Della pietà per i vinti

121626624-152a1f33-2af9-4d11-b91a-1d35d07a88e2Finge malamente di starmi a sentire, mentre le spiego la programmazione per il figlio dislessico, mentre mi affanno a semplificare il didattichese del modello che devo farle firmare, mentre mi produco in rassicurazioni sulla consapevolezza che la scuola ha in merito alle necessità degli alunni con disturbi specifici. Finalmente ad un tratto mi blocca, spinge via le carte che le ho messo davanti con il dorso della mano: “Non so niente, non capisco niente, non mi interessa questo! Voi parlate e parlate e tutte queste cartacce…” Deglutisco un: “E allora che cosa stracazzo sei venuta a fare?” per sorriderle un: “La ascolto signora, mi dica…” Lei punta la schiena sullo schienale di plastica rossa, flettendolo. La guardo, è un mostro: un groviglio di Dolce & Gabbana, probabilmente tarocchi, da cui fa capolino una testa grossa e irregolare: capelli rossi stratinti, fondotinta come intonaco spesso, due occhi diseguali innestati su un reticolato di rughe che, intorno alle labbra, si fa più fitto per poi affogare nell’unto del rossetto. “Mio figlio mi ha detto che ci sono altri ragazzi coi computer che usano in classe…” “Certo, anche lui può utilizzarlo, per certe attività, se può essere utile.” “Ma a quei ragazzi ce li dà la scuola i computer?” “Non la scuola, i computer vengono forniti in comodato d’uso agli studenti con DSA grazie a un programma della Regione, lo dicevo prima, si fa richiesta con questo modulo…” E frugo tra le carte che lei ha allontanato. “Ma quanti pollici è?” domanda. “Prego?” “Quanti pollici, il computer, che per me ce ne vuole uno…. meglio con lo schermo grande… e sottile, non pesante da portare a scuola nella borsa. Non c’è mica l’èppol?” Un occhio rapace le si accende di voluttà e ammicca. “Guardi, metta un firma qui, poi vede quel che le arriva. Tenga presente che, in questo periodo, mi pare sia una buona opportunità, quella che vi viene data. Non sottilizzerei sulle marche… i fondi non sono illimitati!” Scarabocchia qualcosa nello spazio per la firma del preside, poi alza il tiro e sputa il rospo tra i denti marci: “Ma non è che fate il sostegno agli stranieri? Che mi hanno detto, in paese, che fate le lezioni degli stranieri al pomeriggio.” “Beh, la saluto, abbiamo finito.” Mi alzo e la odio, prepotentemente, di un odio fluido, che mi brucia dentro come lava che mi scorre nelle arterie. Grettezza, miopia, cattiveria o solo ignoranza? Dopo cinque minuti la rabbia è spenta, sono uno che si impietosisce facilmente, anche di fronte ai rapaci più feroci.

In sala insegnanti un po’ di colleghi si accaniscono contro l’ex-sindaco di Parma arrestato, finalmente, ieri mattina. Seicentomila euro pubblici utilizzati per la propria campagna elettorale e cento altre porcate di ogni foggia e misura, che hanno piegato una città sotto il peso di un debito mostruoso. Ascolto le invettive e do un’occhiata alla foto sulla prima pagina della Gazzetta: un uomo vinto, il viso gonfio, lo sguardo assente, le spalle curvate dal peso della vergogna. E lì, in quel momento, comincio a provare pena per quello sconfitto. Corro alla macchina, sono preoccupato: perché intenerirmi per l’avidità della signora stratinta ci sta, ma non posso essere così smidollato da perdonare degli amministratori che hanno fatto piazza pulita di ogni senso di decenza pubblica. Così quando arrivo a casa mi metto al pc e ricostruisco gli anni del sindaco giovane e vincente, e del suo navigato predecessore e mentore. Anni di politiche per la Sicurezza intese come volgarità e razzismo, culminati nel pestaggio da parte della polizia municipale di uno studente colpevole di essere, come gli stessi vigili scrissero a pennarello su una busta ormai famosa, “negro”. Anni di megaprogetti dall’impatto ambientale, e finanziario, devastante, soldi buttati mentre anziani e disabili venivano lasciati sempre più soli nei loro appartamenti. Anni di personaggi mediocri dalla spocchia grassa e puzzolente, sicuri dell’impunità per il solo fatto di essere ammessi a corte. Anni di assessori tracotanti e cafoni, ma così miseri che li potevi comprare regalandogli un èppol. Appunto. Mi sono rivisto tutto questo, come un film, per riuscire a non perdonarli mai, a non provare alcuna pietà per quegli uomini (e per quelle donne, molto meno numerose).

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

7 responses to “Della pietà per i vinti”

  1. guardaitreni says :

    Ripassare, ripassare sempre, dunque. Ci sto.

  2. sportelloutenti says :

    Mai dimenticarsi di queste cose, io mentre leggevo della signora pensavo a tutti i finti poveri che beneficiano delle esenzioni mensa per i ragazzini a scuola e a quelli che magari ricchi non sono e pagano la quota più alta perchè non possono sfuggire a fisco
    Elisa

  3. Filippo Torrini says :

    non so chi sei ma ti approvo…

  4. myfullresearch says :

    Guardo la forma e dico : graffiante. Guardo il contenuto e dico : per la serie ci sono passato anch’io ! Guardo l’insieme e dico : considerazioni come queste andrebbero spalmate a piene mani tutte le mattine sul cornetto e ingurgitate insieme al cappuccino…
    mfr

  5. pensierini says :

    Che cavolo gliene frega, a quel mostro di donna, se fate le lezioni di recupero di Italiano per gli stranieri? Cos’è? Invidiosa? Che essere abominevole.

    • Emiliano B says :

      Direi che è razzista, un po’ più che invidiosa. Comunque ammetto di averla disegnata un po’ più terribile di quello che è nella realtà, ma quel mattino mi aveva veramente urtato.

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