Great Expectations

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I

Iqbal è una statua, le spalle curve, la testa leggermente inclinata, la bocca aperta con un pezzetto di lingua che penzola sul labbro inferiore, osserva una biglia ondeggiare sullo schermo del tablet posato sul banco. Mi avvicino da dietro: “Iqbal, metti via!” Niente. “Ehi! Hai sentito? Chiudi tutto e piglia i libri.” Nessuna reazione. Alzo la voce, nulla di fatto. Lo scuoto per una spalla, lui ha come un singulto, forte, scatta in piedi facendo cadere la seggiola, allunga una zampata verso il Galaxy per prenderlo in mano, ma finisce per urtarlo e farlo scivolare a terra sotto la cattedra. “Buongiorno prof!” Si butta a terra e circumnaviga ginocchioni tutta la prima fila, fino a raggiungere la sua tavoletta magica, quindi sposta una sedia aiutandosi con la zucca e giunge a destinazione. Poi riguadagna il banco sempre gattoni, ma ora è su tre zampe e mezzo, con una, infatti, regge il computer. Una volta rialzato si spazzola a manate le braghe della tuta: “Prof, posso andare a lavarmi le mani?”

II

“Ma dov’è finito Iqbal?” “È in bagno prof, è uscito nell’ora prima!” “Ma come, è fuori da venti minuti? Martino, va’ a chiamarlo.” In quel momento la porta si apre, Iqbal incede cerimoniosamente tra i banchi preceduto da un cigolio di scarpe di gomma per andare a occupare la sua postazione. Mi accorgo che ha i pantaloni completamente inzuppati. Un paio di compagni hanno il muso deformato nello sforzo di trattenere le risate. “Buongiorno, Iqbal, cos’hai combinato, in bagno, che goccioli tutto?” “Eh, no, niente… a un certo punto sono caduto in un angolo del bagno,” attacca grattandosi la nuca “mi sono sporcato perché c’era la polvere per terra e dopo mi sono lavato.” La risposta arriva pronta quindi, mi rendo conto con orrore, se l’è preparata, una simile idiozia. Oppure, rabbrividisco, è la verità. La porta si apre di schianto: “C’è un cretino che ha allagato tutto il bagno, se lo becco lo ammazzo!” Bercia il bidello Ermes brandendo un mocio spelacchiato. “Sai chi è stato, Emiliano?” “E come faccio? Guarda, da qui non è uscito nessuno, prova nell’altra terza, sono tutti di là i casinisti, lo sai…” Lui grugnisce, poi esce di scena avvolto da una nuvola di fumo da sigaretta elettronica, rassettandosi la benda nera che porta calata sull’occhio sinistro. “Grazie, mi ha salvato la vita!” “Su, su! Apri il libro.”

III

“Come mai con le stampelle? Che hai fatto?” “Sono sceso dal letto e mi sono fatto male, non ho centrato la scala… perché c’è il letto a castello, professore, da quando è arrivato il sesto fratellino.” “Cioè, Iqbal, stai dicendo che sei volato giù da un letto a castello?” Si stringe nelle spalle, un po’ imbarazzato: “Proprio così…” “Ma scusa, di sei fratelli, proprio te hanno messo a dormire in alto?” “Sa, è che mio padre dice che sono il più sveglio, oltre che il più grande e allora devo stare io di sopra”.

IV

Il signor Singh si pettina con un’unghia smisurata un corposo baffo brizzolato, mentre mi ascolta pazientemente elencare le valutazioni quadrimestrali del figlioletto. “Queste sufficienze stiracchiate in Inglese e Matematica, insomma… che scuola farà l’anno prossimo? Ha deciso?” “Sì, sì, Iqbal anno prossimo fare scuola per pilotare aerei. Lui già visto, iscritto, tutto.” “L’Istituto Aeronautico? Ehm… un’ottima scelta” Deglutisco mentre mi si forma l’immagine mentale di Paperoga ai comandi di un Jumbo, con gli occhialoni e tutto, e butto lì un: “Beh, poi, se proprio non riuscisse a fare il pilota, può sempre trovare posto nel settore…” “Hanno detto anche controllore di volo, lì stessa scuola…” “Eh, beh! Sì, certo. Controllore, ehm, ehm, di volo. Sì, come no? Già… Va bene signor Singh, la saluto!” Guardo le nostre destre avvicinarsi per la stretta di commiato e vedo due velivoli scontrarsi in volo, per poi avvitarsi verso il suolo in un turbine di fiamme e lamiere, nei cieli tersi di chissà quale angolo d’Europa, mentre Iqbal sorveglia la scena con i suoi occhioni increduli spalancati, tutto serio, con un bicchierone di coca nella mano e la cannuccia di plastica rossa strizzata tra i denti.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

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