Vizio e castigo

6611408611_0f991dbacb“Poi dicono che c’è la crisi…” Osservo gli avanzi bruciacchiati di fontane, razzi e petardi ingombrare il selciato, dopo la notte sorprendentemente esplosiva appena trascorsa. I vicini che ci hanno dato dentro sono probabilmente quelli nuovi, che stanno al pianterreno, perché la novantenne al secondo di recente si è rotta un gomito e credo sia fuori gioco, per questo genere di cose.

“Poi dicono che c’è la crisi…” Penso e subito realizzo di essere diventato un accigliato bacchettone. Raccolgo un paio di raudi inesplosi, gratto la capocchia carbonizzata con l’unghia, quindi li getto nel bidone della spazzatura. Le testate on line sono un bollettino di guerra: morti, feriti, mutilati, molti bimbi coinvolti. A uno scervellato che festeggiava tirando fucilate nella notte è esplosa l’arma in mano. Ma sto ancora pensando a quella faccenda dei soldi, perché tutti si lamentano che sono a corto di quattrini, ma i botti costano parecchio, quindi c’è qualcosa che non torna.

Qualche giorno fa, fuori da uno SPAR di Dublino, un clochard mi ha chiesto di arrotolargli una sigaretta, lui aveva le mani troppo gonfie per arrangiarsi da solo. Mi ha allungato una busta di preziosissimo Old Holborn, in Irlanda il tabacco costa un accidente, e si è messo in attesa. Mentre mi davo da fare, mi è venuto in mente un episodio di qualche mese prima. In macchina con una collega, aspettavamo il verde, quando si avvicina un ragazzino caracollando su zampe non troppo solide, un secchio di acqua sporca in una mano, una sigaretta nell’altra. “Ecco, vedi Emiliano? Quello lì, se fuma, non ha bisogno davvero di soldi!” “Ma dai! Cosa c’entra? Non è che se uno fuma è ricco. Ha un vizio…” “E allora prima di venirmi a chiedere i soldi, se lo leva, il vizio! Sennò li chiede a te!” “Magari, infatti, veniva a chiederli a me…” Commento mentre scatta il semaforo e lei schiaccia con foga sull’acceleratore, bruciando il tizio sul tempo. “Un vizio non è un lusso!” Spiego con piglio didattico a me stesso, mentre restituisco tutto l’ambaradan al barbone irlandese evitando per miracolo che mi ferisca con gli artigli. Del resto, è molto più facile mollare i vizi quando non si vive il disagio, che quando si soffre. Nell’introduzione di A volte ritornano, Stephen King racconta di come, raggiunto il successo, abbia chiuso con l’alcool e abbia rinunciato a fumare sigarette senza filtro. Non penso che il caso del Re sia paradigmatico, ma certo è innegabile che una condizione di tranquillità, di benessere economico e psicologico, aiuti a liberarsi da vizi e dipendenze, e che, dall’altra parte, la disperazione invece favorisca le cattive abitudini.

Gli italiani che lamentano la crisi, ma sparano in aria centinaia di euro per accogliere il nuovo anno, sono come il senzatetto che fuma? Li posso giudicare? I botti sono inversamente proporzionali al PIL del paese? Un paese in agonia seguiterebbe a festeggiare il Capodanno in questo modo? Se ci sarà la ripresa non mi toccherà più raccogliere raudi che non sono esplosi? Mah! Ho qualche dubbio. Forse, il ragionamento su vizio e disagio sopra esposto non funziona sui grandi numeri.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

2 responses to “Vizio e castigo”

  1. eklektike says :

    Che strano: dove ho festeggiato il Capodanno non si è sentito quasi niente, e commentavamo che alla crisi dobbiamo almeno un po’ di silenzio.

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