La via del rifugio

La cucina è luogo di accoppiamenti strambi, di incontri piuttosto singolari. Come nota Aldo Buzzi in L’uovo alla kok, citando Achille Campanile, è proprio un tegame sfrigolante che consente agli abissi del mare di fondersi con le viscere della terra, nella preparazione delle seppie con i piselli. La cucina è un mondo a parte, dove da sempre è lecito osare, ricercare, tentare l’improbabile, almeno in tempi di abbondanza. Ben venga quindi che mare e terra si abbraccino, purché in pignatta. Meno bene infatti che si tocchino in un campo accosto alla provinciale che congiunge Pilastrello a Monticelli Terme, Parma, in forma di uno stormo di gabbiani planato sulla terra mossa e sul concime fresco, seguendo chissà quali vie: in zona, tra gli “esperti”, c’è chi dice siano saliti dall’Adriatico lungo il Po, chi dal Tirreno per qualche passo appenninico. Così, mentre quotidianamente mi reco alle terme – non pensate a un centro benessere, ma a un sanatorio che pare uscito dalla Jugoslavia di Tito – per sottopormi ad assurde torture nella speranza vana di esorcizzare i mali di stagione che affliggono noi uomini di pianura, assisto allo spettacolo di questi grossi volatili che becchettano lombrichi qua e là.

È qualcosa che non lascia indifferenti, vedere un gabbiano fuori posto. La prima volta mi capitò durante una serata di poesia, in cui Tiziano Scarpa leggeva i propri versi, mentre una proiezione proponeva le immagini di una discarica, situata a migliaia di chilometri dal mare, in un paese ex-sovietico, l’Ucraina credo, popolata appunto da centinaia di gabbiani. Quest’estate ho assistito a una lezione di volo, ho visto giovani uccelli buttarsi dallo scoglio del Grò, a Tellaro, e ora non posso non chiedermi dove impareranno a volare i gabbianelli del parmense.

È qualcosa, l’apparizione di un gabbiano in Emilia, che insinua l’idea un po’ malinconica di un mondo in disfacimento, contro la quale c’è poco da fare, se non cercare riparo, protezione. Come fa Cyril Bender, l’ex-sessantottino protagonista del film Belle Speranze di Mike Leigh, che, durante l’epoca thatcheriana, mentre tutto il suo mondo va inesorabilmente in frantumi, la speculazione immobiliare divora il quartiere operaio nel quale è nato, l’alcool la vita della sorella, la demenza la mente dell’anziana madre, fa visita alla tomba di Marx, dove, indifferente all’affollarsi dei turisti giapponesi armati di compatta, finge che il tempo non trascorra. Di ritorno dal sanatorio, con lo zolfo piantato nel cervello, interrogo con lo sguardo un uccellaccio, che fa car spotting a una ventina di metri dalla carreggiata. Poi, a casa, imbocco la mia via del rifugio:

La Vita? Un gioco affatto
degno di vituperio,
se si mantenga intatto
un qualche desiderio.

Un desiderio? sto
supino nel trifoglio
e vedo un quatrifoglio
che non raccoglierò.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

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