L’uomo ai tempi dell’Ikea

Non ti amo però, forse ti cercherò quando avrò bisogno di una scatola.

Lo Stato Sociale

Tre differenti misure, che vanno moltiplicate per una dozzina di superfici diverse, laminati di colore diverso, lacche, legno, acciaio, che vanno moltiplicate per varie coppie di staffe, di legno, d’acciaio, a scomparsa, grosse un po’ industriali, con la possibilità di sfruttare delle specie strane di giunture; poi i tasselli da cartongesso, da mattone pieno, forato o calcestruzzo; gomitate, spinte, una testata, il marcantonio che si gira di colpo con una trave lunga un paio di metri poggiata sulla spalla seminando il panico, tutti si buttano a terra: “State giù! State giù!; il cane che tira verso un barboncino dalla padrona nasona: farsi un paio di mensole all’Ikea è un’impresa moderatamente eroica. Sudo copiosamente, osservo stordito il cartoncino con le misure che mi sono diligentemente preparato a casa, oscillo, cerco di capire, di controllare un tic che mi sta per partire al sopracciglio destro, prendo una staffa, poi la poso, la cambio, ne prendo altre quattro, mi accorgo che sono tutte destre, le metto giù, resisto al laminato viola, ché non ho più cinque anni e il rimando alla Fiorentina in lavanderia me lo posso risparmiare, opto per il bianco, sobrio, come lo stile dell’esecutivo, e profili d’acciaio, affilati come una legge di stabilità.

Mentre sto per rinunciare a quel briciolo di sanità mentale che mi rimane, appare Lui: elegantissimo, un paio di scaffali non li puoi mica scegliere in tuta, guida una truppa composta da moglie e qualche figlio. Parla come un treno, un italiano denso di anglicismi d’accatto, sa tutto d’arredamento, con mano sicura sfila un po’ di mensole bianche e le scarica sul groppone della moglie: “by the way il bianco con i mobili ciliegio della cucina è il top nowadays…”, poi si dirige verso i tasselli, lancia tre o quattro buste al figlio: “by the way… bisogna montare, ci mettiamo lì, all together così vi faccio vedere, tomorrow!” Riempie un borsone giallo di staffe e lo scarica all’altro bambino. Bello leggero, schiena ben diritta, si allontana continuando a predicare.

By the way penso al catalogo Ikea saudita, dal quale i concessionari locali del marchio hanno fatto sparire tutte le donne, con qualche tocco di Photoshop: l’effetto sarebbe surreale e ridicolo, con uomini soli che fissano amorevolmente il vuoto, o bimbi che danno sorridendo la zampina all’amico immaginario, se non fosse agghiacciante. Un catalogo a misura di un paese in cui le donne non possono mostrarsi in pubblico prive di velo. Immagino un catalogo a misura del tipo, di by the way, dal quale sono cancellati anche i bambini, e gli uomini: nelle foto ci sono solamente tizi agitati che parlano ad alta voce e danno istruzioni, ruotando la testa di qua e di là, agitando lo smartphone a guisa di arma.

“Comunque – penso – sapeva il fatto suo”, gli copio le mensole bianche, le sbatto sul groppone del cane e filo diritto all’uscita.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

2 responses to “L’uomo ai tempi dell’Ikea”

  1. benedetti.daniela@email.it says :

      ti seguo da un anno e mi fanno compagnia i tuoi post, alle volte anche sorridere (quasi sempre) non ho face book e non posso scrivere che mi piace o fare commenti ad un tuo scritto,

    mi piace come ti esprimi, mi piace il tuo stile, sai arrivare dritto al cervello o al cuore immediatamente senza tanti giri di parole e dovrebbe essere sempre cosi’ tutti si capirebbero, tutti sarebbero più semplici, tutti  dovremmo tornare ad essere piu primitivi, più animali……….

    un saluto daniela     

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