Pirandello in palestra

Ricorda un po’ il Mickey Rourke lottatore del film di Aronofsky, il vecchio culturista. Appende il borsone al chiodo, tracanna un intruglio, si cambia le scarpe, si fascia con un cinturone di cuoio spesso ed è pronto per la sala pesi. Sceglie, per allenarsi, le stanche ore pomeridiane, quando la palestra è praticamente deserta e i pochi presenti, due o tre studenti un po’ esaltati, il disoccupato Sigismondo e qualche professore, non rischiano di intralciare la sua tabella di marcia. Ha un organizzazione teutonica, una puntualità svizzera, o britannica, una maniera di grugnire sotto sforzo tutta latina. Ricorda The Wrestler, senza condividerne però il fascino, non tanto per la sete di gloria, o per la vocazione autodistruttiva, ma per quel suo controllare ossessivo il corpo che invecchia, i muscoli che cedono, cercando di ribellarsi alla legge del tempo e di contrastare, con ogni mezzo, ma soprattutto con la volontà, l’inevitabile. Ogni giorno annota diligentemente i risultati raggiunti, quindi li confronta con quelli degli anni indietro, a volte si compiace, vecchio leone che ha ancora artigli da sfoderare, altre scuote la testa, un po’ dubbioso. Ma dà comunque l’impressione di uno che non mollerà mai. Confesso che davanti ai suoi occhi strabuzzati mentre compie qualche sforzo inumano, alle sue narici spaventosamente dilatate, al viso paonazzo che si gonfia insieme al collo e al torace sotto ai bilancieri curvati dai dischi dei pesi, ho una specie di avvertimento del contrario, del comico, tanto che devo piegare un po’ la testa di lato per nascondere un sorrisino: “Ma chi te lo fa fare, a quell’età? Ma robe da matti.” Tuttavia non posso che, pirandellianamente, cercare di superare l’apparenza, per scovare un qualche cosa che mi faccia andare oltre al tacito sfotterlo, un qualche fondo di dolore, che so, una ferita che non può essere medicata. Ma non trovo nulla, nessun corrispettivo dell’amore instabile del giovane marito della signora imbellettata.

Mi vengono in mente, invece, tutta una serie di vecchi guerrieri, gente che non vorrebbe mai smettere di fare ciò che sa fare meglio.

Come certi centravanti che continuano a fare gol fino a quarant’anni, scendendo di categoria per rimanere competitivi: Luís Oliveira, il falco, che dalla serie A, dove militò con il Cagliari e la Fiorentina, è sceso sino all’Eccellenza sarda, a buttar dentro palloni a quarant’anni con la maglia del Muravera; o la vecchia punta letteraria de Il centravanti è stato assassinato verso sera, il sempre acciaccato Alberto Palacìn.

Come certi jazzisti afroamericani, che non la smettono mai di suonare, e se le dita sono diventate troppo lente e legnose per esplodere gragnole di note, stanno comunque lì, un po’ rigidi, attenti a piazzarne poche, di note, ma quelle poche, giuste, che al resto ci pensano gli altri.

Niente comicità, né umorismo, solo tanta smisurata poesia. Chapeau, dunque, per chi combatte con tutte le sue forze fin che la battaglia dura, e chapeau, anche, per il vecchio culturista.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

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