Maneggiare con cura

“Ma hai mai visto come è imballata ‘sta roba?” Mi urla Rachid nel clangore di motori, imprecazioni, battute scurrili, muletti… “Buttale giù che fai prima!” Siamo nel magazzino del nodo bresciano di un noto corriere espresso, parecchi anni fa, e io mi guadagno l’università scaricando TIR nei mesi estivi, ben prima che un ministro improbabile consigliasse ai figli degli altri di andare a scaricare cassette di frutta all’ortomercato. Rachid è un uomo magro e nervoso, che porta le maniche della camicia a quadri arrotolate sopra il gomito, a mostrare le vene spesse degli avambracci. Gli imballi da lanciare a terra dal cassone del camion, secondo i consigli del magazziniere marocchino, contengono materiale informatico destinato al negozio di un’importante catena nazionale. È tutto avvolto per bene nel pluriball, nel polistirolo, nel cartone, sbattilo in terra, Emiliano, che facciamo prima e poi chissenefrega. Ci provo, con un certo impegno, pure, a maltrattare tubi catodici, torri, stampanti, ma la scritta fragile, con la freccia del verso a lato, mi fanno sentire in colpa. Eric Hobsbawm ha scritto da qualche parte che i tedeschi non avrebbero calpestato le aiole nemmeno facendo la rivoluzione: “ecco,” mi dico “devo essere una qualche specie di crucco”. Finisce che le impilo con cura una sopra l’altra, le scatole maledette e, a fine turno, sono ancora lì, a chiudere giusto in tempo il lavoro, con Rachid seduto sopra un pacco che fuma piano una sigaretta e mi guarda: “il solito stagionale, non ha capito ancora nulla…” pensa in arabo e scuote la testa con una goccia di tenerezza che non posso che apprezzare. Poi mi siedo con lui, a sorbirmi i suoi commenti sulle impiegate che sfilano dai box in vetro degli uffici verso l’uscita.

Maneggiare con cura le cose delicate, le cose belle, però, ora ne sono sicuro, è un valore.

E cosa c’è di più delicato e affascinante del mito fondativo di una nazione? Di più raro e complesso? L’Italia ne ha due, impareggiabili, uno più complesso e fragile dell’altro: Risorgimento e Resistenza. Così, quando un Parlamento che non ne è all’altezza, legifera in materia e impone alle scuola di celebrare il Risorgimento, il 17 marzo, riducendolo ai termini di Inno di Mameli e Bandiera, a parata, a mascherata, ad adunata, spingendosi sino a chiedere a insegnanti e alunni di scattare sull’attenti, senza riflettere, senza indagare, senza approfondire, ecco, quando questo accade, non posso che pensare a Rachid che mi consiglia di maltrattare i cartoni da scaricare. Ma almeno lui voleva fare prima, fumarsi una sigaretta con calma, levarsi un dente, un dolore, senza pensare alle conseguenze. Voleva starsene lì accucciato e dedicarsi alla metà del suo cuore lasciato là, a Casablanca.

Non pensava davvero a far danno, non era mica in malafede.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

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