I prodigi della robotica

Il muso del tizio di là dal vetro è quello di un formichiere. Pigia sulla tastiera con un indice grassoccio per digitare il nome della località che ho appena pronunciato, poi, con gli occhi stretti a fessura, scruta lo schermo e mi legge l’elenco delle soluzioni di viaggio, il tono che dice: ”Ma proprio in treno ci devi andare?” Scelgo il treno, un regionale, e mi preparo alla bufera che seguirà la mia ulteriore richiesta. Mi schiarisco la voce, sorrido, quindi azzardo: ”Ecco, ci sarebbe anche il cane… come posso fare?” Afferra il cellulare, ruota di tre quarti sul sedile, parla concitato e gesticola. “Ha chiamato a casa,” penso “per raccontare dell’incredibile rottura di palle rappresentata dal sottoscritto.” Pochi istanti e si rivolta, mi schiaffa due tagliandi sotto il naso e bofonchia una cifra incomprensibile. Grazie al cielo un display mi viene in soccorso informandomi della spesa e mi risparmia dal chiedere al bigliettaio di ripetere. Mollo i soldi giusti e scappo.

Mi sono rivolto allo sportello a causa di un guasto alla biglietteria automatica, altrimenti non avrei avuto dubbi, non sono mica matto: la macchinetta è più rapida e alla fine della transazione mi augura: “Buon viaggio”. Inoltre sono sicuro che, anche se non sono ancora in grado di coglierlo, la macchina mi sorrida con cortesia.

Mi sento in colpa, un poco, per questo mio feeling con l’automatico, con i posti di lavoro che se ne vanno e molte figure tradizionali che scompaiono a causa della tecnologia: bigliettai, casellanti, benzinai… a cosa serve un benzinaio? In fondo il processo è inarrestabile. Mi sento in colpa e mi chiedo: “Per quali mestieri varrà, questo discorso?” Proprio ieri, passando di qui, mi sono imbattuto in un articolo del Sole 24 ore: Il tablet? Meglio di una maestra. Il titolo, per la verità è fuorviante, messo lì per fare un briciolo di sensazionalismo e per offendere una categoria, moda particolarmente in voga di questi tempi. L’articolo infatti espone i risultati di una ricerca e illustra brevemente un paio di apps didattiche, ma davvero non spiega perché sarebbe preferibile affidare il proprio figlio alle cure di un computer, anziché a quelle di un’insegnante in carne e ossa. Anche perché trovare gli argomenti per sostenere una tale idiozia non mi pare impresa da poco.

Una scuola con insegnanti meccanici è stata immaginata da P. Dick in Noi Marziani. Su Marte, robot antropomorfi, che indossano nomi pesanti, come Isaac Newton e Mark Twain, intrattengono gli allievi con appassionanti escursioni nei territori delle varie discipline. Sono programmati alla perfezione: prevengono le domande, governano i cali d’attenzione, stimolano le giovani menti all’osservazione del mondo da prospettive particolari. La scuola marziana di Dick, però, ha un difetto: i disabili non la possono frequentare, vengono allontanati, quindi rinchiusi in centri specializzati. Una scuola che esclude non è una scuola, quindi la scuola non può essere robotizzata nemmeno per Dick.

Tornando, per chiudere, alla sostituzione di lavoratori con macchine, va segnalato come la sperimentazione in questo campo, nonostante le difficoltà, sia sempre più audace. Il tablet insegnante è una fesseria, è vero, ma abbiamo vecchi mangiacassette riciclati come giornalisti in numero così abbondante da inzuppare le redazioni di tutte le principali testate del paese.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

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