L’Onorevole Scipioni

kO8HAuL5IA

Si considerava un moralizzatore, l’Onorevole Scipioni. Del resto si era guadagnato uno scranno nell’assemblea legislativa a furia di campagne di denuncia del malcostume imperante tra i politici, di indagini spietate sugli sprechi degli uomini di stato. Aveva lottato scandendo pochi, ma chiari slogan: “Tutti a casa i parlamentari parassiti! Tagliamo i costi della politica!” Aveva cavalcato con agilità la tigre dell’indignazione montante tra i cittadini divorati dalla crisi e aveva centrato l’obiettivo: ora era lui, un normale cittadino, a impugnare saldamente le leve del comando, ma non avrebbe smesso di svolgere lo sporco lavoro che aveva portato innanzi sino ad allora. Aveva comprato, questo sì, un bel completo da indossare per le sedute della Camera, ma si era rivolto all’outlet fuori città. Niente roba di sartoria, per carità! Allo stesso modo, i suoi piedi, a differenza di quelli dei suoi colleghi corrotti, non calzavano scarpe pregiate, ma riposavano infilzati in un paio di morbide Clarks. La solennità dell’aula non lo aveva intimorito. Sin dalle prime sedute aveva incominciato a guardarsi intorno, a caccia di sprechi da segnalare, privilegi da stigmatizzare, inciuci da additare alla pubblica indignazione. Si sarebbe mosso, insomma, dall’interno del Sistema, sarebbe stato il granello di sabbia nell’ingranaggio della cattiva politica. La Rete sarebbe stata la sua alleata, Twitter la sua arma segreta: avrebbe pubblicato in diretta gli scandali, le aberrazioni di una macchina malata. I suoi elettori avrebbero potuto vedere, controllare il suo lavoro, tenere il fiato sul collo a tutti i deputati, lui per primo. E così aveva cominciato a postare fotografie degli scontrini del ristorante interno alla Camera, con quei prezzi incredibilmente bassi. Aveva sputtanato un commesso sorpreso a sbirciare lo schermo del telefonino: fotografia, nome e cognome in pasto ai suoi followers. Aveva notato, con queste prime azioni simboliche, come i suoi ammiratori si fossero in breve tempo moltiplicati. Quindi si era recato nelle spa convenzionate e si era sottoposto a interminabili trattamenti gratuiti o, meglio, pagati dai cittadini. Sedute rilassanti, rassodanti, tonificanti, tutte documentate con un certosino lavoro fotografico: le immagini delle sue chiappe spalmate di oli o impiastricciate di fanghi avevano spopolato in rete, richiamando nuovi fans indignatissimi, che urlavano nei commenti la loro rabbia a lettere maiuscole. Aveva preso l’abitudine di volare più volte al giorno, sempre a sbafo, tra la capitale e la sua città di residenza, informando in tempo reale gli elettori dei suoi spostamenti gratuiti.

Dopo qualche mese l’Assemblea, pressata da tanta veemente critica, aveva preso in seria considerazione l’idea di eliminare alcuni dei privilegi dei suoi membri e, pur tra mille resistenze, i comportamenti più impopolari erano stati proibiti. Scipioni aveva brindato a questa vittoria postando l’immagine di un suo collega che pagava un caffé. Aveva scoperto con piacere che il prezzo della mela cotta, presso il ristorante di Palazzo, era passato da uno a tre euro: scontrino su Twitter subito. La barberia aveva allontanato il cerimonioso professionista che vi lavorava da anni per assumere un paio di skinheads armati di macchinetta disposti a tosare la Casta per pochi centesimi ogni chilo di pelo. Scipioni aveva sostituito la propria immagine sul profilo facebook, nella quale era ritratto in compagnia del suo nume tutelare, politicamente parlando, con la fotografia del proprio cranio rapato di fresco.

Ma qualcosa, si era accorto l’Onorevole, aveva preso ad andare di sbieco. Il numero dei suoi seguaci, da sempre in crescita costante, si era assestato e da qualche giorno non cambiava più. I commenti erano sempre meno e, soprattutto, sempre meno a caratteri maiuscoli. La preoccupazione si impadroniva lentamente di Scipioni e aumentava con il passare dei giorni. Fortunatamente giunse in suo soccorso una legge, formulata tra l’altro su sua proposta, che dimezzava lo stipendi di tutti i politici. Quel giorno attese fin dopo la pausa pranzo, quando tutti gli impiegati hanno lasciato al bar la voglia di lavorare e cominciano a cazzeggiare di nascosto sui social, il momento più propizio per rendere pubblica la grandiosa novità. La notizia non ricevette commenti, se non un: “era ora…” di un ex-compagno di liceo e un “Proprio adesso?” di sua moglie. Aveva fatto il suo tempo? Il suo linguaggio, i suoi temi, erano venuti a noia? O c’era qualcosa d’altro? La comprensione colpì Scipioni come un ceffone a mano aperta in pieno viso, uno di quegli scappellotti che una volta i nonni rifilavano ai nipoti senza farsi troppo pregare: non stava più dando al suo pubblico quello che questo voleva, schifo, scandalo a buon mercato. Non mostrava più al suo popolo un capro espiatorio contro il quale accanirsi. Capì che la sua popolarità era stata intaccata dall’aver perso tutto il suo slancio censorio e corse rapidamente ai ripari. Avanzò proposte di legge aberranti, che i suoi colleghi ben volentieri appoggiarono, per reintrodurre insopportabili ingiustizie: dalla possibilità di farsi sostituire in aula da un animale da compagnia, all’istituzione dello ius primae noctis. Riprese a filmare, pubblicare e additare. Si fece ritrarre nelle pose più oscene, affogato nel lusso più smodato e volgare, in compagnia di figuri sempre più discutibili, mentre gridava forte l’indignazione del popolo. Il suo nome era di nuovo sulla bocca di tutti. Cominciò per davvero a sognare la propria rielezione, ma non si fermò a quello. Pensò che avrebbe potuto finalmente ottenere la laurea che non era mai riuscito a conseguire, facendo felice la mamma ottantenne. Forse sarebbe riuscito a sistemare anche quel suo figliolo un po’ tocco, chissà… Doveva solo tenere duro e sbraitare, nonostante il fisico cominciasse a risentire degli stravizi.

Annunci

Tag:, , , , , , , ,

About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: