Space Invaders

martiniLuca Parmitano, l’astronauta italiano che in questi giorni verrà spedito nello spazio per lavorare alla Stazione spaziale internazionale, porterà con sé lasagne, parmigiana di melanzane e tiramisù. Tra un intervento di manutenzione e l’altro, tra una passeggiata spaziale e l’altra, l’intrepido navigatore dell’infinito avrà così modo di sollazzare le proprie papille gustative, alla faccia dei colleghi russi e americani o giapponesi, selvaggi divoratori di barrette e integratori gusto prosciutto e formaggio o cioccolato e biscotto. La notizia, che ha suscitato qualche ironia sul cliché dell’italiano schiavo dei manicaretti di mamma e dei sapori di casa, mi ha riportato a un’abitudine di un vicino di casa, uno studente universitario lucano che stipa nel congelatore quintali di pane che viaggiano dal paese natio tramite complicatissime spedizioni via autobus. Vagli a spiegare che il pane lo fanno anche a Parma, che magari non è così buono, ma vuoi mettere evitarsi lo sbattimento di tutto un freezer di pagnotte ghiacciate, da resuscitare nel microonde, che poi magari non fa nemmeno bene? Lui ti risponde che, se non fosse per quel pane con la croce segnata nella crosta, si appenderebbe al gancio del lampadario. Già, è un tipo un po’ teatrale, il vicino. Comunque, niente male la scelta dei piatti di Parmitano, tutta roba compatta, a pensarci, che viene bene riscaldata: mica puoi saltarla in padella la roba, lassù in orbita, senza la cara vecchia g a 9,8 m/s2, perché ti si spiaccica tutto il mangiare sul soffitto. Sono anche pietanze che puoi fare a pezzettoni, e infilare in bocca senza eccessivi problemi: provate a succhiare dei bucatini all’amatriciana, di quelli che ti schiaffano davanti a Trastevere per cinque euro a piatto, grondanti salsa, con il problema di risucchiare dei fili che anziché piegarsi verso il basso vi fuoriescono dalla bocca disegnando le raggiere più assurde. Sentendomi superiore alle mollezze goderecce da italiani, ho pensato a cosa mi porterei io, lassù nella Stazione galattica: qualche libro, un romanzo, magari I figli della mezzanotte, un saggio, per tirarmela, tipo Cultura e imperialismo, poesia, Stigmate di Hajdari per esempio o il canzoniere di Saba, nel caso si metta davvero male e si renda necessaria una lettura da ultime ore prima di tirare le cuoia, per ricordarsi che, da qualche parte sulla Terra

[…] Isolotti

a fior d’onda emergevano, ove raro

un uccello sostava intento a prede,

coperti d’alghe, scivolosi, al sole

belli come smeraldi.

Ci ho pensato per cinque minuti, in effetti, a una valigia imbottita di libri da tirarmi dietro nello Shuttle, poi ho realizzato che obiettivamente, riguadagnando, dopo una scampagnata tra gli astri, il confortevole e rassicurante abitacolo della navicella, non avrei certo voglia di immergermi nella lettura, ma gradirei volentieri un Martini dry con l’oliva. Non credo, tuttavia, che si possano assumere liquidi tramite bicchiere, sulla Stazione stellare. C’è il rischio di trovarsi a rincorrere i liquidi per l’abitacolo e di ridursi a risucchiarli per l’aria, come pesci rossi nella boccia alle prese con le scaglie di cibo. Già sarà obbligatorio l’uso di qualche tipo di maxibiberon di gomma, e un Martini senza Martini cocktail glass, non è un Martini. Così, alla disperata ricerca di qualcosa da portarmi in orbita, apro la Repubblica on line e, trovandoci dentro, tutti in un colpo, il faccione sorridente di Alemanno che addebita al derby il proprio fiasco elettorale, il faccione stantuffante di Grillo che la addebita ai giornali e il faccione benpensante di Giovanardi che parla di diritti da negare, ho pensato che potrei tirarmeli dietro, fino su alla Stazione intergalattica, e che potrei lasciarceli. Piantarli così, a parlare tra loro, tra le stelle, tanto gli astronauti stranieri che vivono là mica capiscono l’italiano e quindi, forse, li possono sopportare.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

One response to “Space Invaders”

  1. bozzobox1000 says :

    ahahah! ce ne sarebbe di gente da spedire nello spazio…
    Giovanardi lo manderei a cavalcioni di SOHO, nel punto lagrangiano fra Terra e Sole, così potrebbe godere di un ottimo punto di osservazione di un Dio, che non sarà il suo, ma certo non è insignificante.
    Dove si parla di Giovanardi non posso evitare di proporre questo video:

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