Contrasti

C’è un bar, con terrazza sul mare, dove Emiliano ama fare l’aperitivo. Da uno dei tavolini più periferici, solo da quello, si gode di una doppia visuale molto particolare: a destra il tramontare mozzafiato del sole sul golfo, a sinistra, attraverso un finestrone sempre spalancato, la cucina del ristorante limitrofo. Dentro questa cucina si dibatte un mostro peloso e tatuato, sudatissimo, che veste una canottiera lorda di unti e altri fluidi: per praticità lo chiameremo il Lercione. Si muove con agilità tra mucchi di sporcizia, pesca molluschi da vaschette di plastica condivise, sul davanzale della finestra, con i volatili della zona, sente la temperatura dei sughi con le dita, poi fa virgole su uno strofinaccio appeso al manico della lavastoviglie per ripulirsi. Emiliano legge sul Secolo XIX un articolo di Maurizio Maggiani, parla di Cinque Terre e di operai dell’Ilva di Taranto, ma non riesce a concentrarsi molto: pensa che parlerà sul blog della cucina lurida, ma senza rivelare il nome del ristorante, così da non negare ad alcuno il piacere di gustarsi, inconsapevole, uno dei prelibati manicaretti del Lercione.

Camminando il molo del porto della Spezia, oltre le barche dei piloti, i rimorchiatori, i pescatori intenti alla fluorescenza dei galleggianti e il ristorante-barca Admiral, si raggiunge il faro rosso. Un paio di transenne proteggono il restauro in corso, contro le transenne sono ammucchiati parecchi sacchi di spazzatura, altri rifiuti sono sparsi a terra. Sulla base circolare del faro, in mezzo alla sporcizia, è seduta una ragazza, pantaloncini e scarpe da ginnastica, guarda il mare e scarabocchia qualcosa su un taccuino. We’re the flowers in the dustbin berciava Johnny Rotten.

In un circolo nei pressi della piazza Brin, Emiliano e compagna si imbattono in Maggiani. Lei va in brodo di giuggiole, come ogni volta che incoccia in qualcuno di minimamente famoso: “Ma dai, leggevamo giusto ora il tuo bellissimo articolo sul Secolo…” Chissà per quali vie il discorso finisce sulle mogli dei poeti. “Tutti i grandi poeti hanno mogli cattivissime,” dice lo scrittore: “tranne il vecchio Ungaretti ecco, lui da ottantenne stava con una trentenne bellissima, ma Giudici… Montale… sapete cos’ha detto Montale alla moglie quando ha vinto il Nobel? Ha detto: hai visto che non sono un cretino? Pensate un po’…” “Ma no! Povera Mosca, povera Drusilla!” si intristisce Emiliana. “Ma povero Montale, chissà che rompicoglioni, la tua Mosca!” si inalbera Emiliano B. In realtà Drusilla Tanzi non c’entra per nulla, Maggiani infatti attribuisce erroneamente a Montale un’affermazione che è di Carducci: così reagì il poeta toscano raggiunto dal telegramma che gli comunicava l’assegnazione del premio. Chissà com’era, la Mosca, allora. In sua memoria Montale scrisse una lirica struggente: Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale, ma ciò non significa che lei fosse un angelo.

Qui, in questi contrasti, tra fiori nella pattumiera e poeti e megere, tra tramonti da favola e cucine immonde, è chiaro come nei lampi di splendore di questa nostra terra vada cercata una via di redenzione dalla barbarie che imperversa.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

5 responses to “Contrasti”

  1. Adam Trema says :

    umanità uguale spazzatura.

    Adam
    chiudigliocchi.wordpress.com

  2. maurizio vito says :

    Io sul tragico, tu sul lerciume e la spazzatura: aprile il più crudele dei mesi, luglio il più desolante?

  3. myfullresearch says :

    ‘la barbarie che imperversa’.
    Eh, sì. A quando il rigurgito liberatorio ?
    mfr

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