Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo

Questa era la storia di Marsiglia. La sua eternità. Un’utopia. L’unica utopia del mondo. Un luogo dove chiunque, di qualsiasi colore, poteva scendere da una barca o da un treno, con la valigia in mano, senza un soldo in tasca, e mescolarsi al flusso degli altri. Una città dove, appena posato il piede a terra, quella persona poteva dire: «Ci sono. È casa mia»

Jean-Claude Izzo

Marsiglia è protagonista, sulle pagine dedicate ai viaggi dalle riviste italiane. Solamente nelle ultime settimane mi è capitato di leggerne su un inserto della Repubblica, su Internazionale e da qualche altra parte. La cosa è presto spiegata: non è che Marsiglia sia diventata bella d’un colpo, ché lo è sempre stata, è che la città provenzale sarà capitale europea della cultura nel 2013.

Tutti i servizi su Marsiglia che ho letto, sono accompagnati da citazioni da Jean-Claude Izzo e da fotografie dei luoghi dei suoi romanzi incredibili: il ristorante di Fonfon o, addirittura, il 13 coins, locale dove l’ispettore Fabio Montale, lo sbirro, poi ex, protagonista della trilogia noir dell’autore marsigliese, si perde nel Pastis, tra un’intuizione, un dolore e una scopata. È davvero strana questa cosa di Izzo sulle pagine patinate delle riviste: lui si è sempre opposto ai progetti che destinavano Marsiglia a un futuro di turismo e mediterraneità in salsa, mi viene da dire, barcellonese. Rifiutava una città che respingeva i suoi marinai perduti e disoccupati a causa del declino dei traffici nel Mare Nostrum, una città che seppelliva i suoi conflitti etnici e sottoproletari sotto una pennellata posticcia di modernità da offrire all’Europa del nuovo millennio. Forse proprio come estrema difesa, del Vieux Port e del popolare quartiere del Panier, della Marsiglia portuale dove i suoi genitori erano emigrati dalla Campania per cercare pane, Izzo ha scritto i suoi romanzi, prima che i piani urbanistici snaturassero quella realtà rendendola qualcosa di distante da ciò che lui amava. Izzo ha sempre difeso la dignità di una Marsiglia scandalosa, impresentabile, di marinai alcolizzati e puttane, di zingare e buongustai, di trafficoni e poeti, ma per farlo ha scritto romanzi che sono guide turistiche perfette, per viaggiatori romantici e un po’ selvaggi, come sono in fondo tutti i viaggiatori.

Quando Marsiglia ha deciso di votarsi al turismo, alla vernice di città europea, di capitale della cultura, mentre i marinai cercavano, abbandonati, asilo in altri porti e gli zingari la sfangavano come al solito, i romanzi di Izzo venivano saccheggiati dal marketing e la sua città ribelle diventava cartolina. Tanto che anche Emiliano B, per esempio, un po’ di tempo fa ci è andato al Panier, al 13 coins e in Rue des Pistoles, con Chourmo in una mano e Solea nell’altra.

Izzo sapeva bene quello che non voleva, che non era. L’ha scritto nei suoi libri. Solo che ne è diventato parte, inconsapevole. E quindi ecco: anche se quello che non siamo, e che non vogliamo, lo sappiamo bene, non possiamo controllarlo.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

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