Dell’Ufficio della letteratura

salgari_bacilieri5Dici: “Mah! Che senso ha?” Dici: “Che pizza, ma chi se ne frega della letteratura?” Dici: “È solo la storia di una famiglia di pescatori sfigati, sono le pippe mentali di un fumatore, tutta roba inventata, tutte balle, a chi giovano, a che servono? Non è la Storia, non è l’Attualità, non l’Algebra o la Tecnologia. Non è la Chimica o la Geometria, o nemmeno la Musica o l’Arte, ché con quelle, almeno, ci puoi fare, che ne so? Per esempio la pubblicità. Le storie finte, invece, sono una perdita di tempo!” Dici così, studentello diligente brufoloso della fila terza. Mi chiedi come faccio a prenderle sul serio, tutte quelle storie e perché insisto con quelle pazzie, dal momento che ci sono cose più importanti. E di nuovo mi ripeti che non ti piace leggere i racconti, che ti appassionano di più i volumetti parastorici con le pagine colorate sulle grandi battaglie, i cataloghi di macchine agricole che trovi in casa o quelle riviste, tipo Focus, che rassomigliano a una trasmissione televisiva di seconda serata. Dici che i racconti non servono a niente. E allora com’è, ti rispondo, che quando poi te le leggo, quelle storie, tu penzoli appeso alle labbra della narrazione, aggrappato al filo dell’immaginazione come fosse l’ultima liana a disposizione di un Tarzan quasi pronto, ormai, per la pensione, ma ancora non arreso? Com’è che sussulti, sgrani gli occhi, stringi i pugni, ragazzino? Com’è che trattieni a stento le proteste, se mi fermo troppo a lungo per spiegare una parola desueta o un passaggio oscuro? Cosa sono quegli occhi rapiti? Cos’è quella testa ben piena di immagini e di sogni? Come la mettiamo? Non mi rispondi, sei senza argomenti? Sai cosa ti dico? Che probabilmente non è colpa tua se non hai ancora capito che tutti noi siamo storie, perché siamo ciò che raccontiamo, e che viviamo di storie, che l’immaginazione è la nostra benzina, perché siamo ciò che ci raccontiamo. E che senza benzina, senza letteratura, non si va da nessuna parte. Probabilmente è colpa dei tuoi genitori che, quando eri bambino, ti compravano il manuale delle Giovani Marmotte invece dei romanzi di Salgari.

A metà di via Farini, la via dell’aperitivo tamarro-chic, un po’ nascosta dalle montagne di tartine e noccioline, ha aperto i battenti la nuova libreria Feltrinelli. Un grosso centro, davvero imponente, a tre piani, che ha sostituito il vecchio negozio dove i libri vivevano ammucchiati in pochi metri cubi. Al pianterreno c’è la caffetteria, che è anche, come dire? Una stuzzichineria. C’è una bella frase di James Joyce sul muro e poi, se ti guardi intorno, trovi anche qualche scaffale di libri di Saviano, Moccia, Papa Francesco e Bruno Vespa. Se sali di sopra trova altri scaffali di titoli di Saviano, Moccia, Papa Francesco e Bruno Vespa, tutti belli lustri nelle loro sovraccoperte, e poi banchi con esposti cioccolati, marmellate, paste alimentari, sughi. Barattoli di olive e lampascioni. Tra una leccornia e l’altra, magari, c’è un oscar Mondadori, un Macbeth o un Fontamara. Lasciato lì, per nobilitare il mangiare. Così uno compra un salame e oltre che buongustaio si sente intelligente perché l’ha raccolto vicino al meridiano di Montale. Ci sono pareti di bottiglie di vino, espositori stracarichi di penne, matite, inchiostri e taccuini, altri libri qua e là: poca storia, qualche saggio di critica letteraria a intristire in un angolo, mezzo scaffale di poesia a disperarsi, proprio vicino a una specie di plancia dove si possono provare gli eBook reader. E poi di nuovo caffè e biscottini, zuccheri grezzi dal Sudamerica e varie tisane colorate.

Ecco, se vieni qui, se entri nel nuovo Feltrinelli, ragazzino brufoloso di prima che non crede all’utilità della letteratura, avrai un’ulteriore clamorosa smentita, se non ti bastano le mie prediche. Le storie hanno una loro funzione anche oggi, anche qui, anche tra le macerie di questa società disgregata e impoverita. Tra gli scaffali di questo tempio postmoderno capirai bene come le belle lettere abbiano ritrovato una loro funzione, un loro ufficio: aiutare a vendere prosciutti.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

One response to “Dell’Ufficio della letteratura”

  1. myfullresearch says :

    Letteratura che s’arrampica sugli specchi, che si straccia le vesti, che urla disperata. Nonostante la barriera di libri-spazzatura, riemerge come il dorso di un delfino, s’arrabatta, s’imbelletta e riesce a trovare il suo spazio (ahimé, sempre più stretto !).
    A presto.
    mfr

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