I gatti di Vernazza (numero 2)

Se rinunci ad arrampicarti a monte della stazione ferroviaria, ti puoi illudere che le cose, a Vernazza, siano tornate alla normalità. Tre bimbe hanno allestito un mercatino di conchiglie su un tavolaccio giù in piazza e invitano i clienti con un megafono giocattolo. Buona parte degli esercizi commerciali hanno, in qualche modo, riaperto i battenti. I cantieri ancora aperti paiono essere a buon punto. Ombrelloni colorati di varie dimensioni, ammucchiati e sovrapposti, riparano i tavolini dei bar e qualche americano vacanziero assetato di tè freddo. Il cameriere marocchino distilla saggezza a buon mercato, il suo perché dell’alluvione: “La natura è arrabbiata con noi. Può darsi che quando saremo perfetti le cose cambieranno!” Ti viene voglia di spiegargli un paio di cose, Leopardi, ma lasci perdere, forse ha ragione.

Osservata dal mare, poi, Vernazza è ancora una cartolina, una vista messa lì per scaldare il cuore a lungo, nonostante qualche muro ancora chiazzato dal fango, l’acqua un po’ limacciosa che chissà cosa c’è finito dentro. Da uno scoglio scorgi una piccola medusa che a guardar meglio si rivela essere un preservativo usato: “Non mi avrai mai, in ogni caso, che tu sia celenterato o gondone!”

Il Castello Doria resta ancora chiuso, ma il cartello con sopra scritto che il pagamento è a parte, non incluso nella Cinque Terre card, è bene in mostra: si chiama formazione permanente del turista. L’ultima volta che ci sono salito ci ho accompagnato un gruppo di diciottenni smidollati, totalmente impermeabili al panorama mozzafiato che da lassù si gode. Me la rinfacciano ancora quella scalinata, insieme alle camminate e agli Ossi di seppia: “Ma è sicuro che esce quest’anno? Sennò che cosa la leggiamo a fare, ‘sta roba?” “Tranquilli, è l’anno di Montale!” Infatti è uscito Svevo.

Risalendo a monte, oltrepassati i binari del treno, l’illusione finisce. Le case sono quasi tutte chiuse, i cantieri in alto mare. L’ufficio postale è ancora un furgone Iveco con la tendina attaccata da un lato, a coprire un tavolino da campeggio sopra il quale puoi vedere pensionati curvi a riempire bollettini. Ma sarà l’estate, il sole che brucia perché non è filtrato dallo smog come in pianura, sembra che Vernazza ce la possa fare.

Il tramonto, un piattino con le acciughe salate, che ti auguri d’allevamento o pescate in un mare diverso da quello in cui nuota il profilattico, un bicchiere di vino bianco. Di punto in bianco, nella piazza di Vernazza, si sparge la voce della morte di Andreotti, messa in giro da chissà chi. Poi, per bocca di una barista bionda, arriva la smentita e le prevedibili battute si sprecano. Quando ti sembra che qualcosa manchi, un micio bianco e nocciola fa capolino dalla porta sul retro di un ristorante.

I gatti di Vernazza (numero uno) è qui.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

3 responses to “I gatti di Vernazza (numero 2)”

  1. myfullresearch says :

    Grazie per l’arguta corrispondenza da Vernazza, un piccolo pezzo del mio cuore.
    mfr

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