Archive | 18 maggio 2013

Ricadute

meduse_1La descrizione del mondo naturale è impresa oltremodo ardua. Il naturalista somiglia, nella mia idea, a Carlo Emilio Gadda: una specie stramba di implacabile classificatore che si prova a ficcare tutto il mondo dentro una cassettiera gigantesca, afflitto dal problema che molti cassetti non si vogliono chiudere e che altri, proprio quando sembrano sistemati, riesplodono fuori perché troppo carichi. È lì, il nostro naturalista, che spinge con un ginocchio i miceti al loro posto, mentre con il palmo della sinistra aggiusta il comparto dove ha sistemato le regole che definiscono i rituali di accoppiamento tra meduse. Davvero un lavoraccio, tanto improbo che parrebbe una battaglia persa prima ancora di essere combattuta: la natura inventa misteri ingarbugliati per beffarsi dell’uomo, della sua stolidità e limitatezza. Per esempio: esiste qualcuno che può spiegare se l’acqua faccia male o bene alle forme di vita vegetale? I contadini, infatti, si disperano per le piogge di questa primavera, che hanno disastrato le semine e segnato in maniera ineluttabile l’annata agricola. Tuttavia, a guardarla dalla città, tutta quest’acqua sembra capace di rendere incredibilmente fertile qualunque grammo di terra. Se, indossati un paio di stivaloni in gomma alti almeno al ginocchio, vi fate un giro per i borghi del centro trasformati in canali o vi abbandonate al romanticismo di un’escursione in barca a remi nel laghetto che fu piazza Garibaldi, noterete che la vegetazione cittadina ha assunto incredibili dimensioni e vigore. Erbacce alte fin oltre un metro scappano da ogni crepa dell’asfalto, i rampicanti avanzano a vista d’occhio sulle pareti inzuppate, i tigli buttano rami nuovi ogni giorno, mentre le radici si gonfiano e staccano il cemento dei marciapiedi a grosse scaglie. Sul mio balcone il coccio dei vasi, il ferro della ringhiera, il cotto del pavimento sono ormai invisibili, ricoperti da frasche annodate e ribelli che ricadono così abbondanti che l’impressione è di stare in una foresta. Il cactus sul tavolino, grande quanto un ditale poche settimane fa, ha ora raggiunto le ragguardevoli dimensioni di una mazza da baseball. L’acqua ha tanto cambiato il volto della città che sembra di essere in un mondo, come scrisse Michele Mari per condensare in una formula gli ambienti salgariani, dove tutto è iperbolico.

L’acqua, dunque, è un bene o un male per le forme di vita vegetale? La risposta è boh!

Tuttavia, se è difficile quantificare e descrivere la ricaduta delle precipitazioni sulla flora padana, è però vero che le scienze hanno fatto tali progressi da essere in grado di fornire risposte soddisfacenti per innumerevoli altre questioni.

Ci sono invece grosse difficoltà nell’affrontare problemi per la cui soluzione la scienza non può offrire supporto. Un esempio, per restare nel campo delle ricadute di un dato elemento in un certo contesto: l’Assessore alla Cultura del Comune ha deciso di sopprimere il Parmapoesia Festival, una delle più importanti manifestazioni culturali della città, poiché non è chiara la ricaduta della rassegna, non sono cioè stati quantificati i benefici complessivi eventualmente apportati alla città. Il ricordo che ho delle otto precedenti edizioni del Festival è fatto di serate sempre partecipate, dibattiti, letture, grandissimi protagonisti. Suppongo quindi che la poesia abbia portato in dote alla città qualche prenotazione in albergo, qualche cena al ristorante, oltre ai tagliandi d’ingresso, ai cocktail e alle vendite dei volumi. Sempre che queste siano le ricadute che l’assessore vorrebbe quantificate, perché altri effetti della poesia, che riguardano direttamente la qualità della vita di ciascun cittadino, sono proprio difficili da misurare. In ogni caso la decisione è presa: niente più poeti in città, dunque, a disegnare mondi possibili nelle sere tiepide di giugno. Niente poesia per questo centro che boccheggia sotto una cappa pesante di grigio rigore, un’austerità soffocante e ottusa che, sebbene sia contrappasso adeguato alla folle, gaudente e piuttosto idiota grandeur provinciale della precedente amministrazione, rischia di segnare per sempre Parma. Orfani dei poeti, caro Assessore alle ricadute, interrogheremo il cielo, in quelle sere di giugno. Interrogheremo quel cielo dove le stelle sono cancellate dal fumo, la cui ricaduta è invece purtroppo ben prevedibile, che lento sale da Nord, dal lungo camino del nuovo inceneritore a Cinque Stelle.

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