La muffa

L’Era fascista ci ha levato l’incomodo esattamente alle 13.30.Laboriosa è stata la sua rimozione.

da L’Era fascista in magazzino. Funerali di 4ª classe, in “Il Giornale di Brescia”, 13 ottobre 1945

200733071524_Ridimensiona-di001La muffa si forma in un punto difficile da raggiungere, nel soffitto di uno sgabuzzino così angusto che non si riesce nemmeno a piazzarci per bene la scala. Cresce lassù, in un angolino in alto, dietro la curva del tubo che raccoglie i gas di scarico della caldaia. Si forma lì, ogni anno, nella stagione delle piogge, per poi crescere indisturbata e allargarsi divorando centimetro dopo centimetro un’area direttamente proporzionale alla mia pigrizia, ma sempre piuttosto estesa. Alla fine, ogni volta, grazie a un pizzico di ipocondria che mi fa sospettare che il fungo parietale possa diventare foriero di chissà che esotica malattia, mi scuoto e provvedo alla pulizia. Nel tempo ho sperimentato, ad ogni pulizia, nuove tecniche nella speranza frustrata che rendessero il lavoretto definitivo. Ho annaffiato speranzoso gli spugnosi miceli con sostanze di ogni genere: alcool, ammoniaca, candeggina; ho sottoposto inutilmente la parete a un trattamento con un prodotto puzzolente acquistato in colorificio; in preda al pensiero magico sono persino arrivato a bruciare essenze che secondo il parere di una squaw, che gestisce un negozietto etnico in città, agiscono da fungicida. Niente da fare, la maledetta se ne sta nascosta per un po’, magari anche per dei mesi, ma alla fine fa capolino, prima soltanto una lunetta dietro al tubo che sembra, beffarda, un sorriso e poi, in breve, un grumo informe. E così, oggi, anziché coccolarmi al primo sole ho fatto una prima ispezione, per vedere lo stato di avanzamento della muffa e pianificare un nuovo intervento di asportazione. Mentre fissavo negli occhi il nemico, cercando di intimorirlo, ho pensato alla vicenda di Era fascista, una monumentale statua realizzata nel 1932, che i bresciani chiamano il Bigio. Dominava Piazza della Vittoria, il Bigio, imponendosi con i suoi otto metri di altezza e con il suo monumentale, marmoreo pene. Con la Liberazione è stato deposto, impacchettato e ficcato in un magazzino comunale in attesa di tempi migliori. L’attuale amministrazione comunale, in una prospettiva di riabilitazione dell’era fascista, vuole ripristinare il monumento, con un’operazione che, tra l’altro, ha un costo di 460 mila euro, denaro pubblico che in tempi difficili potrebbe essere investito in maniera ben più proficua. Difficile dire se l’operazione avrà successo, certo è che ancora una volta il paese dimostra di non essere riuscito a chiudere i conti con il fascismo. In effetti, guardando solamente agli ultimi mesi, si segnalano apprezzamenti non richiesti per la dittatura da parte di un vecchio premier piazzista, ma anche dalla capogruppo del Movimento di Grillo alla Camera. Inoltre lo stendardo della X Mas è stato sventolato impunemente durante una manifestazione indetta dal sindaco di Roma Alemanno, a sostegno di due marò accusati dell’omicidio di due pescatori indiani.

L’idea che esistano un fascismo buono, quello del consenso, delle bonifiche e di una specie di stato sociale, e un fascismo cattivo, che inizia con le leggi razziali e degenera nell’abbraccio di Hitler, è sostanzialmente un’idiozia. Un’idiozia che tuttavia è sempre più diffusa e condivisa. Sembra impossibile scordarsi come il fascismo sia nato e si sia imposto nel sangue, con le violenze del fascismo agrario, con l’omicidio Matteotti, con la persecuzione degli oppositori politici. Pare assurdo dimenticare come la violenza del regime trovi forse il suo culmine prima del ’38, con la guerra d’Etiopia, un’aggressione condotta con il largo utilizzo di armi chimiche. Tuttavia è evidente che qualcosa è successo, in Italia, se questa idea menzognera delle cose buone fatte dal Duce ancora salta fuori e prolifera, come un fungo, una muffa puzzolente e fastidiosa.

Non so cosa sia che nutre il fascismo: l’indebolirsi dei nostri anticorpi democratici? L’affermarsi di una classe politica proveniente da territori ideologici e culturali ambigui? Non saprei. Quello che è certo è che ora la guardo con occhi diversi, quella dannata macchia sulla parete. Quello schifo che torna, resistente a tutto. Quella poltiglia granulosa e corrosiva, fetida. La fisso diritto e spietato le giuro tormento. Cosa potrò mai sperimentare, questa volta, contro quel fungo tenace? Un acido? Un lanciafiamme?

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

10 responses to “La muffa”

  1. laGattaGennara says :

    Qualsiasi cosa sia, ne ho bisogni anche io. Per le pareti più esposte a nord.

  2. maurizio vito says :

    E le strade, Emiliano, non dimenticare che i fascisti italiani erano tanto brava gente perché hanno anche costruito strade tante strade, in Africa, da Mussolini a Craxi, una lunga litania di strade, che quei lazzaroni beduini a cammello non si sarebbero mai fatte, per farci passari i nostri camion diretti verso l’ignoto carichi di soldati, armi chimiche e di altri veleni benemeriti…

  3. Nicola Losito says :

    Caro Emiliano B.
    ho trovato molto interessante il tuo articolo sulle muffe che aggrediscono i muri e che non hai trovato l’antidoto per eliminarle: ho anch’io lo stesso problema su dei piatti da tavola che, lavati in lavastoviglie a 70 gradi, sembrano perfetti, ma lasciati in una dispensa per una decina di giorni, sul retro si formano delle muffe anche se l’ambiente è asciutto. Rilavati e risanati secondo le istruzioni del produttore, quelle muffe si ripresentano. L’unico sistema per eliminarle è buttare in pattumiera quei piatti: evidentemente non sono smaltati bene. Difetto di produzione.
    Fin qui tutto bene, il tuo articolo mi è piaciuto. Poi fai riferimento al fascismo e al fatto che, al pari delle muffe, non si riesce a eliminarlo. A questo punto non seguo più il tuo ragionamento: cosa proponi? Lo sterminio di massa? Perché non dici le stesse cose sul comunismo che vive e vegeta ancora in diverse frange del popolo italiano. Di italiani che apprezzano il periodo staliniano ce ne sono ancora parecchi qui da noi, però nessuno pensa al sistema per eliminarli, anzi vengono apprezzati e glorificati da molti.
    Perché, ti chiedo, adoperi due pesi e due misure? Sterminando entrambe le muffe, forse in Italia ci sarà una vera pacificazione…
    Secondo te è questa la soluzione giusta?
    Perdonami, ma una maggiore equità di pensiero sarebbe più apprezzabile: stiamo parlando di uomini e non di funghi.
    Nicola

    • Simone says :

      Caro Nicola Losito, se Emiliano B. avesse paragonato i nazisti ad una muffa, se abitassimo tutti e tre in Germania, lei avrebbe fatto un commento difendendo l’equità (sigh) di pensiero? Forse sì, in fondo anche Hitler avrà fatto qualcosa di buono, giusto?

      La Costituzione italiana l’hanno scritta persone di vari orientamenti politici: comunisti, democristiani, socialisti, repubblicani, liberali ecc. il loro fine era di non far tornare più qualunque forma di fascismo.

      Citare Stalin significa cambiare discorso. Le devo dire che Stalin era un dittatore? Ok era un dittatore. Le devo dire che L’URSS era uno stato totalitario? Ok era uno stato totalitario.
      Il problema è fare i conti con la propria coscienza di nazione, il proprio passato storico.

    • Emiliano B says :

      Parlo di una statua in una piazza bresciana, non faccio il bilancio di un’epoca, ché non sono uno storico e non ne sarei capace. Una riflessione sullo stalinismo è, qui, un po’ fuori contesto. Inoltre non credo che sia necessario, per parlare di fascismo, tirare in ballo il comunismo. Voglio dire che, da italiani, possiamo benissimo affrontare i nostri mostri senza sempre affidarci a rassicuranti paragoni: “Abbiamo sostenuto per vent’anni un dittatore orrendo? Già ma Hitler o Stalin erano più cattivi!” Il lanciafiamme è contro la muffa, la muffa è un’idea: “se questa idea menzognera delle cose buone fatte dal Duce ancora salta fuori e prolifera, come un fungo, una muffa puzzolente e fastidiosa.” Questa idea va, a mio avviso, cancellata. Le idee si combattono con le idee, il lanciafiamme è un’idea. Nessun desiderio di eliminazione fisica di nessuno. Quindi, liberi da intenti apologetici, si può anche parlare di fascismo, di comunismo, di quello che vuoi.

