All you can eat

sushiIl tizio che invano tenta di abbottonarsi la pancia nei pantaloni, davanti al lavello della toilette del ristorante, ha uno spaghetto udon che gli penzola dalla narice destra. Dopo aver trafficato un po’ con asola e bottone, rinuncia e stringe la cintura sulle braghe slacciate, quindi si getta nella penombra della sala affollata di mangioni e camerieri indaffarati. C’è uno che affronta una montagna di uramaki, armeggia con le bacchette, poi scoraggiato prende i bocconi con la punta delle dita, li intinge in una salsa raggrumata sul fondo di una ceramica rettangolare e se li caccia in bocca a ritmo sostenuto. Un altro afferra uno spiedino sfrigolante, appena piombato sul tavolino in una nube di vapore e lo addenta esultante, quindi si blocca, mentre la sorpresa gli si disegna sul viso insieme al dolore, spinge indietro la sedia con il sedere e risputa nel piatto un dado di salmone che fuma ancora. Una coppietta emo ridacchia del parruccone cotonato del cameriere, che pure sembra uguale ai loro. Lei però torna subito seria e allora a capo chino tornano a parlare della vita che fa schifo spiluccando una catasta di tempura mista. A una professoressa di latino in pensione, seduta in un cantuccio con il marito, sfugge involontariamente un rutto. Si porta il rovescio della mano alla bocca, paonazza di imbarazzo e sussurra al compagno: “Mi sa che ho mangiato troppo…”. Vorrebbe nascondersi, ma non ce n’è bisogno, nessuno ha sentito, il lavorio delle mandibole copre ogni altro rumore. Ha molto successo, il ristorante orientale sulla circonvallazione. Adotta, come innumerevoli altri esercizi in città, la formula all you can eat: paghi un fisso e mangi a volontà. Una specie di paradiso per crapuloni appassionati che a fine serata faticano a lasciare il locale, tanto sono appesantiti, persone che magari stanno a stecchetto tutta la settimana e poi in una sera spazzolano dozzine di piatti con un’abnegazione che ha dell’incredibile. Un esperto, seduto a due tavoli di distanza dal mio mi ferma con un gesto secco mentre sollevo la bottiglia di acqua gassata e mi sconsiglia di bere. “Al massimo mezzo bicchiere di bianco, proprio per sfizio, perché acqua e bevande si pagano a parte!” Mi spiega facendomi l’occhiolino. In pratica, con questo tipo di menù a sazietà, per far fruttare al meglio l’investimento, ti devi ingozzare fino a scoppiare. Più cibo ingurgiti e più “fai l’affare”, chiaramente. All you can eat è soluzione molto diffusa nei ristoranti etnici, ma recentemente ho saputo che anche una pizzeria offre pizze illimitate oltre ad antipasti e dolci per soli 19 euro. Un posto da tenere in considerazione nel caso una sera volessi mangiare tre o quattro pizze.

Qualche tempo fa, in un articolo pubblicato da Internazionale, ho letto di uno studio nel quale si ipotizza che il cibo, in particolare il cibo raffinato, per molte persone prenda il posto, con l’avanzare dell’età, di alcool, droghe e vizi vari che il fisico non consente più di praticare. Il mangiare bene, insomma avrebbe quasi un effetto psicotropo, fornirebbe un appagamento molto particolare. Non so se una considerazione simile si possa fare per il mangiare tanto. In effetti il rimpinzamento potrebbe essere una maniera di esorcizzare la crisi, sedute settimanali di bulimia collettiva e scriteriata per costruirci un paradiso artificiale nel quale cullarci con l’idea che nulla ci riguardi e fare finta che vada tutto bene, che siamo belli, ricchi, sani e allegri anche se corriamo su una strada tutta curve a fari spenti nella notte.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

3 responses to “All you can eat”

  1. myfullresearch says :

    Manovre compensative in giro ce ne sono parecchie… Il fatto è che non funzionano e provocano più guai di quanto non risolvano, o no?
    L’associazione cibo-sesso è ben nota, quella cibo-crisi è una bella novità !
    A presto.
    mfr

  2. Claudiappì says :

    Effettivamente potrebbe essere, non ci avevo mai pensato.
    Sta di fatto che sono una di quelle che i ristoranti all you can eat li manda in rovina 😉

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