I soliti noti

La-vecchia-che-brucia-800x600La notte del giovedì di mezza Quaresima, nel bresciano, si brucia la vecchia. È un rito piuttosto antico: la gente festeggia a vin brulé, frittelle e lattughe, mentre tra gli schiamazzi i bambini si rincorrono intorno a un fantoccio antropomorfo che un carro ha deposto lì nei campi, il luogo scelto per il sacrificio. La vecchia incarna tutto ciò che si vuol dare alle fiamme: è donna, è vecchia, è curva, è malconcia, ha il naso adunco, gli occhi stralunati e feroci. Tiene tra le zampe una culla vuota, di legno, a simboleggiare la fertilità perduta. Ai piedi sformati sono infilzati zoccoli di legno. Veste certi gonnelloni e scialli colorati che ricordano quelli indossati dalle zingare che la domenica chiedono la carità fuori dalle chiese. Il suo destino è segnato: con un processo sommario celebrato seduta stante la si condanna al rogo, ad espiare la colpa di aver provocato ogni singolo danno registrato nell’annata agricola trascorsa. Presto le fiamme, appiccate da un Arlecchino infernale che porta un topo impagliato e una vipera tra i capelli, renderanno giustizia al popolo unito e giubilante. Tutti torneranno a casa euforici e i bambini tarderanno a prendere sonno, tanto il cuore è gonfio di gioia dopo il giorno della Vecchia, dopo il Vecchia-day, per dirla all’inglese o V-day, per fare prima. Tutti per una notte sono stati maschi, giovani, prestanti. Hanno tutti sfoggiato lineamenti delicati e uno sguardo fermo, ma compassionevole. E tutti hanno indossato l’abito buono e calzato scarpe morbide.

È un rito di purificazione, un modo per essere sicuri di liberarsi da ogni possibile contaminazione. Un modo per sentirsi maggioranza e scacciar via le paure accendendo la notte e scaldando l’ultimo inverno. Certo, è un rito che esclude, ma è comunque considerato piuttosto democratico, perché taglia fuori davvero poche persone, il V-day. Alla fine ci vanno anche un sacco di nonne, a vedere la vecchia che brucia, senza sentirsi chiamate in causa. Magari ecco, per sicurezza, trascorrono il pomeriggio dal parrucchiere e prima di uscire si affogano nel belletto.

Quelli che restano ai margini, poi, sono i soliti noti. Sono quelli che da sempre respingono le soluzioni più semplici, che non credono alle parole d’ordine, che rigettano i leaders, tutti i leaders, al mittente. Perché deve esistere qualcuno che li manda, così regolarmente, uno via l’altro. Gli esclusi dalla cerimonia del V-day sono quelli che non hanno bisogno di nemici, che non mandano, insomma, al rogo nessuna vecchia e che, a ragione, se ne vantano. Questo non significa certo che non siano partecipi dei problemi della comunità, o che addirittura gioiscano di quegli accadimenti così perniciosi per l’agricoltura che il popolo festante, là fuori, esorcizza sopprimendo un’innocente. Tutt’altro, sono consapevoli delle difficoltà e conoscono a fondo il dolore e la fatica del vivere con dignità.  Mentre là, nei campi, il fuoco avvolge la vecchia e il baccanale monta, i soliti noti festeggiano soli, e magari anche loro friggono dolci di Carnevale, solo più leggeri e profumati.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

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