Ratti di speranza

Qualche giorno fa, nottetempo, un modesto ladruncolo si è intrufolato a scuola. Un colpo da quattro soldi, un vecchio pc e poco altro, costato però al maldestro protagonista escoriazioni non troppo superficiali, almeno a giudicare dalla quantità di sangue versato qua e là per l’edificio. Il malvivente deve aver praticato un foro in una porta a vetri, spaccandone la metà inferiore, poi, senza rimuovere i cocci taglienti, rimasti in parte agganciati all’infisso, in parte sparpagliati sul pavimento in cotto, ha gattonato all’interno dell’Istituto squarciandosi in più punti. La prima ora, con i ragazzi, è stata tutto un susseguirsi di ipotesi: “Pev me, le chiazze di sangue indicano chiavamente che c’è stato un delitto, Pvof, un omicidio! Ova si tvatta di vinvenive il cadaveve…” sentenzia Quattrocchi dalla seconda fila. “Ma non è che è ancora qui, nascosto da qualche parte?” starnazza Puffetta dall’ultima fila, anzi dal banco che, viste le dimensioni dell’aula e la predisposizione dell’alunna per l’arte della fuga, sta praticamente in corridoio. “Oddio! Paura!” Le dà corda la compagna rovesciando, nell’enfatico portarsi le mani alle guance, vari barattolini e tubetti, scatolini e matite che servono a ricoprire, durante il cambio dell’ora, i foruncoli sotto spessi strati di calce. “Tranquille, ci sono qui io. Se qualcuno vi sfiora, gli metto perlomeno una nota sul registro!” le rassicuro.

Forzuto mi avvicina invece all’intervallo, mentre sgranocchio la novità della macchinetta della scuola: pezzi di parmigiano, o crudo, con i grissini – delizie d’Emilia, chissà, forse un giorno verranno giù anche i tortelli alle erbette o la punta ripiena. “Ho seguito le tracce, professore. Non lo dica a nessuno, ma ho capito chi è il ladro.” “Ah sì?” “Si tratta di una femmina, sicuro! È andato a sciacquarsi nel bagno delle femmine…” “Mmm, non male, Forzuto. Dopo lo riferisco ai Carabinieri… grazie!” Gonfia il petto orgoglioso e torna a spintonarsi con gli altri in cortile.

Giovedì scorso, fine ottobre, su via Ottaviano a Roma, quattro o cinque ambulanti tentano invano di rifilare caldarroste ai turisti che, visto il caldo anomalo, circolano in Birkenstock e maniche di camicia. Mi viene voglia di castagne, improvvisamente. Mi scotto le dita con il cartoccio in mano, mentre sudo e aspetto la metro. Penso di essere un po’ assurdo, a mangiarmi caldarroste nella canicola, così, solo perché è stagione; assurdo almeno quanto una ladra che andasse al bagno delle femmine, per ripulirsi le ferite, durante un colpo notturno in una scuola. Comportarsi in un modo perché s’ha da fare, quasi una specie di riflesso condizionato, forse è conformismo.

Dev’essere quindi conformismo anche votare solo per il fatto che ci sono le elezioni, e la maggioranza di siciliani che ieri ha disertato le urne avrà motivi validissimi. Non voglio, inoltre, insegnare niente a nessuno, che di Sicilia non so nulla e poi da qui, dalla Piana, non si vede mica bene fino a laggiù; ma quando vedo una regione che conta cinque milioni di abitanti, governata da seicentomila preferenze, penso che un po’, mangiare le castagne, anche se fa caldo, anche se non ha senso, debba diventare un dovere. Così come rispettare la spartizione di genere nei cessi delle scuole, anche perché i bagni dei maschi sono notoriamente luridi.

Annunci

Tag:, , , , , ,

About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: