(Educazione) sentimentale

Da quanti anni non piango, io? (Voce della mamma: “tu non hai mai pianto, Ben, in ogni caso non ti ho mai visto piangere, nemmeno quando eri piccolo. Ti è già successo di piangere?” – No, mammina, mai fuori dal lavoro.)

Daniel Pennac

 Mentre racconta la storia tremenda di una donna precaria sull’orlo del lastrico economico e sentimentale, il sindacalista si commuove fino alle lacrime. Il pubblico, che è ancora un po’ insonnolito, a causa dell’orario mattutino e della prima giornata brumosa di questo indeciso autunno padano, bisbiglia incredulo. “Che fa? Piange?” Qualcuno tira fuori gli occhiali dall’astuccio e li inforca per capire meglio. L’oratore si scusa e cerca riparo un istante, ma finisce per voltarsi verso il telo sul quale traballano slides sfocate, rimanendo letteralmente sotto i riflettori mentre tira fuori un ampio fazzoletto appallottolato con il quale stropicciarsi le orbite scavate. La scena mi richiama alla memoria una pagina di Signor Malaussène di Daniel Pennac o, meglio, quanto ricordo di quella pagina, che lessi quindici anni fa e che non ho più sottomano. Di fronte a un disastro, un ospizio bruciato, o qualcosa del genere, un inviato TV racconta l’accaduto con toni drammatici, apocalittici, ma allo stesso tempo commossi, partecipi, mentre con il braccio, naturalmente fuori inquadratura, regge un cornetto alla crema.

Eccomi dunque, spietato cacciatore di pagliuzze negli occhi altrui, ad allungare il collo sopra la selva di teste dei colleghi, in cerca di qualche colpevole cedimento nel nostro sindacalista, di una pecca che ne riveli il cinismo becero. Guarda l’orologio annoiato, come fece Bush padre durante un dibattito elettorale? Si fruga le tasche in cerca del telefonino? Mastica una gomma? Niente di tutto questo, mi pare. La mia vergognosa, ma attenta ispezione non porta frutti: probabilmente la commozione è sincera. Mentre guido verso scuola, correndo come un pazzo, il tempo del trasporto dalla sede dell’assemblea al luogo di lavoro è stato calcolato come se ogni docente possedesse le doti di guida di Fernando Alonso, ripenso alla storia delle lacrime. Ho sempre pensato che non sia giusto esporre i propri sentimenti in questa maniera, al lavoro. Io cerco di essere piuttosto freddo, anche a costo di passare per insensibile. Mi sembra di essere più utile così, magari mi commuovo a casa, mentre rifletto sugli avvenimenti della giornata, sugli spaccati di disperazione con i quali ogni giorno entro in contatto. Sento che lasciarmi trasportare sarebbe nocivo, mi renderebbe, in qualche modo, meno utile. E quindi no, niente sentimentalismi, per carità. Quella roba non fa per me. Anche se il dubbio che il dare un’immagine infrangibile di sé sia solo un modo per sentirsi meno attaccabili, si insinua. In fondo, quelle lacrime, esibite di fronte all’assemblea questa mattina, sono un gesto forte di coraggio. Non solo, potrebbero essere molto più utili rispetto a tante considerazioni razionali e ben articolate. Ma solamente dopo che la loro sincerità sia stata vagliata da un giudice capace, e stronzo, come il sottoscritto.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

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