L’Amaca

Il giocatore se ne sta appollaiato su uno sgabello nella penombra, il volto appena illuminato dalla luce azzurrina dello schermo del videopoker, spinge qualche tasto con la destra, mentre con la sinistra sembra accarezzare il retro della macchina, tintinnante, squallido totem contemporaneo. Il tizio lo affianca sorridendo, un sigaro spento tra i denti macchiati, gli molla una pacca, gli fa scivolare la mano tra le scapole: “Come andiamo, carissimo? Sempre in forma lui!” Poi si sporge un po’ in avanti e ficca un involto nel taschino del giocatore. “Ci vediamo, eh? Mi raccomando…”

oppure

Driiiiin, driiiiiiiiin! C’è qualcuno alla porta, lui molla il cucchiaio di legno nel sugo con i piselli e si precipita strepitando: “Vado io amore, resta pure lì, saranno i testimoni di Geova…”. Dallo spioncino vede un anziano, tiene una busta di plastica nella destra, porta lenti grandi e spesse montate in metallo sul nasone rosso di capillari. Gira in fretta la lunga chiave nella toppa, apre. Quello, il vecchio, non dice niente: fruga in una tasca con la mano libera, gli allunga un involto, gira i tacchi consumati, leva le tende. Poi, a cena, il sugo sa di attaccato, lei chiede: “Chi era?” “Chi era chi?” “Prima, alla porta?” “Boh, nessuno…”

oppure

“Signora, un presente per lei!” un sorriso sgangherato le allunga un involto che sparisce veloce nella borsetta di pelle, “Lei sa da chi!” le sussurra prima di volatilizzarsi in un istante. “Mamma, mamma! Mi spingi sull’altalena?” Lei si alza dalla panchina di legno, coperta di incisioni e scritte fatte con l’uni-POSCA, si avvicina alla bimba e comincia a spingerla. Fissa distrattamente il collo sottile e le spalle fragili della figlia, pensa: “Sarà giusto? Certo che però è un po’ poco… ci carico il telefono e basta…”

oppure

oppure non lo so. Non lo so e fatico anche a immaginarlo, come avvenga la consegna di 50 euro e di un nominativo da scrivere sulla scheda elettorale. Certo, la scena deve essere piuttosto squallida, i protagonisti piuttosto disperati. Nella rubrica l’Amaca, che tiene su Repubblica, Michele Serra scriveva ieri che i nomi di coloro che hanno venduto il loro voto alla ‘ndrangheta per 50 euro andrebbero pubblicati sui giornali, le loro fotografie sbattute in prima pagina. Anche perché, sostiene Serra, non riesco a capire su quali basi, quelli che vendono il voto sono gli stessi che al bar (o sul web) latrano contro “i politici che rubano”. Infine, conclude il pungente fustigatore di costumi: se si accerta che il tale ha venduto il proprio voto, non sarebbe giusto e doveroso levargli per sempre i diritti civili, primo tra tutti quel diritto di voto che hanno esercitato con tanta disonestà?

Non nego la gravità del gesto, ignobile e gretto, di rinunciare al proprio ruolo in democrazia in cambio di una piccola mancia e ritengo giusto che tale atto vada punito severamente. Ma sostenere che si debba privare per sempre qualcuno dei diritti civili, significa non solo aver perso completamente la bussola, ed essersi lasciati prendere la mano da un giustizialismo delirante, ma anche aver rinunciato per sempre all’idea che il nostro paese, e i suoi cittadini, possano cambiare. Forse Serra sogna un paese in cui ci sia spazio solo per chi, come lui, non sbaglia mai. La miseria, la disperazione, vanno combattute con la ricchezza del sogno, della speranza, non vanno schiaffate in prima pagina. Chi sbaglia non va umiliato, va aiutato a non sbagliare più o, almeno, a provarci.

Annunci

Tag:, , , , , , ,

About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

7 responses to “L’Amaca”

  1. guardaitreni says :

    Non so, io preferirei morire di fame. Ma lo dico da qui, da un posto in cui non si muore di fame… Forse non vale.

