Storie di spread tra privato e politico

UN-ANNO-DI-SPREAD

“Che cosa diceva, questo, di lui?” Chiede Salman Rushdie, riferendosi a se stesso, dopo aver raccontato, nel corposo libro di memorie Joseph Anton, la maniera disinvolta in cui, ai tempi della pubblicazione dei Versi satanici, avesse scelto di spezzare la relazione con due amiche e collaboratrici storiche, per accettare la cifra da capogiro che alcuni editori avevano messo sul piatto per il suo romanzo.

“Che cosa raccontano, di noi, le nostre scelte, le nostre azioni?” si chiede Emiliano vagando tra gli scaffali di un supermercato, lavorando di gomiti tra la folla che, vista la spruzzata di neve, si accalca per farcire le dispense: non sia mai, morire di fame nella Food Valley, magari per una Simmenthal non comperata. “Dicono, i nostri comportamenti, ciò che la nostra bocca tace, quello che la nostra mente mette in un angolo, insomma ciò che siamo, anche se, va ricordato, non tutto ciò che siamo.

Certo, c’è qualcuno che tutti questi problemi non se li fa: un miliardario un po’ svitato, per esempio, si comporta come se non fosse responsabile di un paese allo sbando e si ripropone, come cura, presumibilmente omeopatica, alla malattia di cui è causa. Cosa dice, questa sua insistenza, di lui?” Così rimugina Emiliano tentando, invano, di afferrare una scatola di datteri denocciolati, da farcire con il gorgonzola per aperitivo, quando un bel tomo, camicia azzurra e giacca nera da controllore dell’autobus, lo urta, facendogli rimbalzare con violenza il carrello, smodatamente carico, contro i tendini d’Achille. Il professore vacilla, trattenendo le urla e resistendo, in un sussulto di dignità, ad accartocciarsi a terra per contorcersi e guaire. Il tipo, il controllore, tira diritto, esclamando, lui: “Ahiah! Ahiah!” Quel lamento sembra un po’ eccessivo, forse beffardo a Emiliano che, zoppicando mostruosamente, trova la forza di raggiungere il bellimbusto e domandargli: “Mi scusi, si è fatto male al carrello?” “Prego?” “Ha preso un colpo, dico, al carrello? Ho sentito che si lamentava…” “No, grazie, non è niente.” Gira i tacchi e sparisce nel reparto zamponi e cotechini.

Emiliano se ne resta lì imbambolato, senza datteri, a chiedersi: “Cosa dice, questo, di lui? Forse che ci sono individui così impacchettati su se stessi da non accorgersi di avere un impatto con l’esterno. Dice questo, certo. E cosa dice, di me, il fatto che sto pensando questo di lui? Che lo giudico e che mi sento superiore, come se avessi la certezza di non aver mai ferito nessuno, lagnandomi al contempo di essere stato ferito “al carrello”, senza pudore”.

Così, visto che, di questi tempi, pare che il differenziale tra titoli di stato teutonici e latini sia destinato a gonfiarsi drammaticamente, il vecchio professore, tornando a casa, prende l’impegno solenne di abbassare, almeno, lo spread tra ciò che ritiene di essere e ciò che il suo agire dipinge di lui.

Ché, alla fine, se in tanti lavorassimo per diminuire quest’ultimo, forse diminuirebbe anche il primo.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

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