Un altro emendamento ovvero non sparare sugli autistici

aaaaaagiornale autismoLa scuola è il regno del: “Si è sempre fatto così”, della consuetudine difficilmente messa alla prova. La persistenza di pratiche educative e didattiche totalmente inadeguate, del resto, parla chiaro. Non che non vi siano giustificazioni valide a questa situazione, dai tagli lineari, quindi indiscriminati, alla spesa per l’istruzione, alla mancanza di una volontà politica veramente riformatrice. Si sperimenta, certo, si tenta di cambiare, spesso come singoli o come gruppi, più che come istituzione, ma si finisce anche, molte volte, ad affidarsi per forza di cose, mancanza di tempo, classi infernali, strutture e strumenti insufficienti, alla comodità della prassi consolidata, a fare come si è sempre fatto, come fa il collega più anziano e stimato o, addirittura, come faceva un tempo il proprio insegnante.

Forse proprio perché sguazzo quotidianamente in questo regno dell’abitudine, della reiterazione un po’ stanca ma davvero a volte inevitabile, in un primo momento non ho dato peso, leggendo su vari quotidiani on-line le analisi relative al massacro di Newtown, all’accento che larghissima parte della stampa, italiana ed estera, ha posto su una presunta patologia, dalla quale l’autore della strage sarebbe affetto. La malattia di Lanza viene variabilmente definita: disturbo della personalità, autismo, sindrome di Asperger, ritardo mentale, disordine della personalità, ecc., come a dire, insomma, che si parla di uno che non ha tutte le rotelle a posto.

Presumo che fretta e abitudine, cattive consigliere con le quali, tuttavia, i redattori delle testate on-line, come noi insegnanti, non possono che fare i conti, abbiano provocato la ridicola e superata associazione tra malattia, o malattia mentale, e violenza. Il matto che dà fuori e ammazza tutti, perché se uno è matto è imprevedibile, è spiegazione comoda ma inadeguata, semplicemente perché priva di qualsivoglia evidenza scientifica a sostegno. Da un lato, la scelta di cercare la motivazione di una mostruosità inspiegabile in una patologia misteriosa come l’autismo è “di facile impiego”, per commentatori che devono dare in fretta risposte a un pubblico bisognoso di certezze. In questo senso potrebbe essere comprensibile, se non proprio giustificabile, l’uso, da parte di moltissimi giornalisti, dell’equazione autistico-killer. D’altro canto però è innegabile che l’associazione tra autismo, visto come malattia del silenzio e dell’incomunicabilità, e violenza cieca e incomprensibile sia vile, perché l’accanimento contro la sofferenza è semplicemente inaccettabile e non c’è fretta, non c’è esigenza redazionale, non c’è abitudine, né svista che tenga. E dire che la condizione dell’autistico abbia a che fare con lo sparare non è soltanto vile, ma è anche subdolo, perché in qualche modo assolutorio nei confronti di una società fondata sulle armi, che non accetta di essere messa in discussione. Per queste ragioni non è ammissibile l’operato di chi, in numerosi titoli, ha associato malattia e violenza e bene hanno fatto le numerose associazioni che sono insorte contro questa equazione.

Se coloro che hanno adombrato la possibilità che alla base degli eventi del Connecticut ci fosse la malattia, si fossero spesi meglio nella ricerca di condizioni ricorrenti in eventi analoghi, avrebbero trovato risposte diverse. Vittorio Zucconi, per esempio, fa ben notare, in un articolo su repubblica.it, come siano sempre uomini, questi assassini. Si potrebbe aggiungere che, spesso, sono anche giovani e bianchi e, certo, che tutti hanno troppa facilità a ritrovarsi tra le mani armi leggere, armi cioè che come affermava Kofi Annan nel 2006: “dal punto di vista della carneficina che provocano, di fatto, potrebbero essere descritte come armi di distruzione di massa”.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

3 responses to “Un altro emendamento ovvero non sparare sugli autistici”

  1. maurizio vito says :

    Ci sono parecchie zone oscure e alcune meno, in tutta la vicenda. Tra le cose meno incerte: a massacrare è stato un bianco, maschio, cresciuto in mezzo alle armi (tutte di proprietà della madre, pare, la prima vittima: http://www.reuters.com/article/2012/12/15/us-connecticut-towns-idUSBRE8BD0U120121215). E queste sono costanti, in questi tragici eventi, mentre l’autismo (o qualsiasi altro disturbo della personalità) meno, molto meno (o per nulla). Tra i sostenitori del “più armi per tutti, più sicurezza per tutti” ancora nessuno è riuscito a presentare una singola testimonianza di quando un passante, armato di tutto punto, sia riuscito a sventare una strage. Una sola. Dire, come fanno da queste parti, che più armi in giro renderebbero il mondo (statunitense) più sicuro mi pare equivalga a dire che più persone corrotte ci sono meglio l’economia va. Mi permetto di dissentire.

  2. myfullresearch says :

    Tanto per aggiungere un pizzico di sale sulla coda del passerotto, invito chi legge a prendere visione dell’articolo di Carlo Stagnaro, Istituto Bruno Leoni, a titolo ‘Una società armata è una società libera’
    http://www2.units.it/etica/2003_2/index.html
    mfr

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