    • Emiliano B says :

      Non credo che chi ha venduto il voto per 50 euro l’abbia fatto per necessità, o comunque pensando di risolvere delle difficoltà. Semplicemente ha venduto per una cifra modesta qualcosa cui non attribuisce alcun valore, e forse è peggio. Però non sopporto queste condanne apocalittiche, anche perché sono sempre dirette verso qualcuno. Da personaggi di altre sfere si tollerano comportamenti altrettanto censurabili…

  2. sportelloutenti says :

    Il problema dei 50 euro contro un voto è il meno… è l’essere caduto in mano alla criminalità che è gravissimo…perchè altro che 50 euro ogni voto costa all’assessore in primis e poi a tutti noi questo scambio!!!!!
    Poi secondo me alle famiglie che hanno venduto il loro voto i 50 euro non arrivano manco, gli arriveranno altre cose, soldi se hanno un familiare in galera o un lavoro al fratello disoccupato la casa popolarre il posto all’asilo al figlio ecc…
    Elisa

  3. maurizio vito says :

    Credo Elisa tocchi una delle questioni principali, tangenzialmente, che il tuo post tocca. Chi dà, davvero, quei soldi? Il messaggero? No, evidentemente, lui è solo il nastro trasportatore. Chi davvero “sborsa” (mai verbo mi è sembrato più appropriato) sono le persone oneste. Riflettiamoci. Chi paga, davvero, le igieniste dentali che non hanno nulla a che fare con la politica? Berlusconi di tasca sua? Se così fosse, mi farebbe meno schifo. Chi arricchisce i Daccò? I Fiorito? I (Giuliani) Ferrara? I Belpietro? I Tronchetti Provera? L’esattore malversatore di Equitalia? Da dove arrivano i soldi che consentono che [fill the blank] da signor/a nessuno/a divenga milionario/a grazie alle tangenti, alle commissioni, alle consulenze alla pubblica amministrazione? (L’elenco, come chiunque segua le cronache politiche di oggidì, è sterminato.) Sempre e solo dalla stessa fonte: le persone oneste che pagano le tasse. I privati, che tanto si vantano di essere coloro che producono ricchezza, senza appoggi pubblici non andrebbero da nessuna parte (il grande Marchionne, che si crede un imprenditore di successo, lo spiattella involontariamente: http://www.corriere.it/economia/12_settembre_22/marchionne-risponde-a-passera-sul-brasile-incontro-con-monti_82cfa638-0473-11e2-ab71-c3ed46be5e0b.shtml). Quando una persona indegna riveste una carica pubblica quale che sia, ci perdiamo noi: due volte. Una prima volta perché costei toglie l’opportunità a qualcun* di potersi occupare virtuosamente del bene comune. Una seconda, perché arricchendo se stessa, tale persona impoverisce tutt* noi.
    Scusate il pistolotto, ma ogni tanto bisogna chiamare le cose col loro nome.

    • Emiliano B says :

      Concordo pienamente, non è certo mia intenzione banalizzare e sottovalutare il costo, per la collettività, dei miserabili al potere. Ho affrontato la questione nei termini in cui è stata affrontata da Serra (la vendita del proprio ruolo in democrazia in cambio di una mancia) per dire che mi sembra assurdo quello che lui propone, la privazione dei diritti civili, provvedimento che poi, nei confronti di personaggi ben più beceri, amministratori corrotti, igieniste dentali, immobiliaristi spericolati, politici indegni, ecc., non viene certo nemmeno ventilato, solamente perché di costoro, magari, si ha più paura. I pistolotti sono sempre graditi, del resto sono un insegnante, non posso che apprezzare.

      • maurizio vito says :

        Mi spiace che sia potuto passare come una critica a te, il mio commento: al contrario, grazie per aver aperto la finestra sulla questione. Quanto a Serra, ha smesso di farmi ridere da quando Cuore è morto. Keep the good work up 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: