La ragazza della posta

Or colui veggia
Che da tutti servito a nullo serve.

G. Parini

Sarà contenta, oggi, la ragazza della posta.

La sala affollata, gli sportelli intasati, il display fermo da venti minuti sul numero E108, la ragazza seduta di fianco a me sbircia in continuazione il mio giornale, finché non lo metto in mezzo: “Leggiamolo insieme, così non rischi di annodarti su te stessa per seguire i miei movimenti…” “Grazie, molto gentile!” cinguetta lei. “Prego, non c’è di che, fossi stata una vecchiaccia poteva anche spiccartisi la testa dal collo!” non glielo dico. Sfogliamo il Secolo XIX, fotografie a colori del tizio della prima di Batman, James Holmes: il pluriomicida ha la faccia pulita e i capelli colorati arancione, un ragazzo come milioni. Non me ne frega niente delle ricostruzioni della strage, ma indugio sulle foto perché mi sembra che la mia compagna di lettura stia scorrendo con curiosità le colonne e non mi va di metterle fretta. A un certo spunto sbotta: “Questo lo devono ammazzare, Speriamo che lo ammazzino!” La guardo stralunato, occhioni azzurri quasi trasparenti, capelli rossi e lentiggini, l’anello al naso: “Scusa?” “Lo devono uccidere, lo devono condannare a morte!” ripete lei con il tono dell’infermiera d’ospizio che tenta di entrare in contatto con il più rintronato dei bacucchi. “Ah! E perché mai? Che senso ha ammazzarlo, mica tornano in vita le vittime, perché fare un morto in più, insomma? Lui non può più far del male a nessuno. Ah, a proposito, piacere: Emiliano…” “Doris. Lo devono uccidere, è uno stronzo. E poi, a che cosa serve? Che utilità ha per la società, quel brutto ceffo lì? No, non serve a niente e a nessuno.” “Ma cosa dici, ma come puoi pensare sia possibile stabilire se un essere umano serve o meno agli altri? E poi che orrore questa visione utilitaristica misura di tutto, pure della vita.” Non dico niente, lei continua: “In prigione lo stato lo deve mantenere e lui non serve a nulla”.

Così, quando stamattina ho letto che Marvin Wilson, affetto da ritardo mentale, è stato giustiziato in Texas, ho pensato alla ragazza della posta. Un disabile con QI pari a 61, omicida, non serve a nessuno. Sarà contenta, oggi, Doris, ho pensato. O magari no, lì, in attesa che chiamassero il suo numerino, lentiggini ha detto due o tre cose che le venivano in mente, così, per dire, per parlare. Cose che non pensava fino in fondo. Ché mica tutte le ragazze di sto mondo hanno Emiliano B a scuola a fargli una zucca così con Dei delitti e delle pene e, se ce l’hanno, non lo ascoltano perché è vecchio e noioso.

Doris no, non crede davvero che esistano persone inutili da fare fuori, ma lo stato del Texas, evidentemente, sì.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

3 responses to “La ragazza della posta”

  1. maurizio vito says :

    Grazie Emiliano, i tuoi post fanno sempre tornare su cose significative. La questione della pena di morte… Che la ragazzina finta-alternativa invochi la pena di morte non mi sorprende: ho avuto studenti (in un college privato costosissimo!) messicano-texani che mi hanno scritto temi sulla assoluta necessità della pena di morte: purtroppo non hanno insegnanti, in tenera età, che gli spieghino che i bianchi-non-latini quella pena non la subiranno mai, non importa quale danno facciano alla società… Comunque, guarda che Beccaria, pur con tutti i suoi meriti, la pena di morte la ammette, in casi particolari (regicidio): meglio Luigi Compagnoni (vedi I. Mereu, La morte come pena).

  2. maurizio vito says :

    O meglio: la subiscono *solo* se fanno una strage, vedi Timothy McVeigh, in Oklahoma, dove sto or ora 🙂

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