  4. myfullresearch says :

    Caro Emi, hai avuto più di una prova del mio interesse per la tua scrittura e per i contenuti che contiene.
    Questa volta si deduce facilmente che fascismo = fungo pernicioso ed inestirpabile (con i ‘normali’ mezzi). A MALI ESTREMI, ESTREMI RIMEDI, recita un vecchio proverbio. Tanto per proseguire con la metafora, posso dirti che sono le condizioni al contorno a creare la cosiddetta ‘muffa’, e che la soluzione che tu sottintendi – e che io non condivido, lo hai già capito – è l’uso di strumenti di distruzione fisica (lanciafiamme, acido) .
    La storia, si sa, la scrivono i vincitori. Ma ti prego di non volermene se ti consiglio una lettura (poco onerosa ma molto illuminante) da parte di uno storico equilibrato che ha avuto il compito non facile di seguire l’evoluzione del fascismo dalle sue radici fino alla caduta.
    Il testo è di Renzo De Felice e si intitola ROSSO E NERO, con curatore Pasquale Chessa, personaggio senza ambiguità destrorse.
    Grazie per l’ospitalità. 🙂
    mfr
    [pregasi astenersi difensori d’ufficio]

    • Emiliano B says :

      Allora, mi spiego. La similitudine è: “questa idea menzognera delle cose buone fatte dal Duce ancora salta fuori e prolifera, come un fungo, una muffa puzzolente e fastidiosa.” Usare metodi drastici contro la muffa, l’idea che il ventennio sia stato un periodo di prosperità e grandi ideali, rovinato nel finale da un piccolo errore in gran partre imputabile a Hitler, è dal mio punto di vista legittimo. I metodi drastici sono, per esempio, opporsi a chi vuole spacciare per operazione filologica (ricostruire la piazza di Piacentini) il recupero propagandistico di una statua tanto controversa. Metodi drastici significa non lasciarne passare nemmeno una, non abbassare la guardia, perché c’è una bella differenza tra gurdare a un’epoca passata con lucidità, con uno sguardo libero da condizionamenti ideologici, e celebrare acriticamente un ventennio di soprusi e violenze pescando qualche episodio in maniera del tutto superficiale. I miei estremi rimedi sono il dialogo, il ragionamento, ma anche la fermezza nel dire che no, una bonifica, una riforma efficace, o quello che vuoi, non valgono i morti innocenti, le vite distrutte degli oppositori, la violenza aberrante delle politiche coloniali. Non si può scherzare con il fuoco, in particolare a un centinaio di metri dal luogo in cui un ordigno, il 28 maggio del 1974, ha mandato in frantumi le vite di giovani insegnanti e operai. La violenza fisica non è nelle mie corde e se la metafora del lanciafiamme può essere fraintesa, mi scuso e ripeto che i metodi estremi sono verso certe idee e non verso le persone (ed essendo verso le idee, sono fatti di idee). Ma sono convinto che il revisionismo sia possibile solo se si è d’accordo sui fondamentali: il fascismo è una pagina nera della nostra storia. De Felice non guarda al ventennio alla ricerca di giustificazioni per la violenza o di legittimazione per soluzioni autoritarie e antidemocratiche, certi politici nostrani sì.

      • myfullresearch says :

        I duei tuoi interventi di oggi (09.41 e 10.04) sono decisamente chiarificatori. Da un lato c’è da rallegrarsi che un post riesca ad aggregare commenti e commenti su commenti, anche perchè la grande prova di una democrazia reale è proprio nella possibilità di colloquio senza troppe preclusioni aprioristiche.
        Certo, quello del fascismo storico è argomento complesso e difficile da dipanare, anche perché con le parole si può salvare o affossare ogni cosa. Restano i fatti, che poggiano sulla memoria (individuale, collettiva, orale, scritta) e anche quella spesso è lacunosa o omertosa.
        Chi ha responsabilità di trasmettere contenuti (socio-storici, dico) ha sul groppo un bel peso, e dovrebbe assolutamente verificare più e più volte quello che dice o scrive.
        Comunque ho ben recepito il tuo messaggio, adesso.
        Buon fine settimana !
        mfr

  5. bozzobox1000 says :

    Il fascismo buono, il fascismo sociale. A quei tempi la famiglia di mia madre, complice anche la crisi, era molto misera. Grazie alla tessera di povertà avevano però ricevuto alcune scatole di maglie bucate. Presa da disperazione, mia nonna si recò dal Podestà a chiedere un aiuto. Il buon uomo le rispose che, avendo lei tanti figli, poteva mandarli nei campi a raccogliere il radicchio selvatico di cui abbondavano.
    Fortunantamente, poi, al regime è venuta la bella idea della guerra per ripulire un po’ il mondo da questi pezzenti. In quel caso gli è andata male, però: i miei zii sono tornati a casa tutti.

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