Donne ad alta velocità

Nessuno dovrebbe essere del tutto coerente

Susan Sontag

Quelle vecchie tradotte che trasportavano migliaia di persone esauste su e giù per lo stivale, in comparti da sei di sedili allungabili in pelle marrone, sono in via di estinzione. Trenitalia ha sostituito via via i vecchi treni Espresso o Intercity con le Frecce, grigie, bianche e rosse dell’alta velocità. Scompaiono, insieme agli sferraglianti treni a lunga percorrenza, solitamente notturni, alcune figure fondamentali per la nostra storia unitaria: quello che prende il treno in compagnia di una forma di pecorino, o di uno stoccafisso, per trovare più comodamente posto; la famiglia armata di tupperware multiformi e incartamenti unti, che per ore incessantemente estrae pezzi di frittate, cotolette fredde, soppresse, da annaffiare con bicchieroni di aranciata tiepida; il tizio che, in vista della notte da trascorrere rinchiuso con altre cinque persone, non si lava i piedi da una settimana; quello che la notte va in bagno ogni mezz’ora, ma vuole il posto vicino al finestrino per svegliare meglio tutti, ogni volta.

Sulle Frecce dal profilo affilato, niente di tutto questo: ambiente asettico, silenzioso, ognuno seduto composto con il suo tablet davanti; il controllore assomiglia a un affabile uomo d’affari e non a un agente della Stasi in trasferta; a tutti i viaggiatori, tranne quelli della classe standard, viene servito uno spuntino di benvenuto, insieme a una terrificante rivista. In effetti, dopo le prime ore di viaggio, l’illusione di un mondo nuovo, senza umanità variamente scomposta, finisce, cede alle esigenze della biologia: un uomo crolla e si addormenta a bocca aperta, producendo un singolare ronfo; la bionda di fronte a lui si accascia sullo schermo del Samsung, un filo di bava che le fugge dalle labbra socchiuse per colare sul tavolino e poi sul pavimento, una bolla al naso che si gonfia e ritrae al ritmo lento del suo respiro; uno, che dev’essere un docente universitario, attacca a rosicchiarsi unghie e pellicine, e a sputacchiare la limatura nel corridoio, con aria svagata.

La voce flautata all’interfono ci avverte, verso l’ora di pranzo, che presso il ristorante è disponibile un menù pensato apposta per lei, perché con Frecciarosa le donne viaggiano ad alta velocità. Un’insalatina, una diet-coke, un fascicolo con un po’ di consigli per una sana alimentazione. Chissà se esiste anche il menù frecciazzurra, apposta per lui, mi dico: coda alla vaccinara, mezzo di rosso della casa, caffè corretto, un numero di Playboy.

No, perché alla fine, non ci sarebbe niente di strano. Con tutta evidenza l’immagine che Trenitalia ha, e che ci tiene a trasmettere, del nostro paese è quella di un paese razzista e sessista: come non ricordare lo spot in cui alla famiglia di immigrati è destinata la classe standard, mentre agli ariani d’Italia quantomeno la premium. Per gli strateghi del marketing dell’azienda ferroviaria le donne sono signorine che mangiano leggero per mantenersi in forma, leggono opuscoletti idioti che parlano di linea, accennano espressioni contrite quando si parla di grassi, fanno tanto, ma tanto fitness, vivono per lo shopping, guidano la Cinquecento, o la Lancia Y, o la Modus, leggono Fabio Volo.

Ma forse il fatto è che la pubblicità rispecchia la nostra società, perché culla i nostri sogni e le nostre illusioni, e allora siamo noi a fare schifo, insieme a tutto il nostro immaginario, e non è colpa soltanto di Trenitalia.

Mi riaddormento ninnato dai trecento chilometri all’ora.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

6 responses to “Donne ad alta velocità”

  1. myfullresearch says :

    Graffiante…
    mft

  2. Emiliano B says :

    Se c’è di mezzo Trenitalia è inevitabile…

  3. maurizio vito says :

    Stare in italia a singhiozzo mi fa regredire: la Modus, ad esempio, non so cos’è… 😦 E il buon Italo, come sta? Arriva sempre in ritardo? Eh, forse il Megafono e lo spaghetti-web guru riusciranno a farlo arrivare in orario, come nei bei tempi passati, quando c’era L…

    • Emiliano B says :

      Si tratta di una macchina della Renault, la versione nera è considerata femminile… comunque non ti perdi nulla. Per quanto riguarda l’Italo posso dire che ha avuto un minimo di impatto positivo sui prezzi, ci sono più offerte anche da Trenitalia. Che i treni non arrivino mai più in orario, invece, è un auspicio!

  4. sportelloutenti says :

    Io preferivo i treni, anche frecciarossa, quando la standard era la seconda classe. Questo modo di chiamare i vagoni mi fa ridere. E poi è arcinoto che normalmente nella premium-business ecc… ci si viaggia quando a pagare è la ditta. A parte questo c’è una bella differenza tra la seconda del freccia e la seconda dei vecchi IC, sia di prezzo sia di confort. Alla descrizione dei vecchi scompartimenti a sei con posti in similpelle marroni mancano i quadretti in china con vari paesaggi e piazze italiane. Comunque i panini sopravvivono sempre!!!!

    • Emiliano B says :

      I quadretti sono un ricordo strappalacrime, sempre ingialliti e fuori luogo. Io ho viaggiato in premium, grazie proprio all’offerta frecciarosa (se c’è una donna tutti pagano la metà). Devo dire che è identica alla standard, ma ti offrono tarallucci e vino come spuntino di benvenuto.

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