è servito a un piffero, sarà che guardavo tutto con occhi inorriditi, però non si sa mai.

  2. roceresale says :

    Manolo non era quello dei voli che poi cade? Chissà, io leggerei volentieri del san silvestro dello sgabazzi…

  3. tilladurieux says :

    Sì sì, mi sono ammalata anche io. Lo sono tutt’ora. Capisco. Ma mi curo da me.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: