Scatole

heart_shaped_box02Sintetizzava così, un riccioluto insegnante pisano, la chiusura di ogni ciclo scolastico: “Alla fine li impacchetti e li metti via, per sempre.” Fine maggio, tempo di relazioni, di pagine che nessuno leggerà mai, destinate alla polvere di un archivio: le vituperate pesanti scartoffie sotto la cui massa l’edificio scolastico intero, a detta di molti, vacilla. Pomeriggi davanti al portatile a impaginare, ritagliare, incollare, confrontare, a ricercare informazioni assurde sugli anni scolastici passati, a scrivere come si è fatto quello che si è fatto e perché. Incombenze che, qui i colleghi mi piglieranno per matto, amo spicciare con perizia e concentrazione. Ho capito, infatti, che i miei pacchetti, quelli da confezionare con cura prima di archiviarli per sempre, sono le relazioni finali. No, non con le pizze di fine anno, non con i balli della scuola, o durante gli esami, o nella consegna di documenti di valutazione, ché quelli sono strascichi: gli alunni cresciuti li metto davvero via scrivendo le relazioni finali. Con una rivoltante mistura di burocratese e didattichese disegno scatole curiose in cui infilare un mondo: che so? Una cappelliera dove scordare un dolore, un cubo annodato di raso nel quale cacciare un mucchio di brufoli o una faccia da schiaffi, una scatola a forma di cuore per ospitare un apparecchio ortodontico e il suo contorno di lentiggini, una latta da biscotti per dare asilo ad occhi profondi venuti dal Maghreb.

Nemmeno io, fino a oggi, capivo bene perché compilare gli ultimi documenti mi desse questa sensazione di commiato, ma anche, tutto sommato, di soddisfazione, quella soddisfazione speciale che viene da un lavoro ben fatto. Qualche ora fa, però, ho avuto una rivelazione: guidavo nella campagna punteggiata di rotoballe e il ricordo di un articolo della Gazzetta dello Sport, ritagliato e archiviato per bene chissà dove, mi ha illuminato. È un’intervista a Emiliano Mondonico, realizzata subito dopo la sorta di miracolo sportivo con il quale, nel 2004, ha riportato in serie A la Fiorentina. Mentre Firenze è invasa dai caroselli, lui, il Mondo, allenatore tifoso che sostiene di fondare la sua filosofia di gioco difensivista su imprecisate filosofie orientali, mago incompreso da città e società che di lì a poco gli avrebbero dato il benservito, festeggia la promozione nella sua casa nella campagna lombarda. Solo, sorseggia vino rosso e mastica salame fatto a mano, tagliato a pezzi grossi, presumo al fresco di un portico.

Quello che ami, spesso, è ingrato. Ecco, per questo ci sono somme che è meglio tirare da soli, ci sono soddisfazioni che si gustano nell’intimità, per esempio pigiando i tasti di un computer mentre la puntina del giradischi graffia un disco di Bob Dylan. Scrivendo di programmi svolti e argomenti tralasciati, sorseggiando un rosè molle del Lago e spiluccando acciughe di Monterosso è più facile dare un addio e, senza esagerare, ogni tanto promuoversi per quanto fatto, soppesando i risultati ottenuti. Soli, non perché si sia presuntuosi, ma perché non sempre, in fondo, gli altri possono capire.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

6 responses to “Scatole”

  1. maurizio vito says :

    Tra le mie tante passate esperienze, ci sono 4 anni alla US Cremonese. Mondonico è stato mio allenatore e supervisore, per l’intero periodo.
    Not all that glitters is gold.

  2. laGattaGennara says :

    Io mi trovavo più o meno per caso nei caroselli della notte della risalita in A della Fiorentina. Ma di calcio non ci capisco un’acca. Di relazioni finali, soli, con un Cartizze (dai, concedimi le bollicine) stasera me lo stai insegnando tu.

  3. Claudiappì says :

    E come al solito, io vengo qui e mi ci perdo.

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