Il mondo alla fine del mondo

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Insegui la luce dei proiettori sulla strada alta che, in rilievo come una cicatrice, taglia la pelle traslucida di questa pianura e ti trovi, all’improvviso, appena oltre la frazione di San Quirico, affogato in quella nebbia che sembra un lago di latte. Lì, quando intorno a te non c’è più nulla, non cascine, né capannoni, ipermercati o pompe di benzina, puoi farti un’idea di che cosa sia una fine del mondo. Una specie di abitacolo, caldo, dove stai solo nel nulla, con il cane che sonnecchia sul sedile a destra e la voce di Eddie Vedder un po’ distorta dagli altoparlanti: She lies and says she’s in love with him, can’t find a better man… Non so come i Maya, laggiù nello Yucatàn, o in Chiapas, l’avessero immaginata, la catastrofe finale, o la fine di un’era, o il termine del mondo conosciuto, o quello che è: terremoti, tifoni, esplosioni e tsunami potentissimi. Ma certo non l’avevano pensata così, dolce e avvolgente, altrimenti mica avrebbero terrorizzato inutilmente i posteri. Già, perché qui, tutto sommato, non si sta male: non ci sono, prima di tutto, le cose con cui ti misuri tutti i giorni. Ragazzi con lo sguardo strafottente, ma smarrito; famiglie schiacciate dalla violenza della provincia; giovani talenti che nessuno mai valorizzerà; creature con malattie assurde, che sorridono mentre tu, guardandoli, butti giù il dolore a cucchiaiate: non c’è tutto questo nel mondo alla fine del mondo.

She dreams in color, she dreams in red, can’t find a better man...

E non ci sono nemmeno cose più stupide, come le bollette del telefono, i registri da riempire, le constatazioni amichevoli, le lavatrici da stendere. E ancora: venditori porta a porta di aspirapolvere, connessioni adsl o aldilà per tutti i gusti da allontanare, per tornarsene a correggere ortografie irregolari, quotidianamente, senza speranza.

She feeds him, yeah… that’s why she’ll be back again.

Qui, dove il mondo non c’è più, tra Parma e Mantova, o Cremona, a ridosso del fiume, anche la striscia di asfalto gelato è invisibile, così come i cartelli con le indicazioni stradali, nonostante vengano montati più bassi che altrove, nella speranza vana che i fanali arrivino a illuminarli. Qui, anche lo squallore di un Parlamento nel caos o di un consiglio regionale che gozzoviglia, sono piuttosto sbiaditi. Niente leaders vergognosi a contendersi i teleschermi o amministratori delegati a fare promesse che non manterranno. Zero sbruffoni, niente imbonitori, venditori di fumo o salvatori della Patria con la ricetta giusta, ma usa e getta, sempre in tasca.

Can’t find a better man…

Infine, il clima, con tutta questa umidità, è quello giusto per far maturare salumi incredibili. Il culatello di Zibello, per esempio, stando a quanto affermano i produttori, deve la propria delicatezza proprio alle nebbie spesse della zona.

Niente male qui, tutto sommato, sempre che non siate vegetariani.

Buona fine del mondo.

 

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

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