Governo ladro

La sbarra del passaggio a livello è abbassata da venticinque minuti ormai. La sbircio torvo attraverso il riquadro irregolare che, accanendomi selvaggiamente con la plastica di un cd, ho ricavato nella rosa di ghiaccio che ogni notte, ormai, si forma sul parabrezza. Le auto sostano incolonnate, quasi tutti tengono il motore acceso e la strada dei Martiri della Liberazione è un tripudio di gas di scarico che si addensa basso. La nube tossica che galleggia sull’asfalto congelato è un indicatore del livello di analfabetismo della popolazione. Evidentemente solo una persona ogni quattro è in grado di leggere il cartello che vieta la sosta a motore acceso. Oppure è un indicatore del livello di stronzaggine: “Che mi frega dell’ambiente, io c’ho freddo!” Non saprei. La sbarra non accenna a sollevarsi, il regionale per La Spezia del resto non è ancora passato. Oggi al lavoro arriverò in leggero ritardo e così i miei studenti sospireranno speranzosi dopo il suono della campana: “Dai che forse sta male! Dai che magari è grave!” Poi mi scorgeranno arrivare, dalla finestra mi guarderanno attraversare il piazzale di corsa con i libri e le bic in mano e i loro sogni di libertà crolleranno miseramente, le loro speranze si spegneranno sulle pagine del libro di storia. Sbarra maledetta, s’è mangiata tutto l’anticipo con cui parto al mattino, con la stessa implacabile naturalezza con cui il governo si pappa le nostre tredicesime. La sbarra sta giù, governo ladro. Un grassone salta giù da una Tipo verdone. Si avvicina, mi picchia sul vetro. Tiro giù: “Sì?” Lui mi strizza un occhio arrossato dal fumo della Marlboro stropicciata che schiaccia tra i denti chiazzati: “Quando c’era Lui non succedevano queste cose…” “Prego? Lui chi?” Il ciccione alza gli occhi al cielo: “Lui…” “Ah… vuole dire Dio?” “Già, quando c’era Lui i treni sì che passavano in orario.” Spingo il tasto per risollevare il vetro, per rinchiudermi nel mio bozzolo. La sbarra sta giù. Un Forcone mi assedia. Governo ladro. Passano altri dieci minuti. Parte un colpo di clacson isolato, poi qualcun altro risponde. Fino a che tutti suonano come dei pazzi furiosi. Si alza vibrante la voce della protesta, un urlo impotente, uno starnazzare vacuo. “A cosa volete che serva, questo baccano infernale che non infastidisce nessuno, se non noi stessi?” I timpani mi esplodono. Questo fracasso maledetto non scalfisce il potere. E la sbarra sta giù, ferma. Governo ladro. Ci sarà pure qualcuno qui, e ora, tra noi maledetti. Ci sarà pure qualcuno, dicevo, che si vuole organizzare. Ci sarà pure qualcuno che ci vuole provare, a vederci chiaro intendo, a guardare oltre le macerie del Novecento. Ci sarà pure qualcuno disposto a raccattare pietra su pietra le rovine della sinistra e a provare a rimetterle a posto. Disposto a fare la cosa più razionale, a provare a telefonare alla Stazione, ai Vigili, che ne so. Ci sarà pure qualcuno, ma anche se allungo il collo per scrutare meglio tra le volute di monossido di carbonio non trovo nessuno. Ci sarà, ma non riesco a vederlo. La sbarra è lì, immobile. Governo ladro. L’Italia è un passaggio a livello che non si alza.

M012189

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

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