Al camposanto

“Scusate l’intrusione… ma chi è ‘sto Marche Sciagàlle? Uno famoso?”

Cimitero di Saint-Paul de Vence: di fronte alla tomba del pittore tento inutilmente di inquadrare la lapide con una compatta Canon rosa shocking, quantomai fuori luogo in un camposanto, mentre Emiliana si emoziona dinanzi al sepolcro di un artista un tempo amato. Click! L’istantanea è sfocata e mossa, fissa una lastra di pietra semplice, con l’incisione del nome scolorita dal tempo e pochi oggetti lasciati lì da qualche ammiratore a bruciare al sole del Midì: biglietti, monete, sassi, caramelle. Faccio per andarmene, quando il tizio abbronzato, occhiali da sole sfumati, Lacoste panna ci riprova: “No… perché me dice quarcosa… Sciagalleee, sarà mica…” Indeciso se rispondergli: “Un pilota di Formula 1 degli anni Cinquanta, presente? Guidava la Lotus!” o darmela direttamente a gambe, vengo bruciato sul tempo da Emiliana e dalla sua incrollabile vocazione pedagogica: “È un pittore russo, di origine ebraica, è morto qui a Saint-Paul, dove è vissuto a lungo. Deve per forza aver visto qualche immagine delle sue opere, qui in paese…” Io mi siedo sulla tomba, prendendomi la testa tra le mani, lei incalza: “…tele a colori vivaci e brillanti, che spesso ritraggono episodi biblici o scene di vita popolare. Qui vicino, alla Fondation Maeght, è conservata un’opera, ma le consiglio di visitare anche il Musée Marc Chagall di Nizza…” “Dici che è un pittore, eh? Me pareva anche a me quarcosa deggenere… grazie, sei stata, guarda, fin troppo…” la stoppa lui, prima di girarsi verso di me e ammiccare: “Comunque qui, sulle tombe so’ tutti italiani, eh? Guarda un po’ i cognomi, tutti italiani…” “Già, sono parecchi, in effetti!” mugugno. Lui ormai è un torrente in piena: “No, dicevo, perché poi, quando te vengono addire così, te li porti qui e gli fai vedere le tombe: Pennacchi, che è? Non è italiano secondo te? Certo che è italiano, poi guarda: Giorgi, Guglielmi, Sciagalle… no, Sciagalle no, è francese… comunque, te li prendi, li porti qui, gli fai leggere tutti ‘sti nomi italiani, così se ne stanno zitti!”

“Ma se ne stanno zitti chi? Ma chi vuole portare qui?”

“I francesi, quanno te dicono…”

“Ah beh, sì, giusto! Se mi dicono qualcosa, i francesi, tutti, li porto qui, gli faccio vedere le lapidi!” tronco il suo impeto, prima che si arrivi a inneggiare alla superiorità dell’italica razza.

“Così se ne stanno zitti, dopo!” e sottolinea la frase con un risolino appena sibilato tra i denti serrati.

Ecco, io, queste manie di persecuzione di molti turisti italiani all’estero, proprio non le sopporto. Ma chi vi dice qualcosa? Ma cosa vi credete, che siano tutti lì, invidiosi della pastasciutta, a trattarvi con livore per il fatto di non essere alla vostra altezza? Non mi è mai capitato di essere trattato male, in quanto italiano, durante un viaggio all’estero. Ho visto, al contrario, parecchi italiani in vacanza comportarsi come degli imbecilli. Ho visto, per esempio, compatrioti trattare camerieri come servi, urlando richieste in un italiano zoppicante senza nemmeno provare a usare, non dico la lingua del posto, ma almeno due parole d’inglese.

Quindi prendo fiato e mi preparo a vomitare addosso al tipo quello che penso sulla necessità di portare “i francesi” a visitare il cimitero, ma Emiliana, probabilmente indispettita dalla lezione di storia dell’arte gettata alle ortiche, mi anticipa e lo mette in fuga con poche, rabbiose e irripetibili battute. Lo guarda allontanarsi, con occhi di bragia, donna selvaggia vendicatrice, amore mio.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

One response to “Al camposanto”

  1. maurizio vito says :

    “Ho visto, per esempio, compatrioti trattare camerieri come servi, urlando richieste in un italiano zoppicante senza nemmeno provare a usare, non dico la lingua del posto, ma almeno due parole d’inglese.” Qualcosa di simile mi è capitato nel lontano ’93. Francia, tra Perpignan e Port-Bou, una coppia di fronte a me e alla mia then-girlfriend, chiede ad una allibita commessa dietro il bancone dei panini, in inconfondibile accento del centro-Italia: “maaa, dentro ar[non mi ricordo il nome del panino], che cce sta’?” Almeno, costoro non erano affatto arroganti, solo curiosi 🙂

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