Archive | 6 maggio 2013

Gli studenti migliori

imageGli studenti migliori non sempre sono presenti in classe: a volte la loro testa vola fuori dalle finestre e guarda il mondo dall’alto, scruta i tetti, le strade, i cavalcavia e i lavori in corso, il fiume che da lassù è una lama d’argento e la pianura così grassa di concime che sembra traboccare su se stessa. La testa degli studenti migliori si gira tutto il circondario per cercare un nonno alla guida di un trattore o la mamma che si affanna nel parcheggio dell’Ipercoop per ficcare la spesa nel bagagliaio della Punto. Capita che quando li chiami, questi studenti migliori, li becchi che non sono al segno e allora ti incavoli e magari, per fare un po’ di scena, dai una manata alla cattedra: “Che fai? Dormi?”.

Gli studenti migliori non sono sempre bravi a fare le cose: c’è quello che non impara a leggere, quello che non sa le tabelline, quello che scrive dalla parte sbagliata del foglio protocollo. Quello che ci mette il doppio del tempo, perché fa tutto per bene e, prima di consegnare, stira pure il foglio con l’avambraccio, per tirare via orecchie invisibili.

Alcuni degli studenti migliori, a volte, a quindici anni non riescono neppure a tenere in mano la matita e ti guardano con occhi grandi così, per chiederti, per essere rassicurati: “Non fa niente, vero prof? Mi vuole bene lo stesso?” Altri degli studenti migliori non solo non sanno fare “le cose di scuola”, ma non possono nemmeno comunicare il loro amore a nessuno. Altri ancora non imparano a stare seduti, a volte sembrano proprio fuori di testa, quando urlano la loro furia e il loro dolore e fanno cadere i libri, le seggiole, e piangono e ridono nello stesso tempo. Ti fanno diventare matto, ma mai come la collega di religione che ti viene a dire con aria saputa: “Vedi che il demonio esiste?”

Ci sono poi studenti, anche questi tra i migliori, che in un tema buttano lì un pensiero, un’idea di quelle che ti fanno raddrizzare la schiena mentre sei lì, scorato, a correggere: “Cavolo, allora qualche cosa ho insegnato!”

Ci sono studenti migliori che non hanno alcun merito, ma sono migliori perché non hanno nessuno, a casa, che li ascolti cinque minuti. Magari sono soli in questa terra infame, magari no, ma è peggio che se lo fossero. E allora ti avvicinano in corridoio, ti allungano i loro scarabocchi su pagine di diario strappate, ti fanno sentire come tormentano bene la chitarra, si pavoneggiano della propria perizia in qualche violentissimo giochino elettronico.

Le scuole migliori sono zeppe di questi studenti migliori, che con il loro arrancare disegnano il bisogno di un mondo più bello, pensato per loro.

L’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, più brevemente INVALSI, da domani, come ogni anno, sottoporrà dei maxi-quizzoni agli studenti della scuola primaria e secondaria, al fine di misurare oggettivamente l’efficienza delle scuole. Gli studenti migliori, che di solito non sono molto abili nei test, primeggiano infatti in altre specialità, rischieranno di far fare una figuraccia alle loro scuole, nonostante queste ultime siano, s’è detto, le scuole migliori. Chissà cosa diranno con il passare del tempo qui in giro, dopo figuracce nei quizzoni rinnovate anno dopo anno, delle scuole migliori: che sono ricolme di matti, di svalvolati, di storti, di svitati, di indemoniati, di baluba, di zingari. Diranno che è meglio starne alla larga, da queste scuole, che è meglio non mandarci i propri figli, che è meglio mandarli alla scuola in centro, alla scuola privata, alla scuola efficiente. Beh, si accomodino!

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