Predatori

Questo racconto, che parla di ferocia animale, è dedicato, per esempio, a tutte quelle banche che, fino a pubblica denuncia, hanno intascato commissioni sui versamenti a favore dei terremotati, si sono fatte belle di promesse di finanziamenti a tasso agevolato che non hanno erogato e altro ancora.

 

Pioggia fastidiosa e intermittente. Protetto dal gazebo di un locale del centro, un piccolo gruppo di persone, tra cui Emiliano B, ascolta attento i racconti di un pescatore. Un pescatore subacqueo, non uno di quelli che se ne sta, un po’ artigiano e un po’ filosofo, sugli scogli o sulla barca coccolato dalla luna, ma uno di quelli che esplora le profondità alla ricerca delle prelibatezze più particolari. A vederlo, uno non lo direbbe che questo tipo sorridente e tranquillo ama ingaggiare furiosi corpo a corpo con le bestie più strane nei fondali del mar Ligure. Eppure è proprio così, mostra fotografie di sciabole e torpedini e orate e racconta di come affondare il coltello nel cranio di un serpentone, come prenderlo schivandone le fauci. Ha fegato, il pescatore. Racconta di colpi maestri con il fucile poi mostra, dallo schermo del telefonino, nuove incredibili immagini di mostri marini. Uccide per nutrire il suo appetito immenso e si sbafa tutto: mangiamorti e murene, ostriche e anguille. Porta a casa e cucina con semplicità, come va trattato il pesce: griglia, frittura, aglio peperoncino e vino bianco, cose così. Il pescatore, ogni tanto, fa visita a luoghi non consentiti, ma non caccia specie proibite. Parla anche della ferocia dei delfini: “Avete mai visto i delfini mangiare?” “No, che fanno?” “Eh! Non avete idea…”

Emiliano si gratta la testa e pensa alle sue battute di caccia, combattute tra gli scaffali di un ipermercato stupendo. Missioni che, a pensarci bene, hanno qualcosa in comune con la pesca del sub: ricerca di orari assurdi per evitare la ressa, animali pericolosi che si appostano sornioni tra le corsie, come murene negli anfratti delle scogliere, la speranza ogni volta di scoprire qualcosa di nuovo da buttare in padella.

Così, mentre il pescatore continua a raccontare, mentre le vicende diventano sempre più incredibili e i pesci dei fondali di qui assumono dimensioni mastodontiche, un pesce luna ha diametro due metri e lui l’ha fermato sollevando un braccio, il pugnale stretto tra i denti, Emiliano comincia a pensare all’impatto ambientale di certe pratiche. E, certo, la lama del subacqueo sarà temuta e i pesci si passeranno parola, laggiù nei fondali, sui rischi di certi incontri ravvicinati, ma la sua pesca è piuttosto onesta, l’animale può fuggire, può morsicare. Inoltre, per quanto feroce, un uomo con la fiocina è pur sempre un puntolino nell’immensità del mare. Le scatolette di tonno, invece, non sfuggono dalle grinfie del professore, così come le galline non possono sottrarre il collo alle sue mani grinzose, scampando un destino di brodo e ripieno. La sua fame immensa non si ferma di fronte alla colonna di maiali in marcia verso i prosciuttifici di Langhirano, il suo cuore non sussulta di fronte al coniglietto in vaschetta che, a metterci il pelo, somiglia al suo cane. Emiliano fa male all’ambiente più del pescatore, non c’è che dire.

Quindi, tra differenti tipi di predatori, spesso i più feroci non sono quelli che mostrano denti affilati, ma quelli che, alla sera, infilano i piedi nelle pantofole e sciabattano stanchi dal divano al bagno e di lì alla camera da letto.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

2 responses to “Predatori”

  1. guardaitreni says :

    Farò leggere il tuo post a mio marito, appassionato di caccia. Smetterà di dire che i blog sfruttano luoghi comuni… Per quanto mi riguarda, questo post ha una costruzione bellissima e mi riporta a “Il vecchio e il mare”. Grazie.